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Ferrara: i geologi “denunciano” l’incoscienza dei Politici….

kraftwerk rome

 

Le durissime polemiche seguite alla pubblicazione del rapporto Ichese hanno una doppia valenza. La prima riguarda il contenuto scientifico del rapporto (la possibilità che la sequenza sismica di due anni fa sia collegata con le attività di estrazione nel campo di Cavone), la seconda il fatto che il contenuto del rapporto è stato tenuto nascosto dalla Regione Emilia Romgna.

Il secondo elemento rischia, alla lunga, di essere molto più devastante della possibilità che il terremoto sia effettivamente collegato alle attività minerarie. Se nella società del rischio i cittadini dovranno abituarsi in un prossimo futuro all’ “incertezza” della scienza moderna, la loro insofferenza nei confronti del silenzio delle istituzioni è già arrivata a un livello di guardia. Prima o poi ci abitueremo a ragionare civilmente – ed è un segno di maturità scientifica- degli incerti confini del “principio di precauzione”, ma già ora non tolleriamo più la mancanza di informazione e trasparenza sui dati che riguardano la nostra vita.

Qui sta il vulnus gravissimo inferto dal silenzio della Regione: nell’aver minato la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nel rapporto che esse hanno con la scienza e con gli esperti.

Un silenzio assordante, quello della Regione, silenzio che apre il campo a tutte le congetture, e finisce per legittimare ogni sospetto. “Non si può non notare un tentativo di tenere tutto riservato e una notevole ‘sensibilità’ da parte di certi personaggi in questa vicenda.”, ha dichiarato a estense.com Enzo Boschi, geofisico, docente all’Università di Bologna, ex presidente dell’Ingv e fino al 2000 presidente della sezione Rischio sismico della Commissione grandi rischi. È la modalità stessa in cui il rapporto è stato redatto, secondo Boschi, che è uno dei massimi esperti italiani, a legittimare il dubbio che non si volesse dare una chiara informazione “Trovo profondamente scorretto -ha dichiarato a estense.com- che il rapporto sia scritto in un linguaggio estremamente tecnico con tabelle e figure scarsamente o male spiegate. Oltretutto in inglese! Come se volutamente le cose non dovessero risultare troppo chiare. Un simile rapporto ha un impatto importante su un gran numero di persone – continua Boschi – che non hanno una preparazione specialistica ma che sarebbero benissimo in grado di capire con spiegazioni adeguate.” Non sarebbe stato dunque molto più corretto da parte della Regione ammettere l’esistenza del rapporto, rilevarne gli eventuali limiti di contenuto scientifico e chiarezza esplicativa, coinvolgendo magari i cittadini dei comitati (e i loro onnipresenti esperti) nel richiedere un “supplemento di indagine”? “Se queste cose si dicessero apertamente ci sarebbe un forte recupero di credibilità!”, conclude, su questo punto, Boschi. Perché dunque non si è seguita questa strada?

Silenzio degli scienziati e immobilismo dei politici
Che la comunicazione nel campo del rischio sismico sia in un profondo stato di empasse, con possibili gravissime conseguenze, lo aveva dichiarato recentemente anche Gianluca Valensise, dirigente di ricerca all’INGV di Roma, recentemente ospite a Ferrara per la presentazione del volume, “L’Italia dei disastri”, di cui è curatore insieme a Emanuela Guidoboni, direttore del Centro euro-mediterraneo di documentazione eventi estremi e disastri. In un’intervista rilasciata alla rivista Science on line in occasione del quinto anniversario del terremoto de L’Aquila, Valensise afferma che, nonostante da allora qualche progresso sia stato fatto nel rapporto fra comunità scientifica e cittadini che chiedono di essere informati sull’evolvere delle sequenze sismiche, molti scienziati dopo il processo abruzzese “tendono a condividere le informazioni critiche solamente fra loro”.

Dunque, secondo Valensise, siamo ancora sostanzialmente al 2012, quando in seguito alla sentenza de L’Aquila si dimise la Commissione grandi rischi, lasciando un vuoto di informazione pericolosissimo. In effetti, molti sismologi, afferma Valensise, hanno assunto un diverso comportamento nella comunicazione dei loro risultati, dovuto in buona misura anche alla paura di quanto successo. Il risultato è “una situazione di confusione degli attori coinvolti: scienziati, protezione civile, amministratori locali e cittadini.” Pertanto, in base a questo quadro, la “filiera” che dovrebbe collegare in maniera virtuosa gli esperti con i cittadini passando per le istituzioni è già bloccata al primo passaggio.

Il risultato previsto da Valensise è da brivido: “siamo in molti a sospettare che in Italia i prossimi terremoti distruttivi coglieranno di nuovo di sorpresa, per lo meno i cittadini e gli amministratori”.

E gli amministratori che fanno, che in questo silenzio surreale in cui è chiaro che più che il desiderio di oblio dei cittadini conta la mancanza di comunicazione delle istituzioni? Che hanno fatto in questo periodo di “pace” che, come ci è stato ripetuto tante volte, è quello fondamentale per arrivare preparati al terremoto prossimo venturo?

Anche questa parte della filiera mostra tutta la sua debolezza, lasciando i cittadini inermi. Nella nostra città – a quasi un anno dalla pubblicazione del Piano di protezione civile – non sappiamo ancora quali percorsi seguire in caso di terremoto (o altra calamità) per raggiungere l’aree di attesa in cui non è pericoloso fermarsi e giungeranno i soccorsi: manca la segnaletica e nessuno ha le mappe con gli itinerari sicuri.

Cosa è stato fatto della microzonazione perché gli abitanti del nostro Comune sappiano che “terreno hanno sotto i piedi”, visto che da questo, in ultima analisi dipende molto della loro capacità di intervenire sulla sicurezza delle loro abitazioni?

Che sappiamo – noi e le autorità istituzionali – della sicurezza sismica degli impianti a rischio di incidente rilevante del Polo chimico?
Perché, partendo da esempi di buone pratiche (come quelle di Battiamo il sisma), non sono state realizzate attività di comunicazione di massa che coinvolgano attivamente i cittadini nella responsabile gestione del rischio?

Scenari inquietanti
Ignoranza? paura? ignavia? colpevole superficialità? piccoli interessi di bottega (di cui molto si è visto)? In questo mix – in varie proporzioni – di elementi potrebbe esserci la spiegazione di questo silenzio. Così, mentre monta la frustrazione dei cittadini, mentre cresce il loro sospetto che dietro ogni silenzio si celi un inganno, inevitabilmente si finisce per prestar fede ad ogni voce.

E potrebbe esserci uno scenario molto inquietante.

“Allora io farei solo per una settimana di chiudere i rubinetti del gas e del petrolio, – ha affermato Raffaele Pignone, direttore del servizio geologico Emilia, nella puntata Shale caos della trasmissione televisiva Report – stai sicuro che tutta la gente scende in piazza che vuole una trivella non a 200 metri, ma sotto casa la vuole.”

In un quadro come questo, in cui si bloccasse ogni modalità di erogazione e di stoccaggio di gas e petrolio, un’opinione pubblica disinformata e affamata di energia farebbe salterebbe ogni distinzione fra i vari progetti e le diverse soluzioni. Senza guardare in faccia a niente e a nessuno, a quel punto, accetteremmo tutto pur di avere l’energia indispensabile.

Fantapolitica? Forse. Ma intanto la Libia, da cui ci approvvigioniamo da sud, è di nuovo in rivolta. E mentre scriviamo Putin sta concordando enormi forniture di gas alla Cina per stornare là le sue enormi riserve di gas, aggirando le sanzioni e il possibile blocco dei gasdotti che, via Ucraina, ci riforniscono da est.

ESTENSE COM 

Urfuturismo: Roby Guerra e La Carmelina rilanciano Futurismo Oggi

 

Roby Guerra rilancia “Futurismo Oggi” con La Carmelina


Il 1 Giugno on line la nuova edizione versione ebook per il volume del 2013, Al di là della Destra e della Sinistra… a cura di Roby Guerra, futurista ferrarese antagonista e di Sandro Giovannini, poeta – filosofo, del Movimento Nuova Oggettività e Scuola Romana di Filosofia Politica (area Univ. La Sapienza, Roma). E importanti download: Sempre edito da La Carmelina di Federico Felloni, l’eBook ora inaugura i quaderni cosiddetti Futurismo Oggi 2000, primo numero URFUTURISMO, ovvero il rilancio digitale della storica ultima rivista futurista del secondo novecento a cura di Enzo Benedetto e lo stesso celebre storico d’arte Luigi Tallarico, benemerito di Stato per la cultura, entrambi di Roma. Futurismo Oggi fu attiva dagli anni ’60 al 1993 con la scomparsa di Benedetto, futurista amico di Marinetti fin dalla gioventù. La rivista pur di nicchia conservò la memoria del futurismo nel secondo novecento e ebbe aderenti illustri quali il MoMa di New York e il Centre Pompidau di Parigi. Ci scrissero, in età giovanile, lo stesso Guerra e anche Riccardo Roversi, tra i ferraresi, oltre a tutta l’area futrurista ancora superstite dopo la scomparsa di Marinetti, gli stessi Antonio Fiore, Giovanni Lista, Gino Agnese, Francesco Grisi, Vitaldo Conte, Marzio Pinottini e altri. Nella nuova versione ebook, inoltre, integralmente replicata con gli stessi, tra altri, Saccoccio, Cecchini, Conte, Sessa, Giovannini,Vaj, Casale, Manias (Biblioteca Gramsciana di Ales, Oristano), gli stessi ferraresi Roversi, Ferrante, Ganzaroli, Ferretti, S. Forty, nuovi autori presenti prestigiosi, da tuttta Italia, sempre sotto forma di intervista: Pierfranco Bruni, Luca Gallesi, Miroslava Hajek, Riccardo Campa, Sandro Battisti, Roberto Bonuglia, Sylvia Di Ianni, Antonella Pagnotta, Giancarla Parisi, Max Scordamaglia, Tommaso Busatto, la stessa ferrarese Laura Rossi. E così Guerra annuncia la News editoriale: ” Con questa sinergia, grazie a Federico Felloni, l’editore, La Carmelina edizioni – una sede anche a Roma – si pone come Link editoriale inedito a Ferrara, oltre il localismo deja vu e mummificante, al passo con la nuova cibercultura nascente in Italia, antagonista e conoscitiva, come devono fare scrittori e editori: La cultura Viva come autentico Ossimoro 3.0, rispetto a certa ignoranza conclamata e alla spersonalizzazione della Casta Politica e degli intellettuali attardati.

Cosimo Pergola: Etica 3.0 per tutti

 

Cosimo Pergola  La ricerca di un’etica per tutti

Il Divino oltre Dio i Diritti oltre i fondamentalismi

ARMANDO EDITORE, ROMA, 2014

 

 

“La società attuale è sottomessa all’arbitrio della finanza speculativa: al fondamentalismo del mercato si contrappongono i fondamentalismi religiosi, aspetti di una reazione alla modernità di stampo regressivo. In entrambi i casi, nel contrasto si sperimenta una grave lesione dei diritti delle persone: vanificando le aspettative di uomini e donne incolpevoli, vengono anche compromessi i piani di vita di intere generazioni. In questo saggio, l’autore argomenta la necessità di una nuova stagione dei diritti e la reinvenzione del divino come risposta alla crisi in cui è precipitata la società.

Cosimo Pergola, in passato uomo d’azienda, oggi è ricercatore per intimo convincimento e passione per le “questioni ultime”.

    A dispetto dei pur anche non banali Crepet o Odifreddi ecc, Cosimo Pergola, ex Imprenditore, da outsider creativo, lancia grazie alla sempre culturalmente in anticipo Armando (si pensi solo a Popper e McLuhan…) , un quasi pamphlet finalmente squisitamente laico e neomoderno, oltre altrove spesso ibridi paralleli inficiati da certo stesso pensiero unico. Morte le ideologie e le utopie, la società liquida domina imperante e poco decifrata, essa stessa è diventata un pensiero unico, semitotalitario. Con nuove dinamiche misconosciute neomedievali, non solo iperboli: la confusione tra uguaglianza giuridica e omologazione collettivistica culturale, la grande lacuna – almeno nell’opinione pubblica e delle varie caste al potere, anche culturale, di nuove mappe “etiche” nell’agorà stesso , cronaca live, dei media e della storia oggi subito prassi il giorno dopo…

E gli esperti infatti disquisiscono quasi sempre il day after, mentre la velocità del divenire già trasforma e riplasma gli scenari.

La crisi contemporanea è figlia più di certa accelerazione inedita che di crisi di risorse naturali o tecnologiche… Ecco, da Pergola un bellissimo e originale zoom, dove la società incombente dei simulacri quasi si rivela come un sistema unico e chiuso, nonostante le sbandierate differenze e prospettive aperte e globali pretese.

Tra i fondamentalismi, classici religiosi, ancora politico ideologici (dis-organici ma ancora fattuali), culturali stessi, non ultimo l’orizzonte analogo dell’ ex uomo comune, gadget del 2100 ma neuroni sempre gli stessi del determinismo skinneriano e pavloviano provinciale o poco conoscitivo (anche per scelta, libri a 1000 lire… e Internet accessibili anche a idraulici e agresti sperduti nei villaggi ad es della Val Camonica…), emerge un clamoroso wireless: giochi di incastri nevrotici interclassisti e interetnici persino…. E generazioni diverse tutte nel vortice del territorio senza bussole, la mappa solo materia oscura.

Poi, ovvio, ripercussioni sempre più minanti lo Stato di diritto e la libertà individuale, un problema epocale anche i necessari download delle Costituzioni varie, finanzocrazie o teocrazie varie uber alles sulla pelle e i sogni anche dei liberi cittadini (anche sul bisogno naturale di devozione o trascendenza). Pergola diagnostica tale “malattia” psicosociale, segnala ricette possibili per il ritorno dell’Uomo moderno, ecomoderno evoluto, al volante della sua passeggiata terrestre. Salutare rasoio di Ockam per liberare la libertà dagli stessi fondamentalismi giuridici (e le sue distorsioni).

Sorvolando come un turista alieno avanzato certa pur esistente letteratura pluridecennale se non “storica” “alternativa” più o meno fuurizzante o retro futuribile…(e eclettica, interdisciplinare).  Solita X dei tempi moderni e postmoderni: Chi comanda…pilota. l’astronave? uomini di conoscenza (anche “religiosa”) o Pitecantropi in cravatte neppure trendy?

RobyGuerra

Armando editore

 

Luca Gallesi: meglio il nazional pop del Radical “rosso” chic

l primo fu Antonio Gramsci, che, nei Quaderni dal carcere, lamentava la mancanza, in Italia, di una cultura «nazionale-popolare» in grado di unire popolo e intellettuali.

Poi, nella seconda metà degli anni Settanta, è la volta della destra radicale, che si definisce «nazionalpopolare» forse perché «nazionalsocialista» è proibito e «nazionalrivoluzionario» suona un po’ velleitario. Infine, negli anni Ottanta, arriva Pippo Baudo, ed è tutta un’altra storia: una storia ricchissima, totalmente italiana e non ancora conclusa, raccontata efficacemente dall’ultimo numero del periodico Link (pagg. 144, ero 10) dedicato, appunto, a «Quel che resta del nazionalpopolare».

Si tratta di un «Olimpo di massa, dove il disfacimento è solo apparente», come dimostrano gli autori, da Fabio Guarnaccia, che firma l’introduzione, a tutti gli altri collaboratori, che si occupano di fumetto (Matteo Stefanelli), di cinema (Gabriele Niola), di musica (Pop Topoi), e soprattutto di televisione (Massimo Scaglioni).

Quella di «nazionalpopolare», proprio come riteneva Gramsci, risulta, alla fine, davvero l’unica categoria in grado di definire («fare» sarebbe eccessivo) gli italiani; purtroppo per lo stimato marxista nostrano, però, il mezzo utilizzato non è la letteratura, e neppure il cinema, come speravano i suoi epigoni radical-chic, bensì – horribile dictu – la televisione.

Soltanto la televisione, infatti, riesce a soddisfare il bisogno dello spettatore di riconoscersi e soprattutto di identificarsi con qualcosa di più grande delle singole individualità. L’idea di nazionalpopolare è qualcosa di meno della nazionalità e qualcosa di più dell’appartenenza: l’impasto di irriducibile regionalismo, moderato conservatorismo e disincantata ironia che ci rende inequivocabilmente italiani è stato coniugato e definito più dal piccolo schermo che da tutti gli altri media. I tre più grandi personaggi dello spettacolo contemporaneo, Beppe Grillo, Fiorello e Checco Zalone, sono, nella loro innegabile diversità, dei fenomeni nati e cresciuti da mamma tv, anche se, poi, l’hanno ripudiata. E non è un caso nemmeno il fatto che anche gli snob abbiano il loro podio nel salotto buono televisivo, quello di Fabio Fazio, dove il certificato di «vera cultura» garantisce l’immunità degli spettatori dal pericolo di contagio della volgarità dominante nelle altre trasmissioni.

Senza scomodare l’abusato esempio di Totò, schifato in vita per essere celebrato postumo come esempio di straordinaria intelligenza comica, gli «intellettuali» nostrani continuano, imperterriti, a guardare con sospetto, se non con malcelato disgusto, i personaggi televisivi di successo. Il caso più eclatante è rappresentato dalla coppia Francesco Mandelli/Fabrizio Biggio, che con i loro “Soliti Idioti” hanno riscosso un trionfo tanto strepitoso quanto inaspettato, e, quindi, guardato dall’intellighenzia nostrana con un orrore addirittura superiore a quello riservato a Checco Zalone.

Ma, non si è accorto nessuno che, al netto della loro volgarità, i “Soliti Idioti” sono una spietata satira della gerontocrazia al potere in Italia? Tra i tanti personaggi inventati dalla coppia di comici, quelli più riusciti sono la coppia Ruggero e Gianluca de Ceglie, dove i ruoli tradizionali di padre e figlio sono ribaltati: il papà, ricchissimo e volgarissimo ex-sessantottino, non fa che maltrattare e ingiuriare il figlio, educatissimo e gentilissimo ragazzo per bene. Ruggero è tanto violento, perfido e ripugnante quanto il giovane è onesto, generoso e pacifico, e le loro storie, che si concludono sempre male per il giovane, sono diventate oggetto di culto tra gli adolescenti, nonostante la feroce campagna scatenata delle vestali nostrane che le hanno addirittura paragonate ai cinepanettoni, con cui, invece, non hanno nulla a che spartire.

Non sarà, invece, che la storia – anzi, la «narrazione» – di un Paese per vecchi, dove i giovani, pur preparati e volenterosi, vengono derisi e umiliati, potrebbe configurare il reato di lesa maestà?

IL Giornale

Le ninfe in bikini da “Avalon”

La terra è piena di luoghi fiabeschi, di una bellezza senza tempo ed ogni viaggio racchiude un pizzico di magia ed avventura. Almeno una volta nella vita andrebbe visitata l’incontaminata e selvaggia isola di Skye, nell’arcipelago delle Ebridi interne, amministrativamente compresa nella regione scozzese dell’Highland, raggiungibile in traghetto da Mallaig o attraverso un ponte. La Scozia è una terra piena di leggende e misteri, con un passato saldamente radicato nelle usanze degli abitanti, in cui le tradizioni sono forte motivo d’orgoglio nazionale.

FAIRY POOLS VIOLAL’isola di Skye è nota per le sue magiche Fairy Pools, più conosciute come “piscine delle fate”; piscine di un blu intenso, circondate da una vegetazione rigogliosa, collocate a sud est della Glen Brittle Forest, a circa 2 miglia dalla spiaggia omonima. Esse appartengono al un corso d’acqua che discende dalle Cuillin Mountains. In uno scenario dominato dalle colline di verde erica, che sembra popolato da folletti e personaggi più o meno fantastici scorrazzanti sulle fredde lande, in grado di dar vita ad atmosfere primordiali, spettacolari cascate e torrenti d’acqua cristallina formano piscine naturali di una bellezza leggendaria, incantevole, in grado di attirare l’attenzione di milioni di escursionisti, amanti della mountain bike e sognatori dall’animo romantico o dai nostalgici del periodo infantile che, vedendole da vicino, si lasciano trasportare dalle emozioni che questi luoghi suscitano….. C  METEO WEB

Armando editore, Roma: libri intelligenti per la Futur Europa

La Notiziah24  Roma

Focus Elezioni Europee per Armando Editore e le ultime novità. Ovvero una serie di volumi scritti da autori prestigiosi, finalmente metapolitici, pedagogici si direbbe con memo crociano o gramsciano doc (decontestualizzati e de-ideologicizzati, sia ben chiaro).

 

Analisi ad hoc ben distanti dall’agorà spesso da Talk Show consueto pre-elettorale, politologico, tuttologico, giornalistico stesso: sorta, invece, di super o diversamente manuali, semmai per sguardi conoscitivi alle dinamiche politiche e – gira e rigira- anche per smascherare, persino dove gli zoom … attraversano molto da vicino, in senso prossemico metaforico, magari i protagonisti strettamente politici stessi.

Ad esempio:

Media. A ciascuno il suo” di Gianpiero Gamaleri e Ester Gandini Gamaleri , ovvero del ben noto massimo divulgatore e esploratore di un certo McLuhan ….  , anche divertentissima TAC sui vari Berlusconi, Grillo, Renzi, ma pure un certo Obama,  “disvelati”  fin nel carattere sociale (direbbe lo stesso Fromm) in perfetta sincronia con certo cosiddetto Specchio feedback del messaggio-medium, secondo le teorie di McLuhan e poi De Kerckhove.

O di Roberto Tumbarello (giornalista e “europeista”) , “O la borsa o la vita”, saggio politicamente scorretto, ecografia quasi oltre l’antipolitica stessa, un pamphlet corrosivo e neocinico (alla Onfray) contro l’intera Casta Italia parlamentare e paraextraparlamentare, senza alcun discount, neppure per i sudditi elettori.

Echi anche del miglior W. Reich, quando sviscerò certa sindrome popolo-autorità, già oltre il mito della Classe, del Debole, dell’oppresso… non a caso mai assimilata nella sempre bassa retorica politica o nel bisturi giornalistico…

Ulteriormente, Armando ha appena lanciato – in certo senso complementari a quest’ultimo, gli stessi “Questi siamo noi” di Giuseppe Blasi e Inciucio Forever” di Andrea Leccese, meno spettacolari, altre modulazioni più tecnico- rigorose. pur altrettanto spietate con lo stato delle cose “attualistico” (poco alla Gentile) del panorama politico nazionale tout court.

Se Blasi (archietto e giornalista e sociologo “outsider” ) auspica un salutare Rinascimento 2.0, unica via per superare certa crisi stutturale del Bel Paese, Leccese ((economista ….) ammaliante anche il titolo anglo slang..., descrivendo quasi come canovaccio pirandelliano il talento voltagabbana e guicciardiniano alla Enne degli uomini politici italiani, denuncia neppure tacitamente certa implosione democratica vista verosimilmente come – ormai -mero simulacro…

 

Roby Guerra

 

INFO

www.armando.it

Gamaleri  armando editore

Luca Siniscalco: l’utopia Pre-Raffaellita * by Luuk Magazine, Milano

I Preraffaelliti giungono in Italia, a Torino, grazie a una esclusiva concessione della londinese Tate, dove rientreranno al termine del periodo espositivo per essere custoditi in un’apposita ala del museo britannico. “Preraffaelliti, l’utopia della bellezza” vanta settanta capolavori della Confraternita, molti dei quali esposti per la prima volta in Italia. La mostra è strutturata in sette sezioni tematiche – La Storia, La Religione, Il Paesaggio, La vita moderna, La poesia, La Bellezza e Il Simbolismo – che definiscono un percorso articolato attraverso il quale comprendere i nessi centrali della poetica preraffaellita e assaporare la dimensione estetica e l’atmosfera ideale nelle quali riposa la genesi delle loro splendide opere. Tele indimenticabili quali Ophelia di John Everett Millais, L’amata (La sposa) di Dante Gabriele Rossetti e Sidonia von Bork 1560 di Edward Coley Burne-Jones si inseriscono in un contesto culturale e comunitario affascinante, percorso da stimoli complessi e molteplici, talvolta contraddittori, sempre ammalianti.

Dante Gabriel Rossetti (1828‐1882) Dantis Amor 1860 Olio su mogano, cm 74,9 x 81,3 Donato nel 1920 da F. Treharne James ©Tate, London 2014

Dante Gabriel Rossetti (1828‐1882)
Dantis Amor
1860 Olio su mogano, cm 74,9 x 81,3 Donato nel 1920 da F. Treharne James ©Tate, London 2014

La fondazione della Confraternita dei Preraffaelliti, nel 1848, assurge a lampo rivoluzionario nella stantia cultura e società dell’Inghilterra vittoriana e si distingue per anticonformismo ed eterodossia fra gli stessi fermenti innovatori, destinati presto a ipostatizzarsi in maschere ancor più dogmatiche dello status quo. I Preraffaelliti hanno invece un volto bifronte, come l’immagine tradizionale di Giano: uno è rivolto al passato, al primissimo Rinascimento, a Dante, Shakespeare e la tradizione celtica e medievale – alla dimensione spirituale, insomma –; l’altro guarda al futuro, alle trasformazioni sociali auspicate all’insegna di un socialismo alternativo a quello marxista, capace di abbattere la schiavitù del capitalismo industriale con una posizione corporativista e patriottica. Questa duplice istanza si riflette nell’intera creazione artistica preraffaellita, dominata da un gusto nobile e decadente, in cui la potenza del gesto estetico trasfigura le figure umane e le riconduce in un’orbita intimamente simbolica.

Dante Gabriel Rossetti (1828‐82) Visione di Dante: Rachele e Lia 1855 Acquerello su carta, cm 35,2 x 31,4 Lascito di Beresford Rimington Heaton, 1940 ©Tate, London 2014

Dante Gabriel Rossetti (1828‐82)
Visione di Dante: Rachele e Lia
1855 Acquerello su carta, cm 35,2 x 31,4 Lascito di Beresford Rimington Heaton, 1940 ©Tate, London 2014

Ecco dunque che non è possibile comprendere l’opera dei Preraffaelliti senza collegarla a  suggestioni simboliche e letterarie ben precise. Come non si può capire l’opera di Dante Gabriele Rossetti senza riflettere sul fatto che suo padre, Gabriele Rossetti, è stato un grande studioso dell’Alighieri e uno dei primi interpreti del poeta italiano in chiave esoterica. Da qui il nome del figlio, la cui fascinazione per il mondo della Commedia assume concretizzazione pittorica. Un particolare che sarebbe bene render noto ai visitatori, così come opportuno sarebbe non trascurare il contenuto simbolico – e non semplicemente simbolista – presente nelle tele esposte. Un arricchimento decisivo, questo, ad una mostra di grande valore, primariamente in virtù dei quadri esposti, ma anche grazie a un ottimo allestimento. E il titolo stesso dell’esposizione può rivelarsi consiglio prezioso per noi moderni: un non-luogo di bellezza, in un altrove insieme assente e presente, è sempre alla soglia. Persino oggi…… LMagazine

Riccardo Campa, La Specie Artificiale (Deleyva editore, 2014)

 

Campa  libroLa specie artificiale. Il nuovo libro di Riccardo Campa

VIDEOPROMO

 

Chi si interessa del progresso biomedico e delle sue conseguenze sociali può ora giovarsi dell’ultima fatica editoriale di Riccardo Campa, professore di bioetica e sociologia medica all’Università Jagellonica di Cracovia e presidente dell’Associazione Italiana Transumanisti. La specie artificiale. Saggio di bioetica evolutiva – questo il titolo del libro pubblicato da Deleyva Editore – affronta i consueti temi della bioetica, ma da una prospettiva radicalmente diversa. Lo scopo principale della ricerca non è, infatti, argomentare “pro” o “contro” questa o quella pratica biomedica, come già fanno molti libri in circolazione, ma cercare di capire come gli sviluppi della biomedicina da un lato e le dottrine bioetiche dall’altro stanno modificando e modificheranno ancor di più in futuro la specie umana. Ci si chiede spesso se una pratica biomedica sia benefica o malefica nell’immediato, ma ci si domanda assai più raramente che impatto essa abbia sull’evoluzione. Ancora meno ci si chiede che impatto abbiano sull’evoluzione le dottrine bioetiche. Assumendo un punto di vista evolutivo, la classica contrapposizione di campo tra “laici” e “cattolici” appare in una luce diversa. Una volta che le tecniche sono state forgiate, non importa se si è favorevoli o contrari: qualunque scelta determinerà l’evoluzione della nostra specie che, in questo preciso senso, è “artificiale per natura”. Quello che davvero importa è dunque capire da dove veniamo, dove stiamo andando e soprattutto dove vogliamo andare. Il libro è stato inserito nella collana Neoantropologia, diretta dallo stesso Campa. Scopo della collana è proporre ricerche sulle interazioni tra sviluppo tecnologico ed evoluzione umana. Queste indagini vengono ricondotte dai rispettivi autori alle discipline accademiche più disparate. Perciò, Deleyva Editore ha sentito l’esigenza di delineare un’area di studio interdisciplinare, dandole un nome e soprattutto una letteratura di riferimento. «Neoantropologia» è il neologismo che è stato coniato proprio per indicare gli studi storici, filosofici e scientifici volti a mettere in luce le trasformazioni fisiche, intellettive e morali dell’uomo contemporaneo, in particolare quando sono frutto di uno sforzo autoevolutivo. Così come la «paleoantropologia» è lo studio dei resti fossili dell’uomo e dei tipi umani ormai estinti, la «neoantropologia» è lo studio dell’uomo nuovo, dell’uomo possibile, dell’uomo futuro, dell’uomo che trascende se stesso.

RICCARDO CAMPA VEDI WIKIPEDIA

DELEYVA

 

Giovanni Sessa su Andrea Emo, presentazione a Milano

Mercoledì 28 maggio, h. 16.30
Università degli Studi di Milano
Via Festa del Perdono 3, Aula 104

La chimera e la fenice
Andrea Emo testimone del suo tempo

Presentazione del libro di Giovanni Sessa La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo, Edizioni Bietti, Milano 2014

Intervengono:
Massimo Donà (Università San Raffaele, Milano)
Romano Gasparotti (Accademia di Belle Arti di Brera, Milano)
Carlo Sini (Università degli Studi di Milano)

Modera:
Davide Bigalli (Università degli Studi di Milano)

Sarà presente l’autore

info: antares@edizionibietti.com

Ferrara letteratura: Riccardo Roversi, I Gatti Turchini digitali

I gatti turchini

AUTORE Riccardo Roversi (www.riccardoroversi.onweb.it)

Nato a Ferrara, laureato in Lettere. Scrittore e giornalista, per questa casa editrice ha anche pubblicato: Periplo di millennio (2001), Versi Saturni (2002, coautore), Souvenirs (2005), Storie dipinte (2006), Album. Cento fotografie (2007), Ferrara inter nos. Guida minima di Ferrara (2008), Beata Virgo de Podioleto. Il Santuario della Madonna del Poggetto (2009), I gatti turchini (2010), Canzoni scordate (e-book, 2011), Porte d’amore (2012), 50 Letterati Ferraresi. Dal Quattrocento a oggi (2013) e Il Santuario del Poggetto (2013).

GENERE Narrativa

FORMATO EPUB e MOBI

ANNO DI PUBBLICAZIONE 2014

CONTENUTI

La città favolosa, mai nominata, riverita e irrisa da questi dodici brevi racconti gentili e insolenti è Ferrara. Un luogo che non era Luogo ma lo è diventato, in un tempo che non era Tempo ma poi è incominciato.

http://www.este-edition.com/prodotti.php?idProd=909

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