GiornaleLiberoDiFerraraOnLine-ITALY-Dis-Organo Official delFuturismoContemporaneo-NET-DIRECTOR Irresponsabile, RobyGuerra & Marco Cremonini- ANTIREDAZIONE-GrazianoCecchini((Roma)-MaurizioGanzaroli(Ferrara)-SylviaForty(Ferrara)-Z.Ferrante(Salerno-Ferrara)-POSTCOLLABORATORI-A-Mocc(Cagliari)i-PL.Casalino(Imperia)-E.Diedo(Rovigo) S.Vaj(Milano)-S.Giovannini(Pesaro-Roma)-Zoon Connettivismo (Roma)-A. Saccoccio(Roma-Latina)-Alessandrina(Ferrara)-V.Sgarbi (Ferrara)-Aregistrazione Tribunale della Terra, 01-11-2008- FUTURISMO RENAISSANCE Ferrara-Italy dal 1980-*blog attività official del LaboratorioLetteraturaFuturista AIT (AssociazioneItalianaTransumanisti-Milano)
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Intervista di Chiara MdA a Graziano Cecchini- 1 5 2011
Chi ormai da anni è abituato a seguire le performance di Graziano Cecchini, artista contemporaneo e futurista, provocatore e irriverente, è sicuramente rimasto sorpreso nell’apprendere che, alle prossime elezioni comunali che si terranno a Latina, in quella lista “atipica” lanciata dallo scrittore Pennacchi e avallata da Futuro e Libertà, c’era proprio lui, l’autore di Fontana di Trevi, delle palline di Trinità dei Monti, di The Rock di piazzale Michelangelo a Firenze, conosciuto in Italia e all’estero (vd “Trespass, the Uncommissioned Public Art”, Taschen) come l’erede di Marinetti.
La sorpresa era dovuta ad una serie di legittimi interrogativi.
Primo fra tutti quello della sovrapposizione del termine storico “futurista” al termine politico “futuristi” che quelli di Futuro e Libertà, in maniera forse un po’ leggera, si sono, da qualche mese, attribuiti.
Insomma, a noi che il Futurismo piace (e non dal suo centenario in poi, ma ben da prima), quel “futuristi” di Futuro e Libertà ci è sempre sembrato una sorta di “appropriazione illecita” e, di conseguenza, il fatto che l’artista simbolo di quello che era e che dovrebbe essere oggi il Futurismo si fosse unito a loro, non ci andava proprio giù. Perché? Semplice, la sua partecipazione poteva legittimare definitivamente quel termine che a noi rimane caro e legato ad una tradizione artistico culturale che poco si sposa con il partito suddetto.
Un secondo interrogativo era quel sempre legittimo “perché?” da eterni bambini.
Perché, diciamocelo, ormai siamo abituati a vedere marcio sotto candidature inconsuete e sotto presentazioni di liste dove, al posto di un programma preciso, ci elargiscono perle di popolare saggezza.
Prima di decidere di rivedere e correggere la nostra opinione sul RossoTrevi nazionale abbiamo deciso di sentire le sue risposte ai nostri quesiti.
Di seguito le parole di Graziano Cecchini, artista futurista, candidato nella lista Pennacchi a Latina.
“Il perché della mia partecipazione nella lista Pennacchi a Latina/Littoria, nella lista fascio comunista?
Perché mi piacciono le sfide! Perché ho l’abitudine di metterci la faccia in un progetto, soprattutto quando ambizioso . Di certo è prendersi una responsabilità con se stessi e con gli altri.
Dopotutto posso dire di essere un veterano delle sfide, un veroincendiariocome direbbe Palazzeschi e devo ammettere che a me, questo, è sempre piaciuto. Mi fa sentire vivo.
E poi, serviva un vero futurista in un contesto dove si accenna, anche se indirettamente, al Futurismo!
In realtà, secondo me, dal Futurismo si dovrebbe attingere a piene mani, vista la visione più che contemporanea della società e della politica, attualissima oggi, date le condizioni del nostro Paese. Purtroppo il buon Antonio (Pennacchi) non lo digerisce molto, il Futurismo, al contrario dell’altro, storico, Antonio (Gramsci) che del Futurismo seppe scrivere molto bene.
Per quanto poi mi è sembrato di capire, i futuristi di Futuro e Libertà non hanno mai avuto l’intenzione di rifarsi al movimento d’Avanguardia Futurista. Diciamo che è stata una scelta più legata alla semantica del nome scelto per il loro partito che alle radici storiche-culturali del termine.
Un caso di innocua omonimia, insomma.
Se poi, questa omonimia, dovesse servire a far interessare più persone al Futurismo in quanto Avanguardia, non mi potrei considerare contrario. Dopotutto basterebbe leggere le prime righe del Manifesto Futurista del 1909 per capire che il Futurismo era e sempre sarà un movimento che travalica le definizioni.
Quindi posso confermare che la mia partecipazione alla lista è stata ponderata sotto tutti gli aspetti, anche se la decisione fu presa in tempi molto rapidi.
E ovviamente io mi auguro di ottenere un buon risultato.
Se così fosse, se dovessi ottenere un risultato sufficiente per partecipare attivamente alla politica e all’amministrazione della città, io rimarrei.
Rimarrei con l’intenzione di fare, di ascoltare e di agire.
Perché solo partecipando attivamente dimostrerei il vero interesse a cambiare le cose e… a metterci la faccia. Come ho sempre fatto.
Il momento storico in cui ci troviamo ci chiede questo, chiede a tutti noi un impegno forte e deciso, serio e continuativo per permettere, finalmente, il vero trapasso tra la “prima repubblica e mezza” e una “vera seconda repubblica”.
Ormai lo scontro non è più tra destra, sinistra o centro, ma tra chi vuole cambiare e ristrutturare lo Stato e chi vuole continuare ad ingrassare a scapito di tutti gli altri. La situazione è più difficile di quanto si può pensare, non ci possiamo più permettere di preoccuparci della vittoria di una fazione politica su un’altra perché qui c’è di mezzo non la Libertà, ma la libertà di tutti. C’è di mezzo non la Cultura, ma la cultura di tutti. C’è di mezzo non l’Arte, ma l’arte di tutti. C’è di mezzo non l’Acqua, ma l’acqua di tutti. C’è di mezzo non il Lavoro, ma il lavoro di tutti. C’è di mezzo non il Futuro, ma il futuro di tutti.
Per me questi sono motivi sufficienti per essere preoccupati e, per come sono fatto io, per voler fare qualcosa.
Se veramente mi vorranno, io sarò una spina nel loro fianco perché continuo a credere che la cultura, l’arte, la libertà, il futuro sono nostri diritti ma ce li dobbiamo anche guadagnare.
Come?
Facendo qualcosa in modo serio e coerente”.
Le risposte alle nostre domande le abbiamo avute.
Ognuno potrà decidere se sentirsi soddisfatto o meno.
Dopotutto a Cecchini la responsabilità delle sue risposte, a noi la responsabilità del giudizio.
Il lavoro costituisce uno dei maggiori problemi (con ogni probabilità il maggiore in assoluto) per l’uomo contemporaneo, almeno in Occidente. Gran parte della nostra giornata viene trascorsa lavorando, pensando al lavoro, risolvendo problemi di lavoro. Cercare lavoro, avere un buon posto di lavoro, colloqui di lavoro, posti di lavoro, ore di lavoro, lavoro nero, lavoro sommerso, lavoro minorile. Telefonate di lavoro, email di lavoro, appuntamenti di lavoro, cene di lavoro, viaggi di lavoro. Il lavoro è ovunque. Il lavoro è divenuto una vera e propria religione. L’idea di lavoro è talmente penetrata all’interno delle nostre vite che non riusciamo più neppure a pensare ad una vita senza di esso. Eppure la sostanziale crisi della società occidentale e del suo modello di sviluppo ci dovrebbe (ci deve!) finalmente portare ad una revisione di questo modello, che è essenzialmente centrato proprio sul culto del lavoro. E questa revisione, questa riconsiderazione non potrà che essere un’autentica rivoluzione. Il lavoro non è e non può essere il fine dell’uomo. Questo dovremmo iniziarcelo a dire chiaramente. Iniziando a guardare con tristezza (e non con ammirazione!) al primo articolo della nostra Costituzione.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
No, non può essere così. La vita degli italiani, come quella di tutti gli esseri umani, non può essere affatto fondata sul lavoro. La nostra futura felicità dipenderà, al contrario, da quanto riusciremo a liberarci dal lavoro. Per uscire dalla dittatura del lavoro dovremo cambiare i modelli umani di riferimento, passando dal modello dell’uomo dimidiato e monodimensionale a quello dell’uomo integrale a mille dimensioni. E dovremo servirci al meglio di mezzi e macchine che abbiamo già in parte ideato e costruito. Una grande opportunità di liberazione è infatti offerta continuamente dalla meccanizzazione delle nostre attività, e oggi dai processi di automazione. In parte già molte innovazioni scientifiche permetterebbero un'esistenza meno faticosa e più libera dal lavoro, ma poco o nulla è stato fatto in questo senso. L’uomo ad una dimensione continua ad asservirsi alla macchina, non il contrario. Prendiamo Taylor e Ford. Ai loro tempi ci sarebbero già stati molti modi più evoluti di organizzare il lavoro in fabbrica. La loro organizzazione scientifica, riducendo l’uomo ad una bestia ritenuta incapace di ragionare, ha invece totalmente sottoposto l’uomo alla macchina e ai meccanismi di produzione. Se il fine dell’uomo fosse solo aumentare la produzione, taylorismo e fordismo sarebbero state soluzioni perfette. Ma una società basata sul lavoro organizzato in modo tanto riduttivamente “scientifico” può produrre solo uomini dimidiati, alienati. L’ultra-specializzazione, la separazione tra il manuale e l’intellettuale riducono gli uomini alla triste monodimensionalità. Occorreva seguire Kropotkin, non Taylor e Ford.
Alla divisione della società tra lavoratori intellettuali e lavoratori manuali, noi opponiamo la combinazione di entrambi questi tipi di attività: e al posto della “educazione tecnica”, che significa il mantenimento della presente divisione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, noi siamo a favore della “educazione integrale” che significa la scomparsa di questa divisione dannosa.
Queste sono parole di Kropotkin del 1913. Qualche anno dopo F. T. Marinetti, uomo d’avanguardia, lanciava un appello visionario in cui mostrava di intuire i possibili sviluppi del rapporto uomo-macchina nel campo del lavoro:
Il proletariato dei geniali, collaborando collo sviluppo del macchinario industriale, raggiungerà quel massimo di salario e quel minimo di lavoro manuale che, senza diminuire la produzione, potranno dare a tutte le intelligenze la libertà di pensare, di creare, di godere artisticamente.
E quasi contemporaneamente i dada tedeschi Huelsenbeck, Hausmann e Golyscheff proponevano nel loro manifesto “l'introduzione progressiva della disoccupazione attraverso la meccanizzazione generalizzata di tutte le attività. Perché soltanto la disoccupazione darà ad ogni individuo la possibilità di prendere coscienza della realtà della vita e abituarsi finalmente a condurre la propria esperienza”.
L’automazione oggi può ridurre notevolmente il duro lavoro dell’uomo. Come ha affermato Friedrich Pollock: "Nella fase dell'automazione, le macchine si assumono un gran parte dello stupido e faticoso lavoro di routine, così come, dall'inizio dell'industrializzazione, hanno sottratto all'uomo una parte del lavoro fisico pesante". E Sam Lilley: “Man mano che l'automazione progredirà noi potremo andare avanti verso un mondo in cui sia abolito ogni lavoro servile, ogni lavoro ripetitivo, ogni lavoro che richieda soltanto abilità manuale; verso un mondo in cui tutti avranno un lavoro che consentirà loro di usare pienamente le loro capacità manuali ed intellettuali".
Oggi è frequentissimo l’impiego di automatismi industriali e soprattutto di robot industriali. La robotica è in grado di mettere a disposizione robot multiscopo, flessibili, capaci di apprendere e memorizzare. Nel rapporto tecnico dell’ISO TR 8373 il robot industriale viene definito un "manipolatore a molteplici gradi di libertà, comandato automaticamente, riprogrammabile, multiscopo, fisso o mobile, destinato ad applicazioni di automazione industriale". I robot industriali sono comparsi negli anni Sessanta e hanno continuato a svilupparsi costantemente. Siamo passati dai robot piuttosto rigidi e rudimentali di prima generazione ai robot intelligenti di terza generazione, in grado di interagire e adattarsi abilmente all’ambiente. E la prossima generazione sarà ancora più flessibile, rapida, precisa, intelligente e dotata di migliore percezione visiva e sensoriale. Con la robotica industriale l’uomo ha di fronte un’enorme possibilità di liberazione dal lavoro.
Ma ciò che preoccupa maggiormente non sono i mezzi, che sono e saranno sempre più disponibili. Ciò che preoccupa è il nostro paradigma di riferimento, che occorre drasticamente rivedere. Oggi non bisogna solo pensare ad alleviare e ridurre il lavoro, ma si deve prendere coscienza della profonda negatività dell’idea stessa di lavoro. Più di qualcuno inizia già a rendersi conto dei danni che il culto del lavoro ha causato. I colpi più decisi contro il lavoro li ha dati probabilmente il gruppo Krisis, con il suo “Manifesto contro il lavoro”. Il manifesto si configura come un testo assolutamente d’avanguardia per la radicalità e la spinta utopica che contiene. L’attacco al lavoro è totale e al tempo stesso lucidissimo.
Il lavoro non va identificato in alcun modo con il fatto che gli uomini modificano la natura e hanno relazioni tra di loro. Fino a quando gli uomini esisteranno, essi produrranno vestiti, nutrimento e molte altre cose, alleveranno i loro figli, scriveranno libri, discuteranno, si dedicheranno al giardinaggio, faranno musica e altro ancora. Ciò è banale e va da sé. Non è invece scontato che la semplice attività umana, il puro “dispendio di forza-lavoro”, il cui contenuto non si tiene in alcuna considerazione e che è totalmente indipendente dai bisogni e dalla volontà degli interessati, venga elevato a un principio astratto che domina le relazioni sociali. […] Quella del cosiddetto lavoro è una sfera di attività eterodiretta, incondizionata, irrelata, meccanica, separata dal resto del tessuto sociale, una sfera che obbedisce a un’astratta razionalità finalistica “aziendale” al di fuori delle esigenze. In questa sfera separata dalla vita, il tempo cessa di essere tempo vissuto, profondamente sentito; diventa semplice materia prima, che deve essere utilizzata nel modo migliore: “il tempo è denaro”.
Pubblicato il doppio catalogo delle mostre curate da Mimmo Centonze
"PREMIO LUCANIA 2010" - Melfi
"STIRPE LUCANA" - Firenze
Presentazione del catalogo:
Sabato 30 aprile 2011 ore 16:30
Castello di Lagopesole - Avigliano (Potenza)
LA NOTIZIA
Doppio catalogo per le mostre "Premio Lucania 2010" e "Stirpe Lucana" curate da Mimmo Centonze
Sabato 30 aprile 2011 presso il Castello di Lagopesole di Avigliano sarà presentato il doppio catalogo delle mostre "Premio Lucania 2010" e "Stirpe Lucana" curate dall'artista Mimmo Centonze.
Il "Premio Lucania", premio biennale rivolto ad artisti della Basilicata promosso dal Lions Club di Melfi e dalla Dott. Alba Capobianco, si è svolto nella sua prima edizione a Melfi presso il Museo Civico - Palazzo Donadoni dal 18 al 26 giugno 2010. Il premio è stato suddiviso in 3 sezioni: "Categoria ospiti" con 18 artisti invitati da Mimmo Centonze nelle vesti di Presidente della Giuria del premio, "Categoria open" aperta indistintamente a tutti gli artisti che hanno voluto iscriversi e parteciparvi e una sezione "Fuori concorso". Settantotto artisti lucani in totale. Nunzio Perrucci, Daniela Cataldi e Giuseppe Miriello i vincitori proclamati dalla giuria, insieme alle menzioni speciali di Michele Andrisani, degli artisti di Grafica Sette Dolori Domenico Garofalo, Vittorio Manno, Angelo Rizzelli, Pietro Tarasco e infine di Antonio Positino.
"Stirpe Lucana - Artisti dal Premio Lucania 2010" è il titolo della mostra allestita negli spazi di Terrazza Bardini a Firenze, presentata insieme al Museo della Mafia di Vittorio Sgarbi in occasione dell'iniziativa benefica "Firenze per l'Abruzzo a Villa Bardini dal 17 al 24 giugno 2010, promossa dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, dalla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e dall'amministratore di Moba-Terrazza Bardini Umberto Montano.
Gli artisti lucani scelti da Centonze per la mostra di Firenze sono gli stessi 18 artisti della "Categoria ospiti" del Premio Lucania 2010, rappresentati da un'ulteriore selezione visto che le due mostre si sono svolte parallelamente sia a Melfi che a Firenze.
(Giugno 2010) Conferenza stampa di STIRPE LUCANA (Firenze), mostra a cura di Mimmo Centonze. FIRENZE PER L'ABRUZZO,intervengono: Vittorio Sgarbi curatore del MUSEO DELLA MAFIA Mimmo Centonze curatore della mostra STIRPE LUCANA Sala Conferenze Villa Bardini 17 Giugno 2010 - Firenze
***OLIVIERO TOSCANI VISITA LA MOSTRA
ALCUNE OPERE ESPOSTE
e
LA RASSEGNA STAMPA:
Il Corriere della Sera
I Fochi a Villa Bardini per la torre d'Abruzzo
Il Giornale
Sgarbi: "Porterò a Firenze la Biennale di Venezia
Il Nuovo Corriere
Fochi per l'Aquila
La Nazione
A Villa Bardini i fochi di S. Giovanni. Per aiutare l'Abruzzo ci sarà anche Sgarbi
NOTTE BIANCA 30 aprile - 1 maggio 2011 Firenze in via del Parione (da via Tornabuoni a Piazza Goldoni) OMBRE da Il Viandante e la sua Ombra Installazioni di IGNAZIO FRESU
Dal dialogo scritto da Nietzsche che si pone nella lunga tradizione che considera il viaggio come metafora della conoscenza del Mondo e dell’Io; eppure la tradisce, perché a differenza delle figure classiche, definite dall’aver una meta, uno scopo, il suo viandante ha rinunciato ad ogni obiettivo. E se il Viandante non ha scopo, allora perché confrontarsi con l’ombra, se non ha bisogno di profezie o di risposte? Semplicemente per parlar a se stesso, in quel senso originale e straniante che è il sentirsi improvvisamente fuori-da-sé, il guardarsi con altri occhi, liberandosi delle maschere e delle corazze costruite ogni giorno per difendersi dalla vita. Alessio Brugnoli
L’intervista che segue è stata pubblicata oggi, venerdì 29 aprile, sul settimanale Gli Altri. Domani, il periodico verrà presentato a Latina [vedi locandina sotto].
(*Fondo Magazine-La redazione)
IL FASCIOCOMUNISTA: «NELLA MIA LATINA UN’ALLEANZA CONTRO L’ANTISTATO BERLUSCONI» Intervista a cura di Miro Renzaglia
Ha bisogno di presentazioni su questo giornale Antonio Pennacchi? Probabilmente no, ma due righe per rinfrescare la memoria converrà scriverle, ma giusto due. Nell’essenziale: è l’autore del romanzo Il fasciocomunista (Mondadori, 2003), da cui è stata tratta la non fedelissima sceneggiatura per il film Mio fratello è figlio unico (2007), è il vincitore in carica dell’ultimo Premio Strega con l’ormai celebratissimo Canale Mussolini (Mondadori, 2010), ha ripubblicato quest’anno il suo romanzo d’esordio Mammut (sempre Mondadori, 2011). Una certa passionaccia per la politica ce l’ha sempre avuta: prima militando nel Msi, poi in Servire il Popolo e, da qui, nel Pci, nel Psi, nella Cgil. Vanta un primato assoluto: quello di essere stato espulso da tutte le organizzazioni di cui ha fatto parte. Ora ha in tasca la tessera del Pd ma la vocazione all’eresia non l’ha persa. A Latina-Littoria – come la chiama lui con rigore storiografico – ha proposto per le amministrative di maggio una lista fasciocomunista: “Pennacchi per Latina-Fli”. Dove per Fli è intesa la neoformazione dei finiani fuoriusciti dal Pdl e dove, insieme ai suoi amici “bolscevici neomaoisti” hanno aderito, tra gli altri e in ordine sparso: l’ex direttore del Secolo d’Italia Luciano Lanna, Filippo Rossi, lo storico medievalista Franco Cardini, i deputati Fabio Granata e Claudio Barbaro, il neo-futurista autore di “Rosso Trevi” Graziano Cecchini. Ovviamente, era proprio di quest’ultima iniziativa che volevo chiedergli, ma lui mi ha stoppato sul nascere: «Basta che nun parlamo de politica». E così mi sono rassegnato.
Parliamo di Latina, allora, la protagonista assoluta dei…
Intanto pe’ comincia’, chiama le cose col loro nome: Latina-Littoria. De dove sei tu? De Roma? Ecco: vorrei vede’ te se a un certo punto te cambiassero er nome della città tua. Dice: “Sì, ma Roma mica l’ha fondata Mussolini. E Littoria sa troppo de fascismo”. E che vor di’? Allora, te rispondo che Romolo era un assassino del fratello suo. Che famo? A Romolo che ha fondato Roma e j’ha dato il nome, jela mandamo bona e a Mussolini che ha inventato Littoria, invece lo volemo cancella’ dalla storia cambiando er nome alla citta sua? Poi, vabbè, ormai so’ sessant’anni che se chiama Latina: più tempo de quanto se sia chiamata Littoria. Pe’ questo se vinco le elezioni vojo er doppio nome: Latina-Littoria… Vaffanlippa, va: m’hai fatto perde’ er filo der discorso. Che volevi sape’ de ‘sta città?
Osservavo che Latina-Littoria è la protagonista dei suoi romanzi e che…
Ah! sì: me ricordo. Stamme a senti’. ‘Sta città l’avemo fatta in due: Mussolini e io. Lui c’ha messo prima de tutto la bonifica. Poi: le case, la torre, la chiesa, le strade e le piazze. Lui c’ha messo la materia, insomma. Ma io, con la mia scrittura, coi miei romanzi, j’ho dato l’anima. E tie’ presente che nei romanzi mia, e pure nelle altre cose che ho scritto, nun me so’ inventato niente. Perché io scrivo solo de quello che so’ direttamente, perché la mia è una famija de coloni, e su quello che me raccontano i testimoni delle vicende che narro. E se qualcosa nun la so’, prima de scrive fregnacce, me informo bene, io… Me rimproverano de ave’ fatto una lista mettendoci dentro gente che non è de Littoria… Aho! Ma candidato nella lista mia ce sta Franco Cardini, uno storico di fama mondiale. Vojo proprio vede’ quanti latinesi puri sanno de Littoria più de quello che sa lui. Ma nun me rompessero i cojoni…
Nel suo romanzo, Il fasciocomunista si nota una…
Il fasciocomunismo è una metafora poetica. Mo’ tu che fai er giornalista, de metafore che cazzo ne sai? Te lo spiego io. Metti il caso di Latina-Littoria: Mussolini ha levato la terra ai ricchi e l’ha data ai poveri, ai coloni. ‘Sta cosa è de destra o de sinistra? E’ chiaro che ‘ste due categorie non servono a defini’ la questione. Quando le parole secche non bastano a chiarire uno stato di cose, i poeti, colle metafore, risolvono er deficit de comprensione. Dice: “Sì, ma i comunisti e i fascisti se so’ massacrati per un secolo intero e mo’ arrivi tu e je voj fa’ fare pace colle metafore tue”. Non è che lo dico: io j’ho proprio fatto fa’ pace qui a Latina-Littoria. Quando ho presentato la lista, il 20 aprile scorso, seduti fianco a fianco c’erano Massimiliano Lanzidei che c’ha ancora in tasca la tessera de Rifondazione comunista (ma mo’ me sa che lo buttano fuori) e Luciano Lanna, l’ex direttore del Secolo d’Italia. E so’ tutti e due candidati della lista mia. Allora: j’ho fatto fa pace o no? E lo sai perché vojo che fanno pace? Perché fascisti e comunisti c’hanno il senso dello stato. E oggi la disputa è fra lo stato e l’antistato. L’antistato è quello de Berlusconi e de Gasparri. E lo stato, invece, semo noi… Hai capito quello che vojo di’?
Credo di sì. Comunque, i personaggi di Canale Mussolini sembrano calcati dalla…
La Rta “Progetto Porta degli Angeli” presenta un nuovo appuntamento, questa volta a cura dell’Associazione Culturale “Ferrara Video&Arte”. Oggi pomeriggio, alle 18,presso la “casa del boia” in Rampari di Belfiore, 1 si terrà l’inaugurazione della personale dell’artista Marcello Darbo, dal titolo “3 content, pás eró et arrogante”.
Marcello Darbo è nato a Codigoro nel 1957. Si laurea in Scienze Politiche a Bologna.
Attivo artisticamente dal 1982, è prevalentemente un autodidatta, ma nel 1985 segue i corsi dello scultore codigorese Massimo Gardellini.
Darbo ha esposto in numerose gallerie italiane e straniere, riscuotendo sempre il consenso del pubblico e della critica: La serialità è il dna della poetica del pittore ferrarese, la parola chiave del suo piano espressivo e concettuale.
In questa mostra, la prima pittura, il primo quadro della serie, è molto semplice, concentrato in pochissime forme – come una memoria lontana – sintetizzato in un frammento di un paesaggio o una figura. Nasce di certo impulsivamente, quasi per caso, ed è ridotto all’essenza.
Subito, tuttavia, prendono vita le variazioni di questo semplice motivo, cinque dieci venti modificazioni… tuttavia il cambiamento da un quadro all’altro è estremamente esiguo e appena percepibile.
Il referendum sul Sant’Anna segna nella vicenda di Cona una linea di demarcazione tra il prima e il dopo 17.4.11. La consultazione autogestita dal M5S, piaccia o no, rappresenta un fatto politico nuovo che cambierà il corso degli eventi e delle decisioni sul Sant’Anna. 14347 cittadini hanno liberamente espresso la propria volontà che in città rimanga il pronto soccorso ed un ospedale ridimensionato.
Progetto per Ferrara/M5S ora non rappresenta solo se stesso, la propria visione dell’organizzazione ospedaliera nella nostra provincia, bensì 14347 cittadini che ci hanno affidato il mandato di condurre la battaglia e di fare quanto possibile affinché il Sant’Anna ed il pronto soccorso in città non vengano chiusi.
Noi sentiamo questa responsabilità politica ed intendiamo far rispettare con ogni mezzo democratico la volontà dei cittadini.
Abbiamo chiesto al Sindaco Tagliani un incontro la prossima settimana per la comunicazione ufficiale dell’esito del referendum, ma soprattutto per verificare se egli intenda dare avvio ad un nuovo negoziato con la Regione riguardante l’assetto ospedaliero di Ferrara. Gli chiederemo inoltre se sia disponibile ad incontrare con noi il presidente Errani e l’assessore Lusenti per il riesame del progetto Cona/Sant’Anna. Tagliani in un colloquio informale ha dato la propria disponibilità all’incontro con Ppf/M5s e a verificare la possibilità di un meeting insieme in regione.
Il fatto politico nuovo è che ora Tagliani può contare sulla volontà finalmente espressa di migliaia di cittadini, che non ne vogliono sapere di chiudere il sant’Anna ed il pronto soccorso per fare posto ad una clinica privata ed alle villette. Il Pd, grazie a noi, si trova ora nelle condizioni di poter cambiare strategia. Dopo il referendum ha due possibilità. Il Pd può infatti continuare a negare l’errore di Cona e la sua sciagurata gestione, difendendo a spada tratta la chiusura del Sant’Anna. Ed in questo caso andrà incontro alla fatale conta dei feriti e dei morti nel 2014, quando i ferraresi, stremati dai disagi e dalle sofferenze del trasferimento a Cona, saranno chiamati alle urne. Oppure può fare leva sulla volontà espressa da 14347 cittadini (potenzialmente molti di più) ed insieme a noi, al sindaco, al presidente della Provincia, ai consiglieri regionali nostri e loro, ai propri parlamentari condurre un negoziato politico e tecnico con Errani e Lusenti per mettere a punto un piano B. I nostri consiglieri regionali Favia e De Franceschi sono in pista da tempo.
In altri termini Progetto per ferrara ed il Movimento 5 Stelle, facendo gli interessi dei cittadini, hanno fornito al Pd su un piatto d’argento un nuovo scenario politico che gli consente di ridiscutere l’assetto ospedaliero nella nostra Provincia. Affinché ciò accada, oltre alla volontà politica, occorre che tutti gli attori ritrovino una unità di intenti nell’interesse collettivo: Montanari deve smetterla di lavorare per Argenta, così come Bertelli per Copparo, Zappaterra deve uscire dal silenzio ed entrare in campo, i deputati ed i senatori del Pd pure, ed infine i rappresentanti dei partiti di opposizione (Lega, Pdl e Fli) a Ferrara, in Regione e a Roma. Per questo rivolgiamo a loro un appello.
Preannuncia a breve azioni sindacali, che avranno possibili ricadute anche sui cittadini, l’organizzazione sindacale della Dirigenza Medica (Anaao Assomed). L’Associazione Nazionale Aiuti Assistenti Ospedalieri dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria denuncia infatti “il grave stato di tensione esistente al S. Anna”. Anaao Assomed evidenzia come in tre mesi abbia ritirato, o minacciato di farlo, la delegazione trattante due volte, protestando che la dirigenza non avrebbe onorato gli impegni assunti e non avrebbe riconosciuto il sindacato come interlocutore. Mentre, come richiamato dal segretario aziendale, Pierluigi Api, “con i suo 200 iscritti, cui vanno aggiunti gli iscritti in qualità di contratti atipici e di medici in formazione specialistica, rappresenta il 68,5% dei medici dirigenti e il 52,6% di tutti i medici dirigenti ospedalieri dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria si qualifica come l’organizzazione che ha (da sempre) la maggioranza assoluta delle deleghe sindacali”. Le accuse mosse da Anaao Assomed sono state respinte al mittente dal direttore dell’Azienda Gabriele Rinaldi, che, come si evince da documenti protocollati, ritiene “offensiva e priva di fondamento l’accusa di non voler riconoscere il sindacato come interlocutore” e assicura di “aver onorato gli impegni assunti ai tavoli sindacali”. Fra le questioni poste in rilievo la reale applicazione dell’art. 1, comma 1 circa la Responsabilità di Modulo di UU.OO., per cui la trattativa è iniziata nell’ottobre 2010; l’importo dei residui di fondi 2011; i direttori di Unità Operativa Ospedaliera ed Universitaria; il “problema Università”, per cui la trattativa è iniziata nel maggio 2010, come per quanto riguarda i medici in formazione specialistica; la certificazione on line; l’attivazione della Reperibilità CED, per cui la prima richiesta di incontro da parte di Anaao Assomed risale al giugno 2010; quanti Medici Dirigenti matureranno i 5 e i 15 anni di servizio nell’anno 2011; la pianta organica e contratti atipici, per cui la prima richiesta di incontro risale all’aprile 2010. Troveranno soluzione a maggio le questioni del Fondo Aggiornamento 2011, dopo 90 giorni dalla richiesta di incontro di Anaao Assomed; dell’applicazione delle misure operative ed organizzative proposte dalla Direzione Aziendale al tavolo sindacale del novembre 2010 a fronte di criticità derivanti dalle ore timbrate dall’intera equipe in relazione ai piani di lavoro delle stesse, dopo 575 giorni e 5 solleciti; dei Gruppi Cona, dopo 425 giorni e 5 solleciti; del nuovo regolamento in materia di Mobilità esterna. .................CONTINUA http://www.estense.com/agitazione-al-santanna-0141155.html
Attraverso
le vicende biografiche di Ippolito Nievo, scrittore e garibaldino, questo
romanzo conduce il lettore nel cuore del Risorgimento, dalla spedizione dei
Mille alla proclamazione del Regno d'Italia. In queste pagine intense,
ambientate in una Palermo sontuosa e lussureggiante, scorrono in parallelo la
vita di uno dei maggiori scrittori della nuova Italia e il difficile processo di
ricomposizione politica della nostra penisola. Su un intreccio narrativo di
grande godibilità, il movimentato apprendistato sentimentale di Nievo si alterna
agii scontri e agli ambigui compromessi che preparano la proclamazione
dell'Unità sotto la corona dei Savoia, nel 1861, lo stesso anno della drammatica
fine del protagonista. Quella di Nievo fu una vita breve: la penna di Paolo
Ruffilli ne rievoca passioni romantiche, vitalità e slanci patriottici, amicizie
e amori, esperienze letterarie e avventure politiche, nonché la morte tragica,
realizzando un inedito ritratto a tutto tondo di un protagonista dell'Ottocento
che appare uomo e scrittore di straordinaria
modernità.
“Ippolito Nievo è una
personalità straordinaria sotto tutti i punti di vista – ha detto Ruffilli
- e la prima caratteristica di questa straordinaria personalità è che Nievo
è un genio precoce. E come in tutti i geni precoci , ha semplicemente un
cervello che è fuori dal normale, uno di quei cervelli che assorbono tutto
quello che li attraversa; da qui una capacità mnemonica che gli permetteva per
esempio di citare qualsiasi brano della Divina Commedia di Dante a memoria.
Un’opera voluminosa come “Le confessioni di un italiano” viene praticamente
pensata e organizzata da Nievo a memoria; se noi guardiamo il manoscritto del
libro, che è conservato a Mantova, noi scopriamo che è come la stampata di un
computer, non ci sono praticamente correzioni.”