La mafia protagonista per l’affaire infinito Cona PD Tagliani

“Quando salterà fuori tutto questo, chi ha fatto il furbo non ci sarà più. Dopo qualche anno sarà totalmente ingovernabile. Come al Palazzo degli Specchi: la gente che sa qualcosa andrà via e dopo cinque anni sarà tutto ingovernabile, la gente si ritroverà davanti delle fatture e dovrà pagare senza dire nulla”. Ancora intercettazioni e ancora colpi di scena al maxi processo di Ferrara contro dipendenti pubblici e imprenditori che si occuparono a vario titolo della costruzione dell’ospedale.

Contenziosi con le imprese per l’impennata dei costi per i servizi, controlli – accurati o solo “in senso lato” – sui materiali di costruzione e sui loro costi, perizie di variante sotto la lente dell’ingrandimento della magistratura per la loro presunta irregolarità. Tutte questioni che, durante la controversa costruzione del nuovo ospedale Sant’Anna, passavano quasi quotidianamente sulla scrivania o sotto gli occhi dell’ingegnere Giorgio Beccati, responsabile unico del procedimento (Rup) accusato di abuso d’ufficio e falso nel processo sugli appalti di Cona in cui è imputato assieme ad altre 11 persone tra funzionari pubblici e rappresentanti legali delle ditte coinvolte….. C ESTENSE COM

Marx aveva Ragione di Terry Eagleton (Armando editore, 2013)

 

PERCHÉ MARX AVEVA RAGIONE

 

di Terry Eagleton

 

E se tutte le più comuni obiezioni sollevate nei confronti dell’opera di Marx fossero errate?”

 

Terry Eagleton (Salford, Regno Unito 1943) è professore di Letteratura Inglese presso la Lancaster University e critico letterario. Allievo di Raymond Williams, ha all’attivo oltre 40 libri.

 

Tra le sue opere pubblicate in Italia: L’idea di cultura (Editori Riuniti, 2001); Ideologia. Storia e critica di un’idea pericolosa (Fazi, 2007) Il senso della vita (Ponte alle Grazie, 2011).

 

Marx è stato l’autore più travisato di tutti i tempi. È questa la conclusione a cui arriva l’autore, dopo aver risposto, capitolo dopo capitolo, in maniera brillante e a tratti ironica, alle dieci critiche al marxismo più ricorrenti.

L’obiettivo non è quello di presentare le idee di Marx come perfette, ma sì almeno plausibili e l’autore lo fa lanciando all’inizio del libro una provocazione: “E se tutte le più comuni obiezioni sollevate nei confronti dell’opera di Marx fossero errate?”.

 Ma quali sono le critiche più conosciute avanzate nei confronti dell’autore di Treviri?

Eccole una per una: il marxismo è finito; tutte le volte che è stato messo in pratica, le conseguenze sono state terribili; riduce le persone a semplici strumenti nelle mani della storia; è un sogno utopico; nel marxismo ogni elemento della realtà si riduce all’economia; Marx credeva che non esistesse nient’altro che la materia; era ossessionato dal concetto di classe; i marxisti sono contro le riforme e sostengono l’azione politica violenta; abolendo la proprietà privata, governeranno per mezzo di un potere dispotico; i movimenti radicali più interessanti degli ultimi 40 anni (femminismo, ambientalismo, difesa dei diritti gay, ecc.) sono sorti tutti all’esterno del marxismo.

A ogni critica – e alla sua rispettiva smentita – è dedicato un capitolo: in tutto dieci, agili e pungenti, sino alla domanda, retorica, che chiude il volume: “C’è mai stato un autore più travisato?”.

* Finalmente un salutare ritprno a Marx: la storia e gli storici come revisionisti ad hoc, oltre le mode spesso in malafede, il fare storia persino. E prevedibile futura new wave per il filosofo di Treviri, suo malgrado, per decenni nuovo messia dell’umanità, poi – con il fallimento solare delle sedicenti democrazie reali e dell’impero sovietico ecc., paragonato addirittura a Hitler, Nerone, i più grandi necrofili politici della storia.

Iperbole, ovvio, ma fino ad un certo punto. E destino speculare quello di Marx a quello di Nieztsche, poi negli ultimi decenni sdoganato… Appunto, Marx sdoganato nei prossimi anni?

In effetti, Marx morto nel 1882, appare responsabile dei crimini del comunismo esattamente come Gesù Cristo per quelli dell’Inquisizione! Fanatici discepoli, non solo Lenin, Stalin, Mao, Pol Pot (in Italia le Brigate Rosse) , assai spesso l’Intellighenzia…. come ben dimostra l’autore hanno frullato Marx a modo loro, manipolandolo quasi esclusivamente. “La storia non fa nulla” diceva Marx, è diventata la religione deterministica della storia stessa…. la critica alla proprietà privata un dogma tabula rasa contro la libertà stessa del possesso legittimo individuale…. L’economia come estensione della natura umana dinamica, rovesciiato in schiavitù – come la storia alle leggi sacre dell’economia e dei mercati…. il Marx … infine umanista modernista e utopico regredito già nel mito del 68 e del pensiero unico pseudo globalista e pseudo libertario estremo, un neoprimitivismo alla faccia della sua dedica ben nota almeno virtuale del Capitale a… Darwin, mica a Roussau, precursore della decrescita e degli Incoscienti felici (come gli Eloi con i Moloch de La Macchina del Tempo di Wells…). Come anche ben discusso a suo tempo, pur nel ‘900,  dai vari Fromm, Reich, A. Schaff in parte Marcuse e persino certo speculativo Tony Negri…  Tra le righe e non solo, anche dalle grandi avanguardie storiche artistiche, futurismo, surrealismo ecc. E così via…. (R.G.)

http://www.armando.it/schedalibro/22782/Perch–Marx-aveva-ragione

 

Marcello Veneziani, l’estetica del voto in libertà

Almeno per una volta alle prossime europee abbiamo la fortuna di esprimere un voto inutile, in libertà.

Non è un voto sul governo ma per eleggere un Europarlamento che serve a poco. Dunque ci possiamo permettere il lusso di votare secondo ragione e sentimento. In purezza. E allora potremo dar libero sfogo ai nostri pensieri. Suggerirò, a titolo personale, con che spirito votare, non chi votare. Innanzitutto votiamo come se fosse un referendum sull’Unione europea, e se non ci piace diciamolo chiaramente: bocciamo chi la comanda e i diktat che impone. Mandiamo un messaggio simbolico all’Unione europea.

C’è poi, mai come stavolta, una parata di partiti personali, ridotti al nome del loro leader. E se votassimo controcorrente per un’idea d’Europa, un’idea di politica, di governo e di civiltà piuttosto che per la faccia di un attore politico? So quanto è difficile trovare un barlume di idee nel panorama, ma se stavolta fosse il criterio giusto? Votare per un ideale o almeno per la sua ombra… Ciascuno il suo, s’intende. Voto inutile? Sì, ma il suo contrario non è oggi il voto utile, è il voto nocivo. Se non si vota sul governo, votiamo solo per rabbia? No, in mancanza d’uomini, votate per le idee. Non si vedono neanche le idee? Ma le idee possono essere invisibili, gli uomini no. Non resta che annusarle nell’aria, intravederle fiammeggiare nei simboli, balenare nelle storie e avvertirne una traccia nel linguaggio che ricorda vagamente qualcosa che ci era familiare… Nostalgia dell’avvenire, diceva uno che morì oggi.

IL GIORNALE

Renzi: no al Reddito di CIVILTA’, deriva democristiana?

Tecnopolitica-Grillo-Chaplin-poesia-visiva-di-fvtvrgverra.jpg…..i numeri dell’Istat ci sono piom­bati addosso come il con­sueto schiaffo in fac­cia: un milione e 130mila di fami­glie senza red­dito da lavoro, il 18,3% in più rispetto all’anno pre­ce­dente, il 56 in più rispetto al 2011. Cifre impie­tose, almeno quanto la crisi che atta­na­glia il nostro Paese. Ci dicono che il sistema è impaz­zito, che il vec­chio modello di soste­ni­bi­lità eco­no­mica basato sull’occupazione è andato in default e che ora — in pre­senza di dati così allar­manti sui livelli di impiego — pre­ci­pita nel bur­rone della povertà anche quello che un tempo avremmo defi­nito “ceto medio”.
Que­ste per­sone senza entrate da lavoro non hanno nulla, devono sol­tanto spe­rare di aver messo qual­che soldo da parte in pas­sato o di disporre di pic­cole ren­dite per tirare a cam­pare. Altri­menti sono fuori gioco, spac­ciate. In Ita­lia, infatti, a dispetto delle pro­messe dei governi che si sono suc­ce­duti dal com­mis­sa­ria­mento di Monti in poi, non si è mosso un dito per met­tersi al passo con gli altri stati dell’Ue, in cui sono pre­vi­ste forme di red­dito garan­tito o di cit­ta­di­nanza per con­sen­tire a chi è tagliato fuori dal mer­cato del lavoro di con­ti­nuare sem­pli­ce­mente a vivere in attesa di un posto di lavoro che asso­mi­glia sem­pre più a un miraggio.

Nem­meno Renzi farà niente. «Non sono d’accordo», ha detto ieri. Che importa se tra­di­sce mesi di pro­messe di sus­si­dio uni­ver­sale, di con­ti­nuità di red­dito, di fles­si­bi­lità tute­lata, di red­dito da dare a chi perde il lavoro e si ritrova a rischio povertà. «Non crea lavoro». Che importa se ci sono migliaia di lavo­ra­tori auto­nomi, di inter­mit­tenti che al lavoro devono rinun­ciarci per­ché in crisi di red­dito. Meglio dar retta ad Alfano, a Sac­coni e al dogma della pre­ca­rietà senza tutele, che rischiare di alli­nearsi alla migliore Europa che, in verità, il red­dito minimo lo pre­vede ovun­que.
L’Italia è infatti l’unico paese nell’area Ue, insieme alla Gre­cia, a non con­tem­plare alcun sus­si­dio di que­sto genere. Si tratta degli Stati che più di tutti hanno sof­ferto l’acuirsi della crisi e l’arroganza delle poli­ti­che del rigore, e forse non è un caso che mar­cino in ritardo anche sul fronte dei diritti. Tutto que­sto men­tre il Par­la­mento euro­peo, con la riso­lu­zione del luglio 2010, ha dato dispo­si­zioni di aumen­tare il red­dito minimo nelle nazioni dove è già in vigore. Non è ele­mo­sina, è civiltà: il red­dito minimo è uno stru­mento di libe­ra­zione dal ricatto del mer­cato, un modo per dire ai cit­ta­dini euro­pei che hanno diritto alla pro­pria dignità anche al di fuori del para­digma eco­no­mi­ci­sta produci-consuma-crepa.

Le cifre dell’Istat, unite a quelle galop­panti sulla disoc­cu­pa­zione — soprat­tutto fra i gio­vani — sono l’ultimo cam­pa­nello d’allarme: se l’Italia non si affretta a ripen­sare il suo modello di wel­fare (obso­leto, nove­cen­te­sco), dando un po’ di respiro a chi arranca nella pre­ca­rietà più totale, rischia una deriva da Terzo mondo. E nel frat­tempo per­pe­tua una situa­zione di dise­gua­glianza imba­raz­zante fra cit­ta­dini, senza mobi­lità sociale, pos­si­bi­lità di cre­scita, uno strac­cio di oppor­tu­nità per chi ha voglia di fare ma bussa a porte che non si aprono mai.

La Camera, poche set­ti­mane fa, ha appro­vato una mozione di Sel che pre­vede l’introduzione del red­dito minimo: la pro­po­sta pre­vede che sia pari al 60% del red­dito mediano nazio­nale, esat­ta­mente in linea con le diret­tive euro­pee. La legge parte da un minimo di 600 euro, e secondo i nuovi dati Istat dovrebbe arri­vare fino a 700 euro. Ora il governo la disat­tende, senza girarci troppo attorno. Per­ché il tempo degli annunci vale più di milioni di per­sone. E qual­che deci­male in più alle ele­zioni non cam­bierà la vita di nes­suno ma farà ancora gal­leg­giare «la mag­gio­ranza della pre­ca­rietà senza fine». La pre­ca­rietà degli altri, ovviamente…….MANIFESTO

Ferrara, Racconti d’amore di E. Sgarbi (Film)

Quattro storie dove emerge soprattutto il rimpianto di chi in amore non ha saputo cogliere l’attimo fuggente. Elisabetta Sgarbi ritorna alla regia con un’opera dove si conferma profeta in patria, portando sullo schermo il Po, il Delta padano e soprattutto la Ferrara stupenda e malinconica di Giorgio Bassani.

Il cinema della Sgarbi in questo film è come un bel libro intimista tradotto in immagini cariche di poesia, con una voce narrante che ha le corde di Tony Servillo, una musica di sottofondo curata da un maestro come Franco Battiato, una fotografia in stile impressionista – che regala albe, tramonti e un paesaggio sospeso nel tempo – firmata da Maldonado e Bisignani. Ma nel suo cinema ci sono soprattutto tanti luoghi dell’anima. L’amato fiume che si allarga come le dita di una mano prima del definitivo abbraccio con il mare; la città bellissima e chiusa tra siepi, muri, giardini e il cimitero ebraico, tutti posti dove si muove come un fantasma Micol Finzi Contini il più bello e misterioso tra i personaggi bassaniani, molto ben interpretato – tra sorrisi di gioventù e occhi umidi di tristezza – da Elena Radonicich. C’è un ritorno al periodo della Resistenza, in quelle zone dove i tedeschi non sapevano nuotare e c’è anche un’ultima storia che un po’ evoca “Ossessione” di Luchino Visconti, opera capostipite del neorealismo italiano, con il protagonista Tony Laudadio in canottiera che ricorda il Gino di Massimo Girotti. Anche se più che un’ossessione la sua rimane un’illusione….. Nuova Ferrara

Ferrara, Ilaria Morghen M5Stelle prenota il Municipio, nonostante la stampa venduta al PD, associazione a dipingere

Ferrara, Piazza Savonarola, diversamente comizio finale del M5Stelle Ferrara, con  – protagonisti-  figure di spicco naziionali- e – naturalmente –  la futura sindachessa Ilaria Morghen, il primo sindaco donna per Ferrara, dalla … Resistenzaa! (1945-48) e poi il PD diversamente renziano locale, anzi anti-renziano persino (iperbole significativa e significante…) del mafiodemocristiano Tagliani, pseudo post PCI (ma gli alzheimer ferraresi in buona fede, sia ben chiaro, purtroppo ci credono!).   Piazza gremita, oltre misura, nonostante il ben noto (tranne ai giornalisti locali) editto anti M5Stelle della premiata ditta Tagliani/Partito Democristiano….  E  alcune ad hoc bombe eleganti (altro che “bastardi”) verso la casta culturale Ferrara Arte  PD, di alcuni dei 5Stelle parlamentari nazionali o regonali (ma i pennivendoli locali forse manco lo sapevano..). Poi, un 10 minuti straordinario della futura sindachessa, Ilaria Morghen: bravissima a condensare  un Attack Ferrara, degno del film di Tim Burton,  contro l’intera Casta Ferrara PD, politica, economia, cultura, anche people (raro non leccaculismo al popolo!).  Ma i media locali?  Li abbiamo visti, ridicoli, roba da segnalazioni dirette all’ODG dei Roma (e per la cronaca già fatto!).

Neppure uno smartphone,  taccuini da prima ragioneria anni ’70..,

TELESTENSE,  SCANSIANI- NUOVA FERRARA –  BENDIN E LOLLI – RESTI DEL CARLINO- MANCO E’ DIRETTORE- ZANGARA BACIA PILE DI TAGLIANI E CRONACA COMUNE FE… LA PRAVDA (UNICA IN EUROPA) FERRARINA- COME DICEVA IL GRANDE ROBERT FREAK ANTONY ” NON C’E’ GUSTO A … FERRARA A ESSERE INTELLIGENTI- FELTRINELLI- NON FAUST EDIZIONI!”

GIORNALISTI A DIPINGERE…  NEL LIBRO CUORE DIVERSAMENTE PAGA DEL PARTITO DEMOCRISTIANO PD  TAGLIANI EX SINDACO!

 

Beppe Grillo e Vespa, gli insetticidi 2.0 al Potere

Boom di ascolti per Grillo da Vespa

 

La puntata di “Porta a Porta” con il leader del M5S tocca il 23,75% di share.
Nella sua ora d’intervista 4 milioni e 276 spettatori. È il record stagionale

 

ANSA

La stretta di mano tra Grilo e Vespa al termine della puntata

 

 

Beppe Grillo fa il botto in seconda serata su Raiuno. La trasmissione “Porta a Porta” nell’ora di intervento del leader M5S è stata seguita da 4 milioni 276 mila telespettatori con share 26.88%. L’intera puntata ha fatto segnare il record stagionale di ascolti con 3.165.000 spettatori. Si tratta di un ascolto notevole anche in termini assoluti, specie se si considera il fatto che la trasmissione è andata in onda a partire dalle 23,20.

I Cinque Stelle cantano vittoria: «Se confrontiamo questo share da record con l’ ultima apparizioni di Renzi con il 18,16% e di Berlusconi con il 12,16% si resta davvero impressionati», commenta il responsabile della comunicazione del M5s, Rocco Casalino. «La cosa interessante – continua – è l’ osservazione della curva perché parte da un 13% lasciato dalla partita del cuore e sale continuamente fino a raggiungere un picco del 33,4% con 4.814.000 spettatori».  «È stato un incontro fra professionisti. Un incontro impegnativo per entrambi e credo che possiamo dirci tutti e due soddisfatti», commenta all’Agi Bruno Vespa. L’ascolto medio della puntata è stato di 3,2 milioni di spettatori ma, come spiega lo stesso Vespa, «abbiamo fatto anche il 28% di share con 4,276 telespettatori e quindi punte di quasi 5 milioni. Siamo partiti al 13% e abbiamo raggiunto il 33. Un bel risultato, un inedito da molti anni», ha aggiunto Vespa. «Se me lo aspettavo? Onestamente sì, anche se non facevo previsioni – ha detto il giornalista – ma sapevo che era un grande incontro». Il tono della conversazione era piuttosto pacato, niente urli come invece, ci si aspettava: «Grillo è anche un bravo attore – ha spiegato Vespa – ha unito i toni e le tonalità diverse. Direi che possiamo proprio essere soddisfatti

http://www.lastampa.it/2014/05/20/italia/speciali/elezioni/2014/oltre-milioni-in-tv-per-grillovespa-t8eFXlgyw4EVh4qWPskoVO/pagina.html

Alien piange il… Padre

Gli incubi dello scorso fine millennio si sono materializzati nelle illustrazioni e nei dipinti di questo grande artista che se ne va.

Hans Ruedi Giger è scomparso a Zurigo per i postumi di una caduta. Era nato a Coira, nei Grigioni, nel 1940, ed è stato considerato l’inventore del New Gothic per le atmosfere tetre e mortifere dei suoi lavori, colmi di citazioni e rimandi ai classici della storia dell’arte, da Piranesi a Dalì, da Bosch a Blake. Forse il più grande virtuoso in circolazione, era però più amato dal pubblico dei concerti rock, del fumetto e del cinema piuttosto che da quello delle gallerie, anche se ha esposto nei musei di mezzo Mondo. Meriterebbe di stare nell’Olimpo dei grandi figurativi, tra simbolisti e surrealisti; vestiva sempre di nero e il suo aspetto truce lo faceva somigliare a una delle su creature. Visionario contemporaneo con ben presente la memoria dell’antico, psichedelico e allucinato di lui, si ricorda una grandiosa mostra al Palazzo Bagatti Valsecchi di Milano una quindicina d’anni fa: insieme a Jodorowsky, Moebius ed Escher, H.R. Giger appartiene a quella categoria di artisti difficilmente classificabili e tormentati dalle proprie visioni.
Il mondo del rock lo considera una sorta di sacerdote oscuro. La copertina di Brain Salad Surgery degli Emerson, Lake & Palmer (1973) è una delle più belle di tutti i tempi, e ha collaborato, tra gli altri, anche con Blondie, Jello Biafra e disegnato l’asta del microfono per Jonathan Davis il cantante della band metal Korn. La fama imperitura però gli giunge dal mondo del cinema, quando Ridley Scott lo invita a progettare il mostro di Alien nel 1979. Nel suo progetto si incontrano fantascienza e medioevo, meccanico e organico, per una delle creature più terrificanti dell’intero genere….

Il Giornale

Marcello Francolini: Urbanesimo e spazi interspaziali

Le durissime polemiche seguite alla pubblicazione del rapporto Ichese hanno una doppia valenza. La prima riguarda il contenuto scientifico del rapporto (la possibilità che la sequenza sismica di due anni fa sia collegata con le attività di estrazione nel campo di Cavone), la seconda il fatto che il contenuto del rapporto è stato tenuto nascosto dalla Regione Emilia Romgna.

Il secondo elemento rischia, alla lunga, di essere molto più devastante della possibilità che il terremoto sia effettivamente collegato alle attività minerarie. Se nella società del rischio i cittadini dovranno abituarsi in un prossimo futuro all’ “incertezza” della scienza moderna, la loro insofferenza nei confronti del silenzio delle istituzioni è già arrivata a un livello di guardia. Prima o poi ci abitueremo a ragionare civilmente – ed è un segno di maturità scientifica- degli incerti confini del “principio di precauzione”, ma già ora non tolleriamo più la mancanza di informazione e trasparenza sui dati che riguardano la nostra vita.

Qui sta il vulnus gravissimo inferto dal silenzio della Regione: nell’aver minato la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nel rapporto che esse hanno con la scienza e con gli esperti.

Un silenzio assordante, quello della Regione, silenzio che apre il campo a tutte le congetture, e finisce per legittimare ogni sospetto. “Non si può non notare un tentativo di tenere tutto riservato e una notevole ‘sensibilità’ da parte di certi personaggi in questa vicenda.”, ha dichiarato a estense.com Enzo Boschi, geofisico, docente all’Università di Bologna, ex presidente dell’Ingv e fino al 2000 presidente della sezione Rischio sismico della Commissione grandi rischi. È la modalità stessa in cui il rapporto è stato redatto, secondo Boschi, che è uno dei massimi esperti italiani, a legittimare il dubbio che non si volesse dare una chiara informazione “Trovo profondamente scorretto -ha dichiarato a estense.com- che il rapporto sia scritto in un linguaggio estremamente tecnico con tabelle e figure scarsamente o male spiegate. Oltretutto in inglese! Come se volutamente le cose non dovessero risultare troppo chiare. Un simile rapporto ha un impatto importante su un gran numero di persone – continua Boschi – che non hanno una preparazione specialistica ma che sarebbero benissimo in grado di capire con spiegazioni adeguate.” Non sarebbe stato dunque molto più corretto da parte della Regione ammettere l’esistenza del rapporto, rilevarne gli eventuali limiti di contenuto scientifico e chiarezza esplicativa, coinvolgendo magari i cittadini dei comitati (e i loro onnipresenti esperti) nel richiedere un “supplemento di indagine”? “Se queste cose si dicessero apertamente ci sarebbe un forte recupero di credibilità!”, conclude, su questo punto, Boschi. Perché dunque non si è seguita questa strada?

Silenzio degli scienziati e immobilismo dei politici
Che la comunicazione nel campo del rischio sismico sia in un profondo stato di empasse, con possibili gravissime conseguenze, lo aveva dichiarato recentemente anche Gianluca Valensise, dirigente di ricerca all’INGV di Roma, recentemente ospite a Ferrara per la presentazione del volume, “L’Italia dei disastri”, di cui è curatore insieme a Emanuela Guidoboni, direttore del Centro euro-mediterraneo di documentazione eventi estremi e disastri. In un’intervista rilasciata alla rivista Science on line in occasione del quinto anniversario del terremoto de L’Aquila, Valensise afferma che, nonostante da allora qualche progresso sia stato fatto nel rapporto fra comunità scientifica e cittadini che chiedono di essere informati sull’evolvere delle sequenze sismiche, molti scienziati dopo il processo abruzzese “tendono a condividere le informazioni critiche solamente fra loro”.

Dunque, secondo Valensise, siamo ancora sostanzialmente al 2012, quando in seguito alla sentenza de L’Aquila si dimise la Commissione grandi rischi, lasciando un vuoto di informazione pericolosissimo. In effetti, molti sismologi, afferma Valensise, hanno assunto un diverso comportamento nella comunicazione dei loro risultati, dovuto in buona misura anche alla paura di quanto successo. Il risultato è “una situazione di confusione degli attori coinvolti: scienziati, protezione civile, amministratori locali e cittadini.” Pertanto, in base a questo quadro, la “filiera” che dovrebbe collegare in maniera virtuosa gli esperti con i cittadini passando per le istituzioni è già bloccata al primo passaggio.

Il risultato previsto da Valensise è da brivido: “siamo in molti a sospettare che in Italia i prossimi terremoti distruttivi coglieranno di nuovo di sorpresa, per lo meno i cittadini e gli amministratori”.

E gli amministratori che fanno, che in questo silenzio surreale in cui è chiaro che più che il desiderio di oblio dei cittadini conta la mancanza di comunicazione delle istituzioni? Che hanno fatto in questo periodo di “pace” che, come ci è stato ripetuto tante volte, è quello fondamentale per arrivare preparati al terremoto prossimo venturo?

Anche questa parte della filiera mostra tutta la sua debolezza, lasciando i cittadini inermi. Nella nostra città – a quasi un anno dalla pubblicazione del Piano di protezione civile – non sappiamo ancora quali percorsi seguire in caso di terremoto (o altra calamità) per raggiungere l’aree di attesa in cui non è pericoloso fermarsi e giungeranno i soccorsi: manca la segnaletica e nessuno ha le mappe con gli itinerari sicuri.

Cosa è stato fatto della microzonazione perché gli abitanti del nostro Comune sappiano che “terreno hanno sotto i piedi”, visto che da questo, in ultima analisi dipende molto della loro capacità di intervenire sulla sicurezza delle loro abitazioni?

Che sappiamo – noi e le autorità istituzionali – della sicurezza sismica degli impianti a rischio di incidente rilevante del Polo chimico?
Perché, partendo da esempi di buone pratiche (come quelle di Battiamo il sisma), non sono state realizzate attività di comunicazione di massa che coinvolgano attivamente i cittadini nella responsabile gestione del rischio?

Scenari inquietanti
Ignoranza? paura? ignavia? colpevole superficialità? piccoli interessi di bottega (di cui molto si è visto)? In questo mix – in varie proporzioni – di elementi potrebbe esserci la spiegazione di questo silenzio. Così, mentre monta la frustrazione dei cittadini, mentre cresce il loro sospetto che dietro ogni silenzio si celi un inganno, inevitabilmente si finisce per prestar fede ad ogni voce.

E potrebbe esserci uno scenario molto inquietante.

“Allora io farei solo per una settimana di chiudere i rubinetti del gas e del petrolio, – ha affermato Raffaele Pignone, direttore del servizio geologico Emilia, nella puntata Shale caos della trasmissione televisiva Report – stai sicuro che tutta la gente scende in piazza che vuole una trivella non a 200 metri, ma sotto casa la vuole.”

In un quadro come questo, in cui si bloccasse ogni modalità di erogazione e di stoccaggio di gas e petrolio, un’opinione pubblica disinformata e affamata di energia farebbe salterebbe ogni distinzione fra i vari progetti e le diverse soluzioni. Senza guardare in faccia a niente e a nessuno, a quel punto, accetteremmo tutto pur di avere l’energia indispensabile.

Fantapolitica? Forse. Ma intanto la Libia, da cui ci approvvigioniamo da sud, è di nuovo in rivolta. E mentre scriviamo Putin sta concordando enormi forniture di gas alla Cina per stornare là le sue enormi riserve di gas, aggirando le sanzioni e il possibile blocco dei gasdotti che, via Ucraina, ci riforniscono da est.

Luuk Magazine

Ferrara: i geologi “denunciano” l’incoscienza dei Politici….

kraftwerk rome

 

Le durissime polemiche seguite alla pubblicazione del rapporto Ichese hanno una doppia valenza. La prima riguarda il contenuto scientifico del rapporto (la possibilità che la sequenza sismica di due anni fa sia collegata con le attività di estrazione nel campo di Cavone), la seconda il fatto che il contenuto del rapporto è stato tenuto nascosto dalla Regione Emilia Romgna.

Il secondo elemento rischia, alla lunga, di essere molto più devastante della possibilità che il terremoto sia effettivamente collegato alle attività minerarie. Se nella società del rischio i cittadini dovranno abituarsi in un prossimo futuro all’ “incertezza” della scienza moderna, la loro insofferenza nei confronti del silenzio delle istituzioni è già arrivata a un livello di guardia. Prima o poi ci abitueremo a ragionare civilmente – ed è un segno di maturità scientifica- degli incerti confini del “principio di precauzione”, ma già ora non tolleriamo più la mancanza di informazione e trasparenza sui dati che riguardano la nostra vita.

Qui sta il vulnus gravissimo inferto dal silenzio della Regione: nell’aver minato la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nel rapporto che esse hanno con la scienza e con gli esperti.

Un silenzio assordante, quello della Regione, silenzio che apre il campo a tutte le congetture, e finisce per legittimare ogni sospetto. “Non si può non notare un tentativo di tenere tutto riservato e una notevole ‘sensibilità’ da parte di certi personaggi in questa vicenda.”, ha dichiarato a estense.com Enzo Boschi, geofisico, docente all’Università di Bologna, ex presidente dell’Ingv e fino al 2000 presidente della sezione Rischio sismico della Commissione grandi rischi. È la modalità stessa in cui il rapporto è stato redatto, secondo Boschi, che è uno dei massimi esperti italiani, a legittimare il dubbio che non si volesse dare una chiara informazione “Trovo profondamente scorretto -ha dichiarato a estense.com- che il rapporto sia scritto in un linguaggio estremamente tecnico con tabelle e figure scarsamente o male spiegate. Oltretutto in inglese! Come se volutamente le cose non dovessero risultare troppo chiare. Un simile rapporto ha un impatto importante su un gran numero di persone – continua Boschi – che non hanno una preparazione specialistica ma che sarebbero benissimo in grado di capire con spiegazioni adeguate.” Non sarebbe stato dunque molto più corretto da parte della Regione ammettere l’esistenza del rapporto, rilevarne gli eventuali limiti di contenuto scientifico e chiarezza esplicativa, coinvolgendo magari i cittadini dei comitati (e i loro onnipresenti esperti) nel richiedere un “supplemento di indagine”? “Se queste cose si dicessero apertamente ci sarebbe un forte recupero di credibilità!”, conclude, su questo punto, Boschi. Perché dunque non si è seguita questa strada?

Silenzio degli scienziati e immobilismo dei politici
Che la comunicazione nel campo del rischio sismico sia in un profondo stato di empasse, con possibili gravissime conseguenze, lo aveva dichiarato recentemente anche Gianluca Valensise, dirigente di ricerca all’INGV di Roma, recentemente ospite a Ferrara per la presentazione del volume, “L’Italia dei disastri”, di cui è curatore insieme a Emanuela Guidoboni, direttore del Centro euro-mediterraneo di documentazione eventi estremi e disastri. In un’intervista rilasciata alla rivista Science on line in occasione del quinto anniversario del terremoto de L’Aquila, Valensise afferma che, nonostante da allora qualche progresso sia stato fatto nel rapporto fra comunità scientifica e cittadini che chiedono di essere informati sull’evolvere delle sequenze sismiche, molti scienziati dopo il processo abruzzese “tendono a condividere le informazioni critiche solamente fra loro”.

Dunque, secondo Valensise, siamo ancora sostanzialmente al 2012, quando in seguito alla sentenza de L’Aquila si dimise la Commissione grandi rischi, lasciando un vuoto di informazione pericolosissimo. In effetti, molti sismologi, afferma Valensise, hanno assunto un diverso comportamento nella comunicazione dei loro risultati, dovuto in buona misura anche alla paura di quanto successo. Il risultato è “una situazione di confusione degli attori coinvolti: scienziati, protezione civile, amministratori locali e cittadini.” Pertanto, in base a questo quadro, la “filiera” che dovrebbe collegare in maniera virtuosa gli esperti con i cittadini passando per le istituzioni è già bloccata al primo passaggio.

Il risultato previsto da Valensise è da brivido: “siamo in molti a sospettare che in Italia i prossimi terremoti distruttivi coglieranno di nuovo di sorpresa, per lo meno i cittadini e gli amministratori”.

E gli amministratori che fanno, che in questo silenzio surreale in cui è chiaro che più che il desiderio di oblio dei cittadini conta la mancanza di comunicazione delle istituzioni? Che hanno fatto in questo periodo di “pace” che, come ci è stato ripetuto tante volte, è quello fondamentale per arrivare preparati al terremoto prossimo venturo?

Anche questa parte della filiera mostra tutta la sua debolezza, lasciando i cittadini inermi. Nella nostra città – a quasi un anno dalla pubblicazione del Piano di protezione civile – non sappiamo ancora quali percorsi seguire in caso di terremoto (o altra calamità) per raggiungere l’aree di attesa in cui non è pericoloso fermarsi e giungeranno i soccorsi: manca la segnaletica e nessuno ha le mappe con gli itinerari sicuri.

Cosa è stato fatto della microzonazione perché gli abitanti del nostro Comune sappiano che “terreno hanno sotto i piedi”, visto che da questo, in ultima analisi dipende molto della loro capacità di intervenire sulla sicurezza delle loro abitazioni?

Che sappiamo – noi e le autorità istituzionali – della sicurezza sismica degli impianti a rischio di incidente rilevante del Polo chimico?
Perché, partendo da esempi di buone pratiche (come quelle di Battiamo il sisma), non sono state realizzate attività di comunicazione di massa che coinvolgano attivamente i cittadini nella responsabile gestione del rischio?

Scenari inquietanti
Ignoranza? paura? ignavia? colpevole superficialità? piccoli interessi di bottega (di cui molto si è visto)? In questo mix – in varie proporzioni – di elementi potrebbe esserci la spiegazione di questo silenzio. Così, mentre monta la frustrazione dei cittadini, mentre cresce il loro sospetto che dietro ogni silenzio si celi un inganno, inevitabilmente si finisce per prestar fede ad ogni voce.

E potrebbe esserci uno scenario molto inquietante.

“Allora io farei solo per una settimana di chiudere i rubinetti del gas e del petrolio, – ha affermato Raffaele Pignone, direttore del servizio geologico Emilia, nella puntata Shale caos della trasmissione televisiva Report – stai sicuro che tutta la gente scende in piazza che vuole una trivella non a 200 metri, ma sotto casa la vuole.”

In un quadro come questo, in cui si bloccasse ogni modalità di erogazione e di stoccaggio di gas e petrolio, un’opinione pubblica disinformata e affamata di energia farebbe salterebbe ogni distinzione fra i vari progetti e le diverse soluzioni. Senza guardare in faccia a niente e a nessuno, a quel punto, accetteremmo tutto pur di avere l’energia indispensabile.

Fantapolitica? Forse. Ma intanto la Libia, da cui ci approvvigioniamo da sud, è di nuovo in rivolta. E mentre scriviamo Putin sta concordando enormi forniture di gas alla Cina per stornare là le sue enormi riserve di gas, aggirando le sanzioni e il possibile blocco dei gasdotti che, via Ucraina, ci riforniscono da est.

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