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Ferrara – Rendine e i giovani della Meloni contro l’ex sindaco Tagliani (e al ballottaggio con la Morghen e i 5 Stelle’)

IMG_20140517_183005Rendine: “Taglieremo i parassiti dalle partecipate”

Focoso comizio elettorale in piazza Savonarola

http://www.estense.com/?p=385094

Comincia in dialetto il comizio del duo Francesco Rendine – Massimo Masotti, e continua a snodarsi in piazza Savonarola, davanti a un centinaio di persone, fra un sgnor dutor e un sgnor inzgner, partendo dal primo cavallo di battaglia rendiniano: la rinuncia a farsi finanziare da altri la campagna elettorale. “Tagliani invece ha ricevuto dei finanziamenti – attacca il candidato sindaco –: si sentirà libero nel dare gli appalti? E se il figlio dell’imprenditore che l’ha finanziato parteciperà a un concorso in Comune, non sentirà un certo languorino?”. Questa è la Giustizia di cui parla il simbolo, mentre l’Onore è rispettare la parola data e la Libertà il lavoro, “perché l’uomo che non lavora è soggetto a cento soprusi e ricatti, in balia del capetto di turno”.

Il sindaco Rendine risolverebbe il problema del reperimento risorse col taglio ai costi della politica e della macchina comunale. “Qui ci sono troppe partecipate – ha continuato ieri pomeriggio davanti alla statua del Savonarola –, e in ognuna Consigli d’amministrazione e Collegi dei revisori, tutti con politici ed ex politici. Tanto per non fare nomi, Palombo – ex sindaco di Vigarano, oggi presidente Acer, ndr – e Carrara – già assessore provinciale, oggi direttore Acer, ndr –. Solo noi, che non siamo legati ai partiti, possiamo tagliare questa masnada di parassiti”. Confermato anche il dimezzamento delle indennità di sindaco e assessori, con un risparmio di un milione e 450mila euro in tre anni.

Da tutti questi tagli dovrebbe arrivare una decina di milioni di euro nel corso dei cinque anni, soldi necessari se si vogliono ridurre le tasse comunali sulle nuove imprese “del 75% nel loro primo anno di vita, del 50% nel secondo e del 25% nel terzo” ha annunciato l’avvocato Tosca Cappabianca, che nella giunta Rendine farebbe l’assessore alle attività produttive, impegnandosi anche a “far girare le pratiche tra gli uffici, non chi vuole aprire qualcosa in città”. In certi quartieri della città, Gad in primis, andrebbe ridotta l’Imu sulla prima casa, perché se è vero che l’aliquota è al minimo, “ci sono immobili con una rendita catastale da 150mila euro mentre il loro valore commerciale è un decimo – ha ripreso Rendine –: un sindaco dovrebbe far riveder queste situazioni”.

Di sicurezza si occuperebbe il maresciallo dei Carabinieri in congedo Natale Ombra, per smettere di avere poliziotti municipali “che si girano dall’altra parte quando succede qualcosa o che vanno a cercare qualcuno che ha parcheggiato fuori dalle strisce per andare in ospedale: dovranno piazzarsi nella zona Grattacielo e chiedere i documenti a tutti quelli che si aggirano lì con fare sospetto”.

Lo stesso Masotti sarebbe invece delegato alla Cultura. “Bisogna riuscire ad entrare in qualche circuito – ha detto in proposito –: abbiamo già contatti per un Girolamo Frescobaldi Festival e per far diventare la nostra una città di studi sul vivere nella città murata”.

Sui temi ambientali (ad occuparsene sarebbe un altro avvocato, Paola Zavarini), Rendine si schiera con i No-Centrale ma non con i No-Inceneritore. “Il pattume può anche essere bruciato – ha detto – ma non è giusto che si inquini la città bruciando anche quello di Napoli o di Forlì. Che vantaggio ne avremmo? La combustione da rifiuti inquina molto, mentre il metano inquina pochissimo perché ha una combustione stechiometrica. Sarebbe pertanto meglio sovrariscaldare il fluido geotermico col metano, visto che Hera ci fa pagare l’acqua calda esattamente come se avessimo una caldaia a metano. L’inceneritore va depotenziato al minimo indispensabile per soddisfare i soli bisogni di Ferrara. Non va usato per bruciare pattume da altre città con business di Hera ed “aria pesante” per i ferraresi”.

……………………Giorgia Meloni

È arrivata in Largo Castello guidando una Fiat 1100 Giorgia Meloni, che prima di entrare in Camera di Commercio ha srotolato da una finestra della fortezza un tricolore di dieci metri, davanti alla quale ha registrato un con lo smartphone un breve video postato sulla sua pagina Facebook.

Sopra, nella sala della Camera, ad aspettarla c’erano almeno 140 persone, che le sono grate “per aver fatto ardere di nuovo la fiamma sulla scheda elettorale, non certo nei nostri cuori dove non si era mai spenta” ha detto il candidato alle europee Alberto Balboni, seduto al tavolo dei relatori a fianco di Meloni, Mauro Malaguti e del candidato sindaco Vittorio Anselmi.

“Sono i cittadini che hanno il potere, sono gli Italiani a decidere, non i sondaggi o Bruno Vespa” ha esordito lei, ricordando che “non esistono battaglie perse in partenza”: domenica 25 Fratelli d’Italia si gioca il tutto e per tutto, visto che se non arriverà al 4% non riuscirà a mettere piede nel Parlamento Europeo.

Ma una volta là, cosa farebbero i suoi deputati? “C’è bisogno di una classe politica che difenda gli interessi nazionali – ha continuato in Camera di Commercio –: in questi anni in Europa siamo andati a prendere ordini, chiedere scusa e dire che faremo i compiti a casa”. Con risultati nulli, visto che dopo la “sostituzione di un governo poco incline – quello Berlusconi, ndr – con altri più compiacenti i nostri fondamentali sono peggiorati, e abbiamo firmato trattati per cui dal prossimo anno dovremo partire con macellerie sociali fino a 75 miliardi l’anno, quando è difficile trovarne sei”.

Allora sono “cretini”, questi euro burocrati? “Forse no – continua la leader di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale –, visto che a qualcuno può far comodo mettere in ginocchio la seconda potenza manifatturiera europea, per poi venire a comprare i nostri asset”. È normale che gli altri governanti europei facciano l’interesse del proprio paese, “ma è scioccante che siamo noi a remare contro noi stessi: io non considero normale che Monti, Letta e Renzi, un ragazzo che ha visto troppi film americani, facciano gli interessi tedeschi. Si è mai visto un Presidente del Consiglio che deve farsi bollinare le riforme? Il 17 marzo doveva restare in Italia a festeggiare la nostra unità, non andare dalla Merkel a fare un inchino come neanche Schettino al Giglio”.

Oltre ai temi economici, l’altro grande cavallo di battaglia europeo è l’immigrazione: “mi ha stufato la demagogia da salotto che finge sia solidarietà far entrare tutti e poi nella migliore ipotesi trovarli ai semafori a pulire le macchine. La soluzione della sinistra non può essere una selezione naturale per cui chi ce la fa a superare il viaggio della morte può tentare la fortuna in Italia”. Le proposte sono allora la distribuzione su tutti i 28 paesi dell’Unione degli immigrati che richiedono asilo, e anche l’accollamento dei costi alla stessa Ue, visto che costano 900 euro al mese, il doppio di una pensione minima”.

Sull’euro, Fratelli d’Italia invita a domandarsi se questa moneta unica ci conviene o no. Siccome la risposta è negativa, la soluzione è uno “scioglimento concordato e controllato” dell’unione monetaria”…..  http://www.estense.com/?p=384996

Marcello Veneziani, l’estetica del voto in libertà

Almeno per una volta alle prossime europee abbiamo la fortuna di esprimere un voto inutile, in libertà.

Non è un voto sul governo ma per eleggere un Europarlamento che serve a poco. Dunque ci possiamo permettere il lusso di votare secondo ragione e sentimento. In purezza. E allora potremo dar libero sfogo ai nostri pensieri. Suggerirò, a titolo personale, con che spirito votare, non chi votare. Innanzitutto votiamo come se fosse un referendum sull’Unione europea, e se non ci piace diciamolo chiaramente: bocciamo chi la comanda e i diktat che impone. Mandiamo un messaggio simbolico all’Unione europea.

C’è poi, mai come stavolta, una parata di partiti personali, ridotti al nome del loro leader. E se votassimo controcorrente per un’idea d’Europa, un’idea di politica, di governo e di civiltà piuttosto che per la faccia di un attore politico? So quanto è difficile trovare un barlume di idee nel panorama, ma se stavolta fosse il criterio giusto? Votare per un ideale o almeno per la sua ombra… Ciascuno il suo, s’intende. Voto inutile? Sì, ma il suo contrario non è oggi il voto utile, è il voto nocivo. Se non si vota sul governo, votiamo solo per rabbia? No, in mancanza d’uomini, votate per le idee. Non si vedono neanche le idee? Ma le idee possono essere invisibili, gli uomini no. Non resta che annusarle nell’aria, intravederle fiammeggiare nei simboli, balenare nelle storie e avvertirne una traccia nel linguaggio che ricorda vagamente qualcosa che ci era familiare… Nostalgia dell’avvenire, diceva uno che morì oggi.

IL GIORNALE

Ferrara, Ilaria Morghen M5Stelle prenota il Municipio, nonostante la stampa venduta al PD, associazione a dipingere

Ferrara, Piazza Savonarola, diversamente comizio finale del M5Stelle Ferrara, con  – protagonisti-  figure di spicco naziionali- e – naturalmente –  la futura sindachessa Ilaria Morghen, il primo sindaco donna per Ferrara, dalla … Resistenzaa! (1945-48) e poi il PD diversamente renziano locale, anzi anti-renziano persino (iperbole significativa e significante…) del mafiodemocristiano Tagliani, pseudo post PCI (ma gli alzheimer ferraresi in buona fede, sia ben chiaro, purtroppo ci credono!).   Piazza gremita, oltre misura, nonostante il ben noto (tranne ai giornalisti locali) editto anti M5Stelle della premiata ditta Tagliani/Partito Democristiano….  E  alcune ad hoc bombe eleganti (altro che “bastardi”) verso la casta culturale Ferrara Arte  PD, di alcuni dei 5Stelle parlamentari nazionali o regonali (ma i pennivendoli locali forse manco lo sapevano..). Poi, un 10 minuti straordinario della futura sindachessa, Ilaria Morghen: bravissima a condensare  un Attack Ferrara, degno del film di Tim Burton,  contro l’intera Casta Ferrara PD, politica, economia, cultura, anche people (raro non leccaculismo al popolo!).  Ma i media locali?  Li abbiamo visti, ridicoli, roba da segnalazioni dirette all’ODG dei Roma (e per la cronaca già fatto!).

Neppure uno smartphone,  taccuini da prima ragioneria anni ’70..,

TELESTENSE,  SCANSIANI- NUOVA FERRARA –  BENDIN E LOLLI – RESTI DEL CARLINO- MANCO E’ DIRETTORE- ZANGARA BACIA PILE DI TAGLIANI E CRONACA COMUNE FE… LA PRAVDA (UNICA IN EUROPA) FERRARINA- COME DICEVA IL GRANDE ROBERT FREAK ANTONY ” NON C’E’ GUSTO A … FERRARA A ESSERE INTELLIGENTI- FELTRINELLI- NON FAUST EDIZIONI!”

GIORNALISTI A DIPINGERE…  NEL LIBRO CUORE DIVERSAMENTE PAGA DEL PARTITO DEMOCRISTIANO PD  TAGLIANI EX SINDACO!

 

Marcello Francolini: Urbanesimo e spazi interspaziali

Le durissime polemiche seguite alla pubblicazione del rapporto Ichese hanno una doppia valenza. La prima riguarda il contenuto scientifico del rapporto (la possibilità che la sequenza sismica di due anni fa sia collegata con le attività di estrazione nel campo di Cavone), la seconda il fatto che il contenuto del rapporto è stato tenuto nascosto dalla Regione Emilia Romgna.

Il secondo elemento rischia, alla lunga, di essere molto più devastante della possibilità che il terremoto sia effettivamente collegato alle attività minerarie. Se nella società del rischio i cittadini dovranno abituarsi in un prossimo futuro all’ “incertezza” della scienza moderna, la loro insofferenza nei confronti del silenzio delle istituzioni è già arrivata a un livello di guardia. Prima o poi ci abitueremo a ragionare civilmente – ed è un segno di maturità scientifica- degli incerti confini del “principio di precauzione”, ma già ora non tolleriamo più la mancanza di informazione e trasparenza sui dati che riguardano la nostra vita.

Qui sta il vulnus gravissimo inferto dal silenzio della Regione: nell’aver minato la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nel rapporto che esse hanno con la scienza e con gli esperti.

Un silenzio assordante, quello della Regione, silenzio che apre il campo a tutte le congetture, e finisce per legittimare ogni sospetto. “Non si può non notare un tentativo di tenere tutto riservato e una notevole ‘sensibilità’ da parte di certi personaggi in questa vicenda.”, ha dichiarato a estense.com Enzo Boschi, geofisico, docente all’Università di Bologna, ex presidente dell’Ingv e fino al 2000 presidente della sezione Rischio sismico della Commissione grandi rischi. È la modalità stessa in cui il rapporto è stato redatto, secondo Boschi, che è uno dei massimi esperti italiani, a legittimare il dubbio che non si volesse dare una chiara informazione “Trovo profondamente scorretto -ha dichiarato a estense.com- che il rapporto sia scritto in un linguaggio estremamente tecnico con tabelle e figure scarsamente o male spiegate. Oltretutto in inglese! Come se volutamente le cose non dovessero risultare troppo chiare. Un simile rapporto ha un impatto importante su un gran numero di persone – continua Boschi – che non hanno una preparazione specialistica ma che sarebbero benissimo in grado di capire con spiegazioni adeguate.” Non sarebbe stato dunque molto più corretto da parte della Regione ammettere l’esistenza del rapporto, rilevarne gli eventuali limiti di contenuto scientifico e chiarezza esplicativa, coinvolgendo magari i cittadini dei comitati (e i loro onnipresenti esperti) nel richiedere un “supplemento di indagine”? “Se queste cose si dicessero apertamente ci sarebbe un forte recupero di credibilità!”, conclude, su questo punto, Boschi. Perché dunque non si è seguita questa strada?

Silenzio degli scienziati e immobilismo dei politici
Che la comunicazione nel campo del rischio sismico sia in un profondo stato di empasse, con possibili gravissime conseguenze, lo aveva dichiarato recentemente anche Gianluca Valensise, dirigente di ricerca all’INGV di Roma, recentemente ospite a Ferrara per la presentazione del volume, “L’Italia dei disastri”, di cui è curatore insieme a Emanuela Guidoboni, direttore del Centro euro-mediterraneo di documentazione eventi estremi e disastri. In un’intervista rilasciata alla rivista Science on line in occasione del quinto anniversario del terremoto de L’Aquila, Valensise afferma che, nonostante da allora qualche progresso sia stato fatto nel rapporto fra comunità scientifica e cittadini che chiedono di essere informati sull’evolvere delle sequenze sismiche, molti scienziati dopo il processo abruzzese “tendono a condividere le informazioni critiche solamente fra loro”.

Dunque, secondo Valensise, siamo ancora sostanzialmente al 2012, quando in seguito alla sentenza de L’Aquila si dimise la Commissione grandi rischi, lasciando un vuoto di informazione pericolosissimo. In effetti, molti sismologi, afferma Valensise, hanno assunto un diverso comportamento nella comunicazione dei loro risultati, dovuto in buona misura anche alla paura di quanto successo. Il risultato è “una situazione di confusione degli attori coinvolti: scienziati, protezione civile, amministratori locali e cittadini.” Pertanto, in base a questo quadro, la “filiera” che dovrebbe collegare in maniera virtuosa gli esperti con i cittadini passando per le istituzioni è già bloccata al primo passaggio.

Il risultato previsto da Valensise è da brivido: “siamo in molti a sospettare che in Italia i prossimi terremoti distruttivi coglieranno di nuovo di sorpresa, per lo meno i cittadini e gli amministratori”.

E gli amministratori che fanno, che in questo silenzio surreale in cui è chiaro che più che il desiderio di oblio dei cittadini conta la mancanza di comunicazione delle istituzioni? Che hanno fatto in questo periodo di “pace” che, come ci è stato ripetuto tante volte, è quello fondamentale per arrivare preparati al terremoto prossimo venturo?

Anche questa parte della filiera mostra tutta la sua debolezza, lasciando i cittadini inermi. Nella nostra città – a quasi un anno dalla pubblicazione del Piano di protezione civile – non sappiamo ancora quali percorsi seguire in caso di terremoto (o altra calamità) per raggiungere l’aree di attesa in cui non è pericoloso fermarsi e giungeranno i soccorsi: manca la segnaletica e nessuno ha le mappe con gli itinerari sicuri.

Cosa è stato fatto della microzonazione perché gli abitanti del nostro Comune sappiano che “terreno hanno sotto i piedi”, visto che da questo, in ultima analisi dipende molto della loro capacità di intervenire sulla sicurezza delle loro abitazioni?

Che sappiamo – noi e le autorità istituzionali – della sicurezza sismica degli impianti a rischio di incidente rilevante del Polo chimico?
Perché, partendo da esempi di buone pratiche (come quelle di Battiamo il sisma), non sono state realizzate attività di comunicazione di massa che coinvolgano attivamente i cittadini nella responsabile gestione del rischio?

Scenari inquietanti
Ignoranza? paura? ignavia? colpevole superficialità? piccoli interessi di bottega (di cui molto si è visto)? In questo mix – in varie proporzioni – di elementi potrebbe esserci la spiegazione di questo silenzio. Così, mentre monta la frustrazione dei cittadini, mentre cresce il loro sospetto che dietro ogni silenzio si celi un inganno, inevitabilmente si finisce per prestar fede ad ogni voce.

E potrebbe esserci uno scenario molto inquietante.

“Allora io farei solo per una settimana di chiudere i rubinetti del gas e del petrolio, – ha affermato Raffaele Pignone, direttore del servizio geologico Emilia, nella puntata Shale caos della trasmissione televisiva Report – stai sicuro che tutta la gente scende in piazza che vuole una trivella non a 200 metri, ma sotto casa la vuole.”

In un quadro come questo, in cui si bloccasse ogni modalità di erogazione e di stoccaggio di gas e petrolio, un’opinione pubblica disinformata e affamata di energia farebbe salterebbe ogni distinzione fra i vari progetti e le diverse soluzioni. Senza guardare in faccia a niente e a nessuno, a quel punto, accetteremmo tutto pur di avere l’energia indispensabile.

Fantapolitica? Forse. Ma intanto la Libia, da cui ci approvvigioniamo da sud, è di nuovo in rivolta. E mentre scriviamo Putin sta concordando enormi forniture di gas alla Cina per stornare là le sue enormi riserve di gas, aggirando le sanzioni e il possibile blocco dei gasdotti che, via Ucraina, ci riforniscono da est.

Luuk Magazine

Mario Lozzi, lettera al Papa…

Lettera aperta al Papa che mai leggerà

Di Mario Lozzi
 
 
Caro Papa,
 
so benissimo che non leggerai mai queste righe. Sono abbastanza pratico di meandri di segreteria per sapere che questo foglio non finirà neppure in un cestino. Scrivo perché per me lo scrivere è come per una donna il partorire. Bisogna farlo e basta.
Pochi giorni fa hai detto ai preti, nella confessione, di perdonare sempre e di non negare mai le assoluzioni. Io sono stato un sacerdote cattolico per 26 anni. Nel 1962 fui ordinato. Dopo quattro mesi il Vescovo di allora, in un raduno spirituale di preti fece una lunga dissertazione sul “dovere di adempiere al debito coniugale da parte delle donne” e disse che, se una si fosse rifiutata di adempiervi per tre volte di seguito, le si doveva negare l’assoluzione. Disse: “Il debito coniugale è la base solida su cui si regge la famiglia”. Poi domandò a ciascun prete cosa ne pensasse.
Io avevo confessato il giorno prima una donna: mi aveva detto piangendo che il marito, ubriaco, l’aveva rovesciata sopra un mucchio di legna tagliata pretendendo sempre “l’assolvimento del debito”. Lei, tutta pesta, era riuscita a fuggire e si confessava del peccato commesso.
Questo dissi, con tutta la prudenza che il segreto di confessione esigeva. Aggiunsi che mi pareva una cosa assurda negare una assoluzione ad un azione che, in quel caso, non pensavo avesse nemmeno una relazione col “peccato”, almeno per quanto riguardava lei.
cont  DESTRUTTURALISMO....    MARIO LOZZI
*BLOG A CURA DI M.A. PINNA

Ferrara-Italia: Carolina Marisa Occari tribute

L’addio a Carolina Marisa Occari: maestra d’incisione e allieva di Morandi insegnava agli studenti l’arte di guardare

L’addio a Carolina Marisa Occari: maestra d’incisione e allieva di Morandi insegnava agli studenti l’arte di guardare

  • 17 maggio 2014

“Quali lezioni hai oggi?” / “Dopo Italiano e Scienze ho finalmente Disegno! Due ore!” / “Ma non hai mai i compiti di Disegno?” / “La Professoressa dice che il nostro compito è quello di guardare, sempre, tutto. E ricordare”.

Così il ricordo della mia professoressa di Disegno delle scuole medie, Carolina Marisa Occari, si presenta quando vengo a sapere che ci ha lasciato. Un’arte del silenzio e dell’attenzione, dei particolari naturali che pochi sanno apprezzare e riconoscere.

ricordo-marisa-occari

Una grande fattoria ferrarese, 2004, acquaforte

Marisa Occari inizia ad ascoltare il Po a Stienta nel 1926, e se ne allontana da ragazza per studiare alla scuola d’arte Dosso Dossi di Ferrara, quindi al liceo artistico di Venezia e infine all’Accademia di belle arti di Bologna, dove è allieva di Giovanni Romagnoli e di Giorgio Morandi. Nei primi anni ’50 comincia a dedicarsi all’arte dell’incisione, ed è proprio Morandi che comprende l’energia artistica che Marisa trae dai suoi incontri con il Fiume.
Incide sulle lastre per sempre i suoi paesaggi, gli intricati borghi naturali, le piccole cose e i personaggi della sua campagna. I segni precisi, decisi, eterni che trasformano gli ambienti di bassa pianura, segnati da canali, filari, casolari, dal delta del Po, in luci ed ombre del regno di terre ed acque. Le sue opere rappresentano l’arte incisoria italiana del ‘900.

ricordo-marisa-occari

Grande pioppo sul Po, 1999, aquaforte

In una recente intervista Marisa Occari ricorda i suoi incontri con il Fiume: “Il Po, che cosa meravigliosa! Si trasforma a seconda dell’alba e del tramonto. I tramonti poi sono unici. Mia madre mi diceva: ‘Prendi la bicicletta Marisa, corri, fai presto, vieni a vedere tutta la bellezza del tramonto’.”

“Mia mamma era preoccupata. Si lamentava con mio papà: ‘Dicono tutti, ma quella matta della Occari è sempre lì che va in giro con le sue borse, con le sottane tutte scucite (non badavo molto alla moda)’. Ed in bicicletta io correvo con le mie cose per disegnare, le chine, le matite, ero affascinata da quella cosa lì. Era il momento più creativo”.

Nel 1951, dopo la rotta del Po: “Io riuscivo ad andare da Stienta ad Occhiobello in bicicletta. Dall’argine vedevo un paesaggio lunare, gli alberi contorti, sradicati, un insieme di rovine. Ero affascinata da questo luogo. Mi ricordo la devastazione e la morte di tante persone. Il paesaggio aveva acquistato un fascino, una distesa di bellezza. La nostra campagna è bellissima. Non ne potevo fare a meno”.

“Il giorno del mio compleanno mio figlio mi ha chiesto cosa mi facesse piacere. Gli ho detto: Tu mi porti a vedere il mio Po.”

Arrivederci Marisa.

Ferrara. Elio e le storie smartfhone nella terra del caco Tagliani!

dinosauri* GRANDE LASPSUS PRESS DI ESTENSE COM, pseudo libera informazione a Ferrara, un pochetto ma nulla più, nei fatti…. *  manco una X sul -per carità  genialoide spot PD macchina locale – (ma sulla pelle dei ferraresi e del futuro locale!)  una apologia a una band pur piacevole, ma – nei fatti . mandarina doc pro l’ex sindaco Tagliani, roba da minculpop, panem (?) et circenses per gli allocchi ferraresi! nota di asino rosso1

Gli ‘Elii” non deludono mai e ancora una volta conquistano Ferrara con quella loro musica unica in Italia – e probabilmente al mondo – capace di unire satira e divertimento a una maestria tecnica senza eguali. La chitarra di Cesareo, il basso di Faso, la batteria dell’”extracomunitario” – in quanto svizzero – Christian Meyer, le tastiere di Rocco Tanica e, naturalmente, la voce e il carisma di Elio: le cinque colonne portanti del gruppo hanno aperto il nuovo festival di Altroconsumo con un’esibizione gratuita in piazza Trento Trieste, che è servita anche come ‘prova del fuoco’ alla resistenza del nuovo Listone appena rinnovato dopo i lavori.

E l’occasione del primo concerto in piazza Trento Trieste diventa anche l’occasione per uno spot elettorale, con il presidente della Fiera Zanardi che dal palco ringrazia il Comune di Ferrara per questo restyling. La folla però non coglie l’assist e gli applausi arrivano solo dopo, per i ringraziamenti agli organizzatori del concerto, l’associazione Altroconsumo.

A ogni modo la ‘prima’ del Listone è una prova superata a pieni voti, se si considera la marea di persone che ha riempito la piazza durante il concerto. Dopo il passaggio a Ferrara e nei lidi comacchiesi nel corso del 2012, Elio e le Storie Tese hanno riconquistato la città estense, che si è dimostrata ben felice di accoglierne il ritorno cantando a squarciagola dalla prima all’ultima canzone….  C  estense com.

Ferrara, Altro Consumo boom Festival: con Elena Cattaneo “Per la Scienza”

Con 25.000 presenze chiude la seconda edizione dell’Altroconsumo Ferrara Festival, dedicata agli inganni che subiscono i consumatori e a come evitarli. Dal 16 al 18 maggio tre giorni di incontri e di faccia a faccia con migliaia di utenti a caccia di consigli utili per uscire dalle trappole del mercato. In apertura il concerto di Elio e le Storie Tese con 10.000 fan. Poi degustazioni alla scoperta dei parametri di qualità di un alimento feticcio come il caffè, consulenze personalizzate per giovanissimi su colloqui di lavoro e su come scrivere un curriculum, seminari di formazione per giornalisti, tutorial puntuali dalle app ai detersivi, dai farmaci ai cosmetici, agli smartphone.

“Non siamo un Paese senza speranza. Con la competenza, lo spirito critico e la verifica da applicare in ogni ambito di attività, dall’informazione alle scelte d’acquisto, possiamo migliorare, da subito, ora”, ha dichiarato la scienziata Elena Cattaneo, senatrice a vita, intervenendo nell’incontro della giornata di chiusura del Festival “La verità, vi prego, sulla scienza” in piazza del Municipio, gremitissimo e applaudito, sotto un sole pieno e nessuna zona d’ombra.

Presa d’assalto la mostra agli imbarcaderi del Castello, Il trucco c’è e con noi si vede, con circa 5.000 presenze e code all’ingresso diaboliche. Un percorso sensoriale a tappe su come per tutti sia possibile cadere in trappola o prendere un abbaglio; la mostra “ha reso chiaro a tutti in modo diretto com’è facile essere vittima di suggestioni e ambiguità sensoriali” ha commentato all’uscita una visitatrice.

L’edizione 2014 del Festival ha visto il patrocinio del Comune e della Provincia di Ferrara e di Ferrara terra e acqua, il partner organizzativo Ferrara Fiere Congressi e Sky media partner dell’evento….. C  estense com

Ferrara, Elio e le Storie Tese igienizzano il Listone spot Pd

“Ferrara sì, Ferrara no…” Non siamo esattamente la terra dei cachi però speriamo di piacere comunque agli “Elio e le storie tese”. …..  il festival di Altroconsumo ha pensato ad un regalo strepitoso: un concerto gratuito degli Elio e le storie tese sul Listone alle 21.30 …del 16 scorso Su una piazza Trento Trieste appena rinnovata, la mitica band con la sua carica. Altroconsumo, per l’inaugurazione della tre giorni di Festival non poteva scegliere artista migliore, perché gli “Elio” sono molto di più che una band “demenziale”. Chi li conosce sa perfettamente che non si limitano a “fare il verso” a determinati personaggi-situazioni-problematiche dell’attualità. Il loro rock, seppure con colorazioni nonsense e satiriche, fa pensare e, come loro stessi amano ripetere, la loro è “musica per sognare”. Li abbiamo visti sul palco di Sanremo, a “Parla con me” e in altri numerosi programmi televisivi ma spesso facciamo fatica a vedere oltre il loro show. Ad accorgerci, ad esempio, che Stefano Belisari e i suoi compagni sono musicisti di grande spessore ed estrema professionalità. Chi è Belisari? Un cantautore che scelse di chiamarsi “Elio” a per diversi anni mantenne il segreto sul suo vero nome. Quest’anno Elio, per sua scelta, non sarà giudice ad X Factor, ma sarà impegnato ad incontrare folle nelle piazze e nei teatri perché assieme alle “storie tese” sta ancora celebrando la sua ultima fatica: “L’Album Biango” (che contiene anche “La canzone mononota” feat. Nek). Non abbandoniamoci però all’ “Eliocentrismo”, vediamo invece chi sono gli artisti che con lui compongono una miscela esplosiva: Nicola Fasani (Faso) al basso elettrico, Davide Civaschi (Cesareo) alla chitarra, Sergio Conforti (Rocca Tanica) alla tastiera, vocoder, drum machine, Christian Meyer alla batteria e Antonello Aguzzi….  C  nuova ferrara