Tecnologia

Cosimo Pergola: Etica 3.0 per tutti

 

Cosimo Pergola  La ricerca di un’etica per tutti

Il Divino oltre Dio i Diritti oltre i fondamentalismi

ARMANDO EDITORE, ROMA, 2014

 

 

“La società attuale è sottomessa all’arbitrio della finanza speculativa: al fondamentalismo del mercato si contrappongono i fondamentalismi religiosi, aspetti di una reazione alla modernità di stampo regressivo. In entrambi i casi, nel contrasto si sperimenta una grave lesione dei diritti delle persone: vanificando le aspettative di uomini e donne incolpevoli, vengono anche compromessi i piani di vita di intere generazioni. In questo saggio, l’autore argomenta la necessità di una nuova stagione dei diritti e la reinvenzione del divino come risposta alla crisi in cui è precipitata la società.

Cosimo Pergola, in passato uomo d’azienda, oggi è ricercatore per intimo convincimento e passione per le “questioni ultime”.

    A dispetto dei pur anche non banali Crepet o Odifreddi ecc, Cosimo Pergola, ex Imprenditore, da outsider creativo, lancia grazie alla sempre culturalmente in anticipo Armando (si pensi solo a Popper e McLuhan…) , un quasi pamphlet finalmente squisitamente laico e neomoderno, oltre altrove spesso ibridi paralleli inficiati da certo stesso pensiero unico. Morte le ideologie e le utopie, la società liquida domina imperante e poco decifrata, essa stessa è diventata un pensiero unico, semitotalitario. Con nuove dinamiche misconosciute neomedievali, non solo iperboli: la confusione tra uguaglianza giuridica e omologazione collettivistica culturale, la grande lacuna – almeno nell’opinione pubblica e delle varie caste al potere, anche culturale, di nuove mappe “etiche” nell’agorà stesso , cronaca live, dei media e della storia oggi subito prassi il giorno dopo…

E gli esperti infatti disquisiscono quasi sempre il day after, mentre la velocità del divenire già trasforma e riplasma gli scenari.

La crisi contemporanea è figlia più di certa accelerazione inedita che di crisi di risorse naturali o tecnologiche… Ecco, da Pergola un bellissimo e originale zoom, dove la società incombente dei simulacri quasi si rivela come un sistema unico e chiuso, nonostante le sbandierate differenze e prospettive aperte e globali pretese.

Tra i fondamentalismi, classici religiosi, ancora politico ideologici (dis-organici ma ancora fattuali), culturali stessi, non ultimo l’orizzonte analogo dell’ ex uomo comune, gadget del 2100 ma neuroni sempre gli stessi del determinismo skinneriano e pavloviano provinciale o poco conoscitivo (anche per scelta, libri a 1000 lire… e Internet accessibili anche a idraulici e agresti sperduti nei villaggi ad es della Val Camonica…), emerge un clamoroso wireless: giochi di incastri nevrotici interclassisti e interetnici persino…. E generazioni diverse tutte nel vortice del territorio senza bussole, la mappa solo materia oscura.

Poi, ovvio, ripercussioni sempre più minanti lo Stato di diritto e la libertà individuale, un problema epocale anche i necessari download delle Costituzioni varie, finanzocrazie o teocrazie varie uber alles sulla pelle e i sogni anche dei liberi cittadini (anche sul bisogno naturale di devozione o trascendenza). Pergola diagnostica tale “malattia” psicosociale, segnala ricette possibili per il ritorno dell’Uomo moderno, ecomoderno evoluto, al volante della sua passeggiata terrestre. Salutare rasoio di Ockam per liberare la libertà dagli stessi fondamentalismi giuridici (e le sue distorsioni).

Sorvolando come un turista alieno avanzato certa pur esistente letteratura pluridecennale se non “storica” “alternativa” più o meno fuurizzante o retro futuribile…(e eclettica, interdisciplinare).  Solita X dei tempi moderni e postmoderni: Chi comanda…pilota. l’astronave? uomini di conoscenza (anche “religiosa”) o Pitecantropi in cravatte neppure trendy?

RobyGuerra

Armando editore

 

Transumanesimo. Riccardo Campa interview

Il Presidente dell’Associazione Italiana Transumanisti e professore di Sociologia della scienza all’Università di Cracovia, Riccardo Campa, è stato recentemente invitato a

Il Presidente dell’Associazione Italiana Transumanisti e professore di Sociologia della scienza all’Università di Cracovia, Riccardo Campa, è stato recentemente invitato apartecipare a Le Invasioni Barbariche, trasmissione di successo condotta da Daria Bignardi su LA 7.

Guarda il video 

La discussione verteva sulle terapie antiaging, un tema centrale della filosofia transumanista. Dopo il faccia a faccia con il segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, la conduttrice ha invitato in sala un gruppo eterogeneo di partecipanti, tra i quali l’ex difensore del Milan Billy Costacurta, l’attrice Alessandra Faiella, la cantante Dorina Leka, la scrittrice Lidia Ravera, il medico Filippo Ongaro, l’allenatore di basket Dan Peterson, e – appunto – il filosofo transumanista Riccardo Campa. Come spesso accade nei talk show, si toccano temi importanti, ma per ragioni di tempo e dinamica della discussione, non si riesce ad approfondire a dovere ogni questione. Abbiamo dunque chiesto al professor Campa di entrare più in dettaglio, rispondendo alle domande di questa intervista.

Professor Campa, Le Invasioni Barbariche sono una platea importante. Secondo le stime, il suo intervento è stato seguito da circa un milione di telespettatori, mentre si sono contati almeno sei milioni di contatti zapping. Alla prima sua risposta sulla natura del transumanesimo, la conduttrice ha però mostrato qualche perplessità. È davvero un tema troppo “alto” per il pubblico televisivo?

Non credo che le cose stiano così. La conduttrice fa il proprio mestiere e spinge giustamente gli intellettuali ad esprimersi con concetti semplici, per raggiungere un pubblico più ampio possibile. Tuttavia, ho voluto essere almeno all’inizio preciso sul piano “scientifico”, perché ritengo che il pubblico che segue una trasmissione come le Invasioni Barbariche sia più colto di quello che segue altri programmi, su altri canali, in prima serata. Dunque, in grado di capire un concetto come quello di transumanesimo che, per inciso, ho presentato come sinonimo o quasi di “evoluzione autodiretta”. Quello che volevo dire è che le terapie anti-aging sono solo un aspetto di una questione filosoficamente ben più importante, ovvero: è opportuno intervenire direttamente sulla biologia umana, con le tecnologie più sofisticate, per eliminare o minimizzare gli aspetti della natura che ci piacciono di meno. Per i transumanisti, gli aspetti più indigesti che ci dà in dote la natura, come risultato di un processo evolutivo non gestito razionalmente, sono appunto l’invecchiamento, la debolezza, le malattie, la morte.

Qualcuno la pensa diversamente. C’è chi considera questi aspetti della condizione umana come inevitabili o addirittura indispensabili, desiderabili…

Questo “qualcuno” ha tutto il diritto di pensarla come vuole. Noi li chiamiamo mortalisti, sostenitori della morte. Nessuno è obbligato ad usarle queste tecnologie per rallentare l’invecchiamento, per allontanare la morte, per potenziare l’essere umano. Vivere più a lungo e in buona salute è un dolce frutto che però costa sacrifici. Dunque non si vede come si possa obbligare qualcuno. Mi preoccupo piuttosto quando questo “qualcuno” vuole imporre il proprio modo di vita passatista agli altri. Molto spesso, i tecnofobi non si contentano di vivere senza tecnologie, ma vorrebbero vietarle agli altri. Ancora più spesso, ipocritamente, le negano agli altri senza negarle a se stessi. Quando, per esempio, si lagnano della tecnologia e della società industriale in Internet o in televisione. Come se i computer e le videocamere fossero prodotti che nascono sulle piante.

Si può fare a meno della tecnologia?

Per me la coerenza è un valore fondamentale. Se qualcuno trova intollerabile la società industriale, perché non va a vivere coerentemente in modo pre-industriale? Ci sono interi paesi abbandonati sugli Appennini o le Alpi. Chi esalta la società pre-industriale dovrebbe andare a vivere in questi luoghi, con le capre, le lanterne a olio, il riscaldamento a legna. Lontano dalle metropoli, dalle televisioni, dai giornali, dagli editori. E invece no. Abbiamo anche i tecnofobi telematici. Questi non li stimo per nulla. Al contrario, ho un grande rispetto per gli Amish. Negli USA, gli Amish hanno fatto una scelta anti-tecnologica e sono coerenti. Tra l’altro, nessuno li tocca, nessuno li costringe ad usare l’elettricità o i motori a scoppio. Così, quando un mio studente mi ripropone la litania di quanto era bella la vita nelle società pre-industriali, gli do un semplice compito da fare a casa. Come test, gli chiedo di rinunciare per tre mesi non a tutti, ma a tre soli prodotti della società industriale: carta igienica, sapone e dentifricio. Naturalmente, gli chiedo anche di riferirmi l’esito dell’esperimento per telefono.

Allora sono i tecnofobi e i mortalisti gli intolleranti…

Non si può generalizzare. Però, se si fa eccezione per la ginnastica obbligatoria, proposta dai futuristi all’inizio del XX secolo, ed effettivamente in vigore anche oggi nelle scuole (salvo che in ultima istanza è possibile farsi esonerare), non c’è pericolo che la salute, la forza, la giovinezza, la bellezza vengano imposte per legge. Ognuno è libero di fare i propri calcoli e prendere le decisioni adeguate. Se una persona vuole bruciare come una candela, godersi rapidamente e intensamente la vita, e poi farsi da parte, faccia pure. Molto spesso però queste persone le vediamo poi vecchie, malaticce, sofferenti nelle corsie degli ospedali, a maledire lo stile di vita che le ha portate a quel punto – come ha giustamente osservato il medico Filippo Ongaro. Billy Costacurta ha raccontato che le terapie anti-aging gli hanno permesso di allungare la propria carriera di altri dieci anni. Dan Peterson è ancora sulla cresta dell’onda, anche perché ha seguito una dieta equilibrata e fatto uso quotidiano di vitamine e altri integratori.

Però se diventa una moda e la maggioranza della gente inizia a curare ossessivamente l’aspetto e la salute, chi non lo fa rischia di essere marginalizzato. Anche se non ci sono obblighi di legge.

D’accordo, ma questa è la regola della società aperta. Allora, analogamente, per mantenere l’uguaglianza, non dovremmo più studiare, leggere libri, informarci? In nome dell’uguaglianza, dobbiamo diventare tutti poveri come il più povero, stupidi come il più stupido, deboli come il più debole, malati come il più malato, ignoranti come il più ignorante, codardi come il più codardo, brutti come il più brutto, eccetera? Tutti noi abbiamo delle debolezze, dei difetti, dei problemi. E nessuno dice che non si debbano aiutare gli sfortunati, ma non è certo diventando come loro che li aiutiamo. Vogliamo forse un appiattimento verso il basso? Speriamo invece che la competizione, l’agonismo – che è un’eredità della cultura greca antica – porti piuttosto un miglioramento generale delle condizioni di vita. Ma quello su cui io insisto, è che la filosofia transumanista va ben oltre la superficie della vita sana.

Cerchiamo allora di andare in profondità, visto che qui abbiamo il tempo e lo spazio per farlo. Cosa non si è riusciti a dire in trasmissione?

Innanzitutto ritengo fondamentale chiarire che l’anti-aging non è solo una moda e non è nemmeno una “nuova” moda. C’è una tradizione antichissima incentrata sulla ricerca dell’elisir di lunga vita che risale ai miti greci e prosegue nel Medioevo e nel Rinascimento con la tradizione alchemica, per lasciare tracce importanti anche nella Rivoluzione scientifica, nell’Illuminismo, nel Futurismo, nel Socialismo. Nel mito di Prometeo, gli uomini ricevono da Zeus il segreto dell’eterna giovinezza, ma lo perdono malamente a vantaggio dei serpenti. Nel Medioevo, il frate francescano Ruggero Bacone – da alcuni indicato come l’inventore degli occhiali e della polvere da sparo – sostiene che Dio ha privato gli uomini della vita eterna, ma solo per vedere se riescono a riprendersela da soli attraverso la medicina. È proprio Bacone che introduce l’idea che l’invecchiamento è da vedere come una malattia. Certo, dalla Chiesa cattolica non fu visto di buon occhio, tanto che fu incarcerato per molti anni, ma le sue idee saranno poi riprese durante la rivoluzione scientifica da Francesco Bacone. L’utopia di quest’ultimo, La Nuova Atlantide, è una società basata sulla scienza, dove le biotecnologie hanno un ruolo centrale nella lotta per la longevità. Più tardi, durante l’Illuminismo, è Condorcet che nella sua opera più famosa – Quadro storico dei progressi dello spirito umano – afferma che la scienza sarà in grado di dare all’uomo una vita illimitata. E poi Filippo Tommaso Marinetti, anch’egli avventurandosi in previsioni futurologiche, afferma che l’uomo riuscirà a sconfiggere invecchiamento e morte fondendosi con le macchine. Sull’idea di evoluzione autodiretta e di correzione della natura umana converge anche Leon Trotsky, uno dei maestri del pensiero socialista. Insomma, c’è una nobile e antica tradizione di pensiero dietro all’odierno anti-aging. E qui mi sto limitando solo a qualche esempio.

Quali opere indicherebbe, tra le sue, per chi volesse approfondire questo aspetto?

Etica della scienza pura è una storia dell’ethos scientifico, ovvero dei valori che sorreggono la ricerca scientifica. Ma tra le pieghe di quel libro è nascosta una vera e propria genealogia del transumanesimo. Cenni si trovano anche in Mutare o perire, anche se il libro è più centrato sull’attualità. Ma direi che vado ancora più a fondo nella questione in altri saggi, come “Ratzinger contra Bacone”, apparso su Mondoperaio, “Leon Trotsky: un socialismo dal volto postumano”, “Il superuomo del futurismo” e “Le radici pagane della rivoluzione biopolitica”, apparsi su Divenire. Ecco, consiglierei innanzitutto questi.

Faccio allora come la Bignardi: potrebbe riassumere in parole semplici la morale della storia?

In parole semplici, non deve passare il messaggio che ora parliamo di anti-aging perché la nuova società dei consumi, le industrie farmaceutiche, non sapendo più cosa vendere, si sono inventate questa moda, trasformando ipso facto i sani in malati, facendoci diventare tutti ipocondriaci. Non è questa la filosofia anti-aging, né tantomeno è questo il transumanesimo. Certamente, le multinazionali hanno fiutato l’affare e sono in fermento. Per questo, io che insegno sociologia e conosco bene questi meccanismi, sono il primo a dire che serve molta attenzione. Bisogna stare attenti ai ciarlatani e agli affaristi interessati al solo profitto. Dico perciò a chi ci legge di rivolgersi sempre a medici di fiducia. “Di fiducia” proprio per minimizzare il rischio di diventare una cavia per imprenditori senza scrupoli. Detto ciò, farsi di tanto in tanto un esame del sangue per vedere di quali sostanze siamo carenti, e poi integrare l’alimentazione con qualche pillola prescritta da un medico, non significa certo diventare ipocondriaci. Significa fare prevenzione.

Faccio l’avvocato del diavolo: ma servono i medici e le pillole? Non basta un’alimentazione a base di cibi genuini o di integratori naturali?

La differenza tra naturale e artificiale è un vero e proprio mito. Certamente, si può sopperire a certe carenze ingerendo alimenti che si trovano al mercato. Per esempio, se si è carenti di magnesio, si può assumere molto riso. Tuttavia, cuocendo il riso si perde una grandissima quantità di magnesio e il riso crudo non è proprio una leccornia. Allora può venire comoda la pastiglia. Perché – ed è questa la cosa che voglio sottolineare – non esiste un magnesio naturale diverso da quello artificiale. Il magnesio è sempre magnesio, dovunque sia. È l’elemento chimico della tavola periodica degli elementi che ha come simbolo Mg e come numero atomico 12. Credere che il magnesio nel riso sia più salutare di quello nella pastiglia è una vera e propria superstizione. Tra l’altro, se “artificiale” significa “creato dall’uomo”, moltissimi alimenti di origine animale o vegetale che compriamo al mercato sono artificiali. Il maiale per esempio è un essere artificiale. Non esiste in natura. Lo ha creato l’uomo, attraverso un processo di selezione genetica durato millenni. Gli OGM sono solo un metodo nuovo per ottenere quello che prima si otteneva attraverso innesti e selezioni. I nostri antenati hanno iniziato nel lontano neolitico a modificare gli organismi viventi.

Ma, venendo appunto agli aspetti sociologici, questa attenzione al proprio corpo non è un segno dell’individualismo, dell’edonismo, dell’egoismo dei nostri tempi? In altre parole, il transumanesimo avrà anche padri nobili, ma ora la questione rischia di essere banalizzata.

Se si considera la questione tenendo presente una verità fondamentale della sociologia – ovvero che non esistono società senza individui né esistono individui senza società – ci si accorge che la questione ha più facce. Da un lato è vero che le terapie anti-aging le facciamo innanzitutto per noi stessi, per stare bene. Dunque, sono ispirate dal nostro egoismo. Ma c’è anche una dimensione altruistica, sociale, direi persino politica dell’anti-aging. La società italiana è già una delle più longeve al mondo. Ci superano il Giappone e pochi altri. Però, la società italiana è anche quella con il maggior numero di dementi. La demenza senile si manifesta, insieme ad altre malattie degenerative, perché si invecchia male. Le due questioni dell’invecchiamento e delle malattie si tengono. Bacone aveva avuto una straordinaria intuizione nel vedere l’invecchiamento stesso come una malattia. Ma veniamo all’aspetto sociale. Le persone anziane hanno spesso un bagaglio ricchissimo di esperienze e di saggezza. Sarebbe importante che lo trasmettessero ai giovani. Come sottolineava giustamente Lidia Ravera, c’è un tempo per ogni cosa. Quando il corpo appassisce, i nostri pensieri possono ancora fiorire. Ma a patto che non si rincretinisca. Evitare di diventare dementi è dunque anche un gesto altruistico a favore della società, perché non solo evitiamo di diventare un problema per la collettività, un peso, ma possiamo addirittura dare ancora qualcosa di positivo.

Durante la trasmissione, ha fatto una battuta sul sesso. Una strategia mediatica per riprendersi la parola, per riportare l’attenzione su di sé, e dunque sul transumanesimo?

Beh, non nascondo che non ho scelto il tema a caso. Ero partito forse troppo serio, considerando che dovevo interloquire anche con un comico, quindi ho cercato poi di sdrammatizzare. Ma non si tratta di una battuta. Molti studi indipendenti hanno mostrato che c’è una correlazione forte tra frequenza dei rapporti sessuali e longevità. Naturalmente la questione è più complessa. Una correlazione non è ancora una relazione causale, anche se il ruolo della produzione ormonale in questo processo è ben conosciuto. Inoltre, va sottolineato che deve trattarsi di una attività sessuale non frustrante, ovvero senza stress. Trovarsi molte amanti potrebbe non essere la soluzione ideale. Le statistiche dicono che vivono a lungo le persone in rapporti solidi con sessualità intensa, i single sessualmente molto attivi, oppure i fedifraghi, ma solo a patto che abbiano un secondo partner fisso e il primo non troppo geloso, perché le situazioni stressanti accorciano la vita. Purtroppo non c’è stato il tempo di entrare in questi dettagli. Ma il senso principale di questa mia osservazione è che per vivere a lungo e in salute non bisogna chiudersi in una campana di vetro. Ci si può anche godere la vita. L’importante è trovare i divertimenti giusti.

L’intervento è stato molto applaudito. E tutti i partecipanti al talk show si sono detti d’accordo.

Questo significa che il bigottismo e la sessuofobia che abbiamo ereditato da una certa tradizione stanno svanendo inesorabilmente. Mi pare una buona cosa.

Alla fine, è riuscito a dire che l’anti-aging è solo un inizio. Ha parlato di staminali, di ingegneria genetica. Insomma, per i transumanisti, le pillole e gli integratori sono una bazzecola. Ben altro bolle in pentola…

Sì, per fortuna sono riuscito ad accennare la questione. Le terapie anti-aging sono importanti, ma devono essere viste soprattutto come un ponte che ci può portare verso tecnologie longeviste ben più potenti. Non sappiamo quando queste tecnologie future saranno disponibili. Ma sappiamo che più allunghiamo la nostra vita, maggiori sono le probabilità di esserci quando essere appariranno. Intervenendo direttamente sulla biologia umana, potremo in pratica fermare il processo di invecchiamento. Ricerche empiriche in laboratorio vengono svolte in diversi paesi, con metodologie e obiettivi diversi. Si cerca o di disattivare i geni, i meccanismi che ci fanno invecchiare e morire. Oppure, e questa sembra la soluzione più a portata di mano, rinnovare periodicamente le cellule attraverso la clonazione terapeutica e le terapie a base di staminali. In breve, la “resurrezione della carne” promessa dal Cristianesimo, potrebbe essere ottenuta grazie alla scienza, anche se si preferisce il termine più prosaico di “rigenerazione dei tessuti”. Ma anche questa terapia può essere vista come un secondo ponte verso tecnologie ancora più potenti. Anche rigenerando periodicamente i tessuti, restiamo esseri fragili, esposti a vari pericoli. Possiamo ancora morire in incidenti stradali, o per malattie sconosciute, o uccisi da armi. Ecco allora che può diventare conveniente pensare anche al potenziamento e non solo alla rigenerazione. Possiamo per esempio potenziarci ibridandoci con le macchine, sostituendo gli organi biologici con organi elettro-meccanici, quando funzioneranno meglio. In fondo, il caso Pistorius è emblematico. Con gambe artificiali, l’atleta sudafricano corre più forte dei normodotati.

Pur essendo anch’io affascinato dai temi transumanisti, in chiusura, mi sento di fare ancora una volta l’avvocato del diavolo. Dal transumanesimo emana una gran voglia di vivere, di fare, di lottare. Ma se riusciremo a vivere per secoli, grazie a queste tecnologie, non corriamo il rischio di annoiarci? Questa è stata la battuta finale della Faiella…

Come battuta faceva ridere, ma era appunto una battuta. Morire è la cosa più semplice del mondo. Basta non fare assolutamente nulla. Chi è annoiato dalla vita non deve fare altro che andare in un luogo isolato, privarsi di tutte le tecnologie, inclusi i vestiti, e aspettare. Tempo qualche ora o qualche giorno ed è morto, di freddo, di sete, di fame. L’uomo senza tecnologie non esiste, né è mai esistito. Quando non maneggiava ancora tecnologie si chiamava scimmia, non uomo. La tecnologia è dunque l’essenza dell’umanità. La tecnologia è la nostra vita. Allora, l’anti-transumanista, ovvero chi dice “odio le tecnologie e voglio morire presto” (il contrario di quello che direbbe un transumanista, cioè: “amo le tecnologie e voglio vivere in eterno”), se è ancora vivo, evidentemente sta mentendo. In realtà, sta lottando per sopravvivere, come tutti gli altri. Mente o è in una situazione di falsa coscienza. Concludo col dire che vivere talmente a lungo da arrivare ad annoiarsi della vita sarebbe un ottimo risultato. In fondo, poi, morire è un gioco da ragazzi. La tragedia è morire quando si ha ancora voglia di vivere. Oppure, dover vivere, pensiamo al caso Welby, quando si vorrebbe morire. L’optimum sarebbe invece poter decidere quando morire. Dunque, il valore base del transumanesimo non è tanto la vita, quanto la volontà. Non vogliamo la vita a qualunque costo, quanto piuttosto rimuovere gli ostacoli naturali e sociali alla nostra volontà di esistenza, di sapienza, di potenza. Credo che questo sia anche il desiderio più antico e sincero manifestato dall’uomo e lo dimostra il fatto che, quando ha immaginato gli dèi, li ha immaginati eterni e beati. Ciò che lui stesso voleva essere.

——————––ANTIAGING

Riccardo Campa, La Specie Artificiale (Deleyva editore, 2014)

 

Campa  libroLa specie artificiale. Il nuovo libro di Riccardo Campa

VIDEOPROMO

 

Chi si interessa del progresso biomedico e delle sue conseguenze sociali può ora giovarsi dell’ultima fatica editoriale di Riccardo Campa, professore di bioetica e sociologia medica all’Università Jagellonica di Cracovia e presidente dell’Associazione Italiana Transumanisti. La specie artificiale. Saggio di bioetica evolutiva – questo il titolo del libro pubblicato da Deleyva Editore – affronta i consueti temi della bioetica, ma da una prospettiva radicalmente diversa. Lo scopo principale della ricerca non è, infatti, argomentare “pro” o “contro” questa o quella pratica biomedica, come già fanno molti libri in circolazione, ma cercare di capire come gli sviluppi della biomedicina da un lato e le dottrine bioetiche dall’altro stanno modificando e modificheranno ancor di più in futuro la specie umana. Ci si chiede spesso se una pratica biomedica sia benefica o malefica nell’immediato, ma ci si domanda assai più raramente che impatto essa abbia sull’evoluzione. Ancora meno ci si chiede che impatto abbiano sull’evoluzione le dottrine bioetiche. Assumendo un punto di vista evolutivo, la classica contrapposizione di campo tra “laici” e “cattolici” appare in una luce diversa. Una volta che le tecniche sono state forgiate, non importa se si è favorevoli o contrari: qualunque scelta determinerà l’evoluzione della nostra specie che, in questo preciso senso, è “artificiale per natura”. Quello che davvero importa è dunque capire da dove veniamo, dove stiamo andando e soprattutto dove vogliamo andare. Il libro è stato inserito nella collana Neoantropologia, diretta dallo stesso Campa. Scopo della collana è proporre ricerche sulle interazioni tra sviluppo tecnologico ed evoluzione umana. Queste indagini vengono ricondotte dai rispettivi autori alle discipline accademiche più disparate. Perciò, Deleyva Editore ha sentito l’esigenza di delineare un’area di studio interdisciplinare, dandole un nome e soprattutto una letteratura di riferimento. «Neoantropologia» è il neologismo che è stato coniato proprio per indicare gli studi storici, filosofici e scientifici volti a mettere in luce le trasformazioni fisiche, intellettive e morali dell’uomo contemporaneo, in particolare quando sono frutto di uno sforzo autoevolutivo. Così come la «paleoantropologia» è lo studio dei resti fossili dell’uomo e dei tipi umani ormai estinti, la «neoantropologia» è lo studio dell’uomo nuovo, dell’uomo possibile, dell’uomo futuro, dell’uomo che trascende se stesso.

RICCARDO CAMPA VEDI WIKIPEDIA

DELEYVA

 

Massimo Conte In Web We Trust (Armando editore)

 

Conte armando editore*Massimo Conte FIDUCIA E TRADIMENTO

In web we trust.

Traslochi di società dalla realtà diretta

alla virtualità della

network society

(ARMANDO editore, Roma, 2014)

Dall’incipi editoriale:

In questo studio si affronta il concetto di “fiducia”, intesa come categoria legata agli atteggiamenti ed ai comportamenti sociali. L’Autore ci invita a prendere in considerazione quanto sta avvenendo nella società odierna, preda di un cambiamento inarrestabile: spostiamo con un click appartenenza, denaro, pensieri e parole, sentimenti ed emozioni personali e politiche, in un dialogo elettronico intermittente con amici e non. Una riflessione sulla società della comunicazione che esalta l’individualità e che ha come rischio quello di portare a legami inconsistenti, indecifrabili e discontinui.

*Massimo Conte è un apprezzato sociologo indipendente. PhD in Sociologia e Ricerca Sociale.

Social Network revolution o ombra del Web, allucinazioni o miraggi condivisi non stop?

Certamente una revolution, simultaneamente necessarie X : ogni persona – direbbe De Kerckkove è non solo notizia ma produttore e regista del proprio self: il web potenzia la creatività latente soggettiva, compensa junghianamente la vita reale spesso frustrante, fattore umano interpersonale incluso. Elecro frienda, come noto a tutti su Facebook o altro, sono virtualmente… a portata di parola clic e chat 24 ore su 24….

Indubbiamente la vita virtuale è ormai una seconda natura, una seconda vita …. dipende dagli avatar umani però, ottimizzarlo come potenziamento, simulazione esperimento, cuberspazio immaginario della vita reale, un poco come gli addestramenti degli astronuati prima dei viaggi spaziali.

L’autore esplora, analizza, descrive, evidenzia effetti eclatanti e meno noti, sullo sfondo un background psicosociologico conoscitivo ampio, robusto e significativo: .S. Cook, R. Hardin (Russel Sage Foundation), Francis Fukuyama, Simmel e Garfinkel, gli italiani contemporanei Alessandro Cavalli e Loredana Sciolla, Ota De Leonardis ed Antonio Mutti, Vittorio Olgiati e Giangiacomo Bravo, Riccardo Prandini e Luigi Pellizzoni, Mario Diani e Massimo Pendenza, Arnaldo Bagnasco e Giuseppe Moro, Riccardo Prandini e Giovanna Vicarelli, Lucia Boccacin e Donatella Bramanti, Massimo Paci ed Alberto Tarozzi, Marco Ingrosso ed Alessandro Pizzorno.

Non ultimo , si citava De Kerckhove e la scuola infatti di McLuhan, non a caso, nel libro esplorazioni da parole medium messaggio (e logiche del senso conseguenti)… quali le tecnologie e i media, figurarsi Internet e i Social Network, come estensioni psichiche s-oggettive e transpersonali, decifrazioni dell’interfaccia Web Uomo contemporaneo, a secondo della dinamica Media caldi e-o freddi e così via,

Va da sè l’On LIne se non poi anche in certo modo attinente con l’off line, con la prassi reali dei contact più o meno alieni (o alienati..) nel web, appunto, a medio lungo termine plasma umani automatizzati, il web diventa nella migliore delle ipotesi mero sogno a occhi e wireless aperti…… Il chattismo prevalente ad esempio nella Rete, nei social network in particolare, genera stati d’animo ben precisi, un imprinting nuovo e rapidissimo, tra Fiducia e Tradimento nelle infinite interfaccia con altri avatar o comunque navigatori.

La velocità e la ritmica live favorisce anche sia errori semplicemente digitanti che equivoci amplificati, magari per una virgola il banner è costante…..

Figurarsi quando, come ogni giorno registrano le cronache, il focus dei social network si caratterizza per questioni politiche, erotiche,, affettive e bullismi vari, la guerriglia 3.’ dey cyberattivisti o degli Hackers guru e cult nel web (che poi magari vengono assunti dalle corporation o dai servizi segreti…). Non ultimo, la Rete come scenario della fraudolenza intenzionale.., come chiunque può verificare solo nella posta indesiderata e nel fenomeno stesso dello Spam, la Rete stessa come Pornocomunicazione e tutte le scatole cinesi attinenti…

In definitiva, non solo un saggio massmediologo, ma un vero e proprio lavoro di analisi esistenziale 3.0, psicologia di Internet , eccellente e di grandi potenzialità anche didattiche evolute, un master necessario per giornalisti… magari e cosiddetti addetti istituzionali o della Scuola contemporanea italiana, università incluse.

R.G.

Alla ricerca del bambino perduto

mente computerPerche’ e’ cosi’ difficile ricordare quello che abbiamo vissuto nella prima infanzia? Finalmente c’e’ una risposta: la neurogenesi, o generazione di nuovi neuroni che avviene all’interno dell’ippocampo nel cervello, avrebbe un ruolo significativo in questa ‘amnesia infantile’, che si verifica tra l’altro non solo tra gli uomini, ma anche in altre specie. A spiegarlo e’ uno studio pubblicato sulla rivista Science. Quando i nuovi neuroni devono integrarsi nell’ippocampo, devono infatti competere con quelli gia’ esistenti, stabilendo nuove connessioni sinaptiche che possono coesistere o sostituire quelle piu’ vecchie. E anche se la neurogenesi nell’ippocampo persiste per tutta la vita, con gli anni cala parecchio. Ecco perche’ questa dimenticanza e’ piu’ forte nell’infanzia, quando la neurogenesi e’ maggiore. I ricercatori dell’Universita’ e dell’ospedale pediatrico di Toronto sono riusciti a dimostrare che questo fenomeno si verifica nei topi, nei porcellini d’India e altri piccoli roditori chiamati degus. Per farlo, prima hanno usato deboli elettroshock per istruire un gruppo di topi ad avere paura di un particolare ambiente. Poi hanno fatto entrare alcuni di loro in ruote girevoli, rilevando un incremento della neurogenesi quando correvano dentro le ruote. Quando hanno fatto ritornare i topi nell’ambiente di cui erano stati addestrati ad avere paura, hanno visto che quelli che avevano corso se ne erano dimenticati a differenza degli altri che non avevano corso. Quindi hanno somministrato dei farmaci per rallentare il tasso di neurogenesi nei topi ‘infanti’, che normalmente producono piu’ neuroni di quelli adulti, e hanno rilevato che quei topi erano in grado di serbare piu’ ricordi rispetto agli infanti non trattati. Infine i ricercatori hanno testato gli effetti della neurogenesi sulla dimenticanza nei porcellini d’India e nei degus, nati con neuroni maturi e che non avevano fatto esperienza di neurogenesi come gli infanti. Anche in questo caso hanno visto che non dimenticavano la loro paura velocemente come i topi infanti, ma quando gli veniva somministrato il farmaco per stimolare la neurogenesi, la paura veniva scordata.

Meteo Web

Stefano Vaj a Space Renaissance Italia

Conquista dello spazio e paradigma transumanista.
(ABSTRACT-  8-9 MAGGIO MILANO, SPACE RENAISSANCE ITALIA  CONGRESSO)
Possono dei nani volare alzandosi in punta di piedi sulle spalle di giganti? Dopo un secolo di incandescenza scientifica, tecnologica, artistica e culturale che va grosso modo dal 1870 al 1970, molta parte degli sviluppi successivi sembrano dovuti più al momento residuo impartito alle nostre società da tale grandiosa accelerazione che ad un’equivalente tensione da parte delle nostre società verso la crescita, la conoscenza e l’espansione. Al contrario, tali valori, cruciali per la nostra sopravvivenza sono negati dall’egemonia di culture, ideali e meccanismi socioeconomici di tenore del tutto inverso. L’esplorazione e conquista dello spazio esterno risulta in questo contesto sia dal punto di vista pratico sia da quello simbolico un aspetto cruciale, se non l’aspetto cruciale tout court, della nostra capacità di implementare i fondamentali necessari perché un’evoluzione in senso futurista e transumanista del nostro quadri di vita abbia luogo non solo nel virtuale e nella fiction, ma anche nella realtà. Tra questi fondamentali decisiva appare la questione della mentalità dominante, e la sua trasformazione resta l’obbiettivo strategico per chi ancora voglia giungere dove nessun uomo è mai arrivato prima.

— presso Politecnico Bovisa.

Stefano Vaj

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Meteo Web, Roby Guerra intervista Adriano Autino per Space Reinassance Italia 2014

space renaissance—  da MeteoWeb  info
http://www.meteoweb.eu/2014/05/a-milano-dall8-al-10-maggio-il-primo-congresso-italiano-sul-rinascimento-spaziale/280270/

Nei giorni scorsi, 8-9  maggio, a Milano, Politecnico Bovisa, si è svolto il primo congresso nazionale per Space Renaissance Italia, a cura di Gino Russo e Adriano Autino, presidente di Space Reinassance International, evento dedicato all’astronautica e alle scienze spaziali, persino sul Turismo Spaziale, anche la cosiddetta Space Art (a cura di Elena Cecconi, musicista di fama internazionale), patrocinato dal CNR e dall’ASI (Agenzia Spaziale Italiana). E su Meteo Web, ben noto sito scientifico culturale e divulgativo, dell’INGV ecc.,  segnalato l’evento con una lunga  intervista di Roby (o Roberto) Guerra, futurista ferrarese,  proprio a Adriano Autino.   Ad esempio dall’intervista…. : (Adriano Autino)... Space Renaissance Italia e’ nata, piu’ di un anno fa, il 22 Marzo 2013, a Napoli a Citta’ della Scienza, e si e’ costituita come associazione non profit nel novembre del 2013, ad opera del presidente Rino Russo, e di altri soci fondatori, tra i quali il sottoscritto. SR Italia, come chapter italiano di Space Renaissance International, ha scelto di implementare la filosofia espressa nel Manifesto   dandosi un piano strategico basato sul Turismo Spaziale, come linea portante….” Nel congresso,  numerosi e  prestigiosi ricercatori, tra essi anche (Politecnico di Milano), Professoressa Michéle Lavagna e Professor Franco Bernelli; (Politecnico di Torino), Professor Sergio Chiesa,  personalita’ del calibro di Bignami e Caprara, ed esponenti di aziende quali Fabrizio Boer di Ship In Space, Luca Rossettini di D-Orbit, Franco Fossati di Aviospace, Valerio Striano e Franco Cearbolini del consorzio Antares, gli stessi Roberto Paura dell’Italian Institute for the Future di Napoli, il futurologo transumanista Stefano Vaj.

INFO
(INTERVISTA COMPLETA)
http://www.meteoweb.eu/2014/05/a-milano-dall8-al-10-maggio-il-primo-congresso-italiano-sul-rinascimento-spaziale/280270/

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Welcome electric machine

Ecco come le auto elettriche cambieranno il nostro modo di viaggiare

Potranno coprire lunghi percorsi, stazioni di ricarica permettendo. Lo dimostra una prova su strada negli Stati Uniti

Ecco come le auto elettriche cambieranno il nostro modo di viaggiare

Credits: SkyNoir@Flickr

 

Tag:  auto elettrica tesla viaggio

 

 

di Marco Morello

 

L’auto elettrica nasce con un limite banale e strutturale: la sua autonomia. A un certo punto le batterie si scaricano e bisogna ricaricarle. E non è semplice, almeno non come mettere la freccia e fermarsi al benzinaio più vicino. Vale oggi, varrà un po’ meno domani quando le colonnine saranno diffuse in maniera più capillare. Certo, a meno di attrezzare il garage di casa o di lavorare in un’azienda abbastanza illuminata da promuovere la mobilità verde e prevedere nei parcheggi stazioni ad hoc per ridare energia alle vetture.

Fin qui niente di nuovo, lo scenario è oltremodo scontato. Ma vale per gli spostamenti brevi, cittadini o negli immediati dintorni. Parecchio meno scontato sarà l’uso dell’auto elettrica per lunghi percorsi, per viaggi di piacere o di affari. Anzi, sembra abbastanza proibitivo immaginare un itinerario che preveda una lunga distanza se molti modelli in circolazione, dalla Nissan Leaf alla Bmw i3 dichiarano duecento chilometri o giù di lì. Non è un limite, anzi sono tra le più generose sul mercato. E nonostante tutto non escludono il rischio di ritrovarsi fermi in mezzo al nulla, o di obbligarsi a tortuose deviazioni per arrivare all’unica colonnina dei dintorni.

“Questi siamo noi” di Giuseppe Blasi (Armando editore, Roma)

 

“Questi siamo Blasi  armando editorenoi” Progetti e Speranze per il Bel Paese – di Giuseppe Blasi (Armando editore, Roma)

PER UN RINASCIMENTO 2.0

 

Nell’ambito di alcuni volumi con focus l’Europa e le elezioni imminenti del 25 maggio, editi in questo periodo da Armando editore (Roma) on taglio quasi pedagogico 2.0, squisitamente metapoltici, scenari poco frequentati nell’Italia neomedievalista contemporanea (particolarmente evidente nel teatro circo politico (mass media e talk show e tribune politiche varie inclusi) segnaliamo questo “Questi siamo noi” Progetti e Speranze del Bel Paese di Giuseppe Blasi (Armando editore, Roma).

Blasi, sociologo, giornalista piu o meno outsider ma costante, di professione infatti architetto, esplora spietatamente il panorama politico italiano: uno zoom quasi cinematografico della Prima Repubblica, della Seconda post Tangentopoli nata diversamente normale, eufemismo: non ultimo, frullando la storia orizzontale (se non a ben vedere piatta come un elettroencefalogramma, visti gli esiti sempre statici e mai realmente riformisti e innovatori, evolutivi…) con la storia per così dire verticale, fino alle formule magiche demoniache quasi del nostro tempo: tra spread, inflazioni e controinflazioni sempre di dubbia veridicità, disoccupazione invece più esatta della mela di Newton, come la stessa meritocrazia politichese, sempre invocata, poi sempre naufraga in qualche bellissimo album di famiglia, magari scattato allo Zenit nelle stanze dei Palazzi Romani, ma non solo, con tanto di giornalisti sull’attenti a immortalare per la storia del voltagabbanismo e delle varie caste italiche, parlamentari, economiche, extraparlamentari, intellettuali radical chic ecc.

 

Tuttavia, non solo nichilismo italiano, il saggio di Blasi.

 

L’Italia, tra storia culturale, non solo umanistica, ma anche scientifica, anche certo spesso poco apprezzato, pur beninteso, spirito creativo nazionale, ha le risorse umane e potenzialmente tecniche per ricette finalmente strutturali: la crisi contemporanea quasi inevitabile è anche una sfida per appunto non risposte effimere, tipo cambiare un vagone e non la locomotiva vetusta se non i binari antiquati e rotti (così spesso le visioni del futuro di politicanti, economisti, uomini stessi di cultura, in Italia) , ma strutturali, ecoscientifiche, verso un nuovo progresso “dolce”, un rinascimento 2.0.

 

Milano, Space Renaissance Italia sbarca sul Sole (24 Ore)

 

Hyplane
IL SOLE 24 ORE
Milano (TMNews) – L’Italia, dopo Russia e Stati Uniti è stato il terzo Paese ad andare nello Spazio, con il satellite San Marco di Luigi Broglio, nel 1964. Ed è oggi, nell’ambito della cooperazione per la realizzazione della Stazione spaziale internazionale, il Paese che ha costruito la maggior parte dei moduli abitabili della base orbitante. Un’eccellenza che ora trova conferma anche in un una nuova sfida: quella del turismo spaziale.Se ne è parlato a Milano nel corso di un convegno al Campus Bovisa del Politecnico dove la Space Renaissance Italia, azienda italiana presieduta da Gennaro Russo, ha presentato il suo progetto di viaggi spaziali di tipo privato, allargati a vari campi: dalla ricerca scientifica al turismo vero e proprio.Grazie all’Hyplane, una navetta ipersonica in grado di trasportare fino a sei passeggeri, l’azienda intende entrare sul mercato dei cosiddetti voli suborbitali, in pratica enormi parabole in grado di far provare ai novelli astronauti l’ebbrezza dell’assenza di peso e della vista della Terra da una quota di circa 70 Km, non proprio dallo Spazio dunque (il confine ideale è fissato a 100 Km) ma in ogni caso, qualcosa di molto simile.Altre aziende si stanno lanciando in questa nuova nicchia di mercato, per ora riservato solo a pochi facoltosi. Tra esse l’americana Virgin Galactic di Richard Branson e l’olandese Space expedition corporation: entrambe stanno già vendendo i biglietti per i loro viaggi spaziali, a dimostrazione che questa forma di turismo è tutt’altro che fantascienza.

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