Cultura

Armando editore, Roma: libri intelligenti per la Futur Europa

La Notiziah24  Roma

Focus Elezioni Europee per Armando Editore e le ultime novità. Ovvero una serie di volumi scritti da autori prestigiosi, finalmente metapolitici, pedagogici si direbbe con memo crociano o gramsciano doc (decontestualizzati e de-ideologicizzati, sia ben chiaro).

 

Analisi ad hoc ben distanti dall’agorà spesso da Talk Show consueto pre-elettorale, politologico, tuttologico, giornalistico stesso: sorta, invece, di super o diversamente manuali, semmai per sguardi conoscitivi alle dinamiche politiche e – gira e rigira- anche per smascherare, persino dove gli zoom … attraversano molto da vicino, in senso prossemico metaforico, magari i protagonisti strettamente politici stessi.

Ad esempio:

Media. A ciascuno il suo” di Gianpiero Gamaleri e Ester Gandini Gamaleri , ovvero del ben noto massimo divulgatore e esploratore di un certo McLuhan ….  , anche divertentissima TAC sui vari Berlusconi, Grillo, Renzi, ma pure un certo Obama,  “disvelati”  fin nel carattere sociale (direbbe lo stesso Fromm) in perfetta sincronia con certo cosiddetto Specchio feedback del messaggio-medium, secondo le teorie di McLuhan e poi De Kerckhove.

O di Roberto Tumbarello (giornalista e “europeista”) , “O la borsa o la vita”, saggio politicamente scorretto, ecografia quasi oltre l’antipolitica stessa, un pamphlet corrosivo e neocinico (alla Onfray) contro l’intera Casta Italia parlamentare e paraextraparlamentare, senza alcun discount, neppure per i sudditi elettori.

Echi anche del miglior W. Reich, quando sviscerò certa sindrome popolo-autorità, già oltre il mito della Classe, del Debole, dell’oppresso… non a caso mai assimilata nella sempre bassa retorica politica o nel bisturi giornalistico…

Ulteriormente, Armando ha appena lanciato – in certo senso complementari a quest’ultimo, gli stessi “Questi siamo noi” di Giuseppe Blasi e Inciucio Forever” di Andrea Leccese, meno spettacolari, altre modulazioni più tecnico- rigorose. pur altrettanto spietate con lo stato delle cose “attualistico” (poco alla Gentile) del panorama politico nazionale tout court.

Se Blasi (archietto e giornalista e sociologo “outsider” ) auspica un salutare Rinascimento 2.0, unica via per superare certa crisi stutturale del Bel Paese, Leccese ((economista ….) ammaliante anche il titolo anglo slang..., descrivendo quasi come canovaccio pirandelliano il talento voltagabbana e guicciardiniano alla Enne degli uomini politici italiani, denuncia neppure tacitamente certa implosione democratica vista verosimilmente come – ormai -mero simulacro…

 

Roby Guerra

 

INFO

www.armando.it

Gamaleri  armando editore

Luca Gallesi sul grande perturbante sempre Cioran, Gallesi non… il ferrarese Baratelli!

Nonostante alcuni diffusi e superficiali pregiudizi, la Romania è una terra ricca di cultura e intrisa di storia latina, patria di alcuni tra gli intellettuali più rappresentativi del Novecento, come Mircea Eliade, Eugène Ionesco, Costantin Noica, Vintila Horia ed Emil Cioran, per citare soltanto i più noti. Di Cioran sono appena uscite da Mimesis due novità librarie che ci confermano la grandezza e la profondità di un autore molto apprezzato in Italia, soprattutto dopo l’approdo all’Adelphi.
L’intellettuale senza patria è una lunga intervista concessa da Cioran, nell’agosto del 1983, al giornalista, scrittore e traduttore statunitense Jason Weiss (pagg. 86, euro 4,90), mentre Il nulla. Lettere a Marin Mincu 1987-1989 (pagg. 92, euro 5,10), è una testimonianza della profonda amicizia che legava Cioran a Costantin Noica, pur nella radicale diversità di opinioni e di pensiero. Geniale, caustico, cinico, aristocratico, Cioran è un vulcano che scaglia lava e lapilli contro tutti, prendendo di mira i luoghi comuni del conformismo intellettuale. Nichilista, soffre la mancanza di senso della vita; figlio di un sacerdote ortodosso, è sprezzantemente ateo; esiliato, sente profondamente le proprie radici romene; coltissimo, critica la vacuità dell’erudizione fine a se stessa; ossessionato dall’idea della morte, considera la possibilità del suicidio l’unica ragione per cui vale la pena di vivere.
Nell’intervista con Jason Weiss parte di cui pubblichiamo in questa pagina, oltre a temi «alti», come l’inevitabile infelicità dell’uomo o l’ossessione per il silenzio, vengono toccati anche argomenti più leggeri e personali. Quindi veniamo a sapere che, assai prima di Haruki Murakami e della sua «arte di correre», Cioran praticava «l’arte di pedalare», che lo guarì da una grave forma di insonnia. Dal 1937 al 1940, infatti, lo scrittore percorse almeno 100 chilometri al giorno su una vecchia bici da corsa, facendo, forse per l’unica volta in tutta la sua esistenza, una vita sana e regolare, salvandosi in tal modo dall’abuso di medicinali e sonniferi che lo stavano avvelenando. Che, al netto di tutte le profonde meditazioni, alla fine «pedalare» sia il vero segreto del vivere bene?

IL GIORNALE

Ferrara letteratura: Riccardo Roversi, I Gatti Turchini digitali

I gatti turchini

AUTORE Riccardo Roversi (www.riccardoroversi.onweb.it)

Nato a Ferrara, laureato in Lettere. Scrittore e giornalista, per questa casa editrice ha anche pubblicato: Periplo di millennio (2001), Versi Saturni (2002, coautore), Souvenirs (2005), Storie dipinte (2006), Album. Cento fotografie (2007), Ferrara inter nos. Guida minima di Ferrara (2008), Beata Virgo de Podioleto. Il Santuario della Madonna del Poggetto (2009), I gatti turchini (2010), Canzoni scordate (e-book, 2011), Porte d’amore (2012), 50 Letterati Ferraresi. Dal Quattrocento a oggi (2013) e Il Santuario del Poggetto (2013).

GENERE Narrativa

FORMATO EPUB e MOBI

ANNO DI PUBBLICAZIONE 2014

CONTENUTI

La città favolosa, mai nominata, riverita e irrisa da questi dodici brevi racconti gentili e insolenti è Ferrara. Un luogo che non era Luogo ma lo è diventato, in un tempo che non era Tempo ma poi è incominciato.

http://www.este-edition.com/prodotti.php?idProd=909

TUTTI GLI EBOOK ESTE EDITION

Pierfranco Bruni: su Machiavelli il 21 maggio, l’altra Europa…

L’Europeismo di Machiavelli nel diritto alla cittadinanza in un Convegno a Martina Franca – 21 maggio – Palazzo Ducale con relazione introduttiva di Pierfranco Bruni sul Machiavelli precursore della “Ragion Politica”

 

 

 

L’europeismo dal Rinascimento ai giorni nostri ha posto all’attenzione aspetti antropologici, letterari, giuridici e di natura geopolitica. Al centro di questa discussione si pone l’opera di Niccolò Machiavelli sia attraverso “Il Principe” sia grazie ad una rilettura del Machiavelli di un secolo di mezzo che riguarda tutta l’opera letteraria e politica del segretario fiorentino.

Si discuterà di ciò, presentando “Il Principe. Il Machiavelli di un secolo di mezzo” di Micol Bruni edito da Pellegrini, a Martina Franca, Palazzo Ducale, Sala degli Uccelli, mercoledì 21 maggio alle ore 18.00, in un Convegno nazionale che vedrà un confronto tra esperienze culturali diverse: dalla storia e dalla antropologia, al mondo letterario, dalla politica al mondo giuridico.

La relazione introduttiva è affidata a Pierfranco Bruni, Vice presidente nazionale del Sindacato Libero Scrittori. L’approfondimento generale della problematica avrà come riferimento: “Machiavelli europeista. Il diritto alla cittadinanza e alla ragion politica”.

Interverranno Vito Fumarola, Roberto Russano, Marilena Cavallo, Nicola Cristofaro, Giuseppe Cervelliera, Mario Caroli, Antonio Marinosci. Coordinati da Giuseppe Chiarelli, la manifestazione vedrà i saluti di Elena Gigante, Adriano Casavola, Gianfranco Chiarelli.

La dialettica toccherà i vari aspetti della questione in un articolato discutere di una attualità che interessa, in modo particolare, il diritto alla politica in una Europa la cui visione rinascimentale ha accompagnato tutte le epoche sino al Novecento.

“È proprio su questo elemento, sostiene Pierfranco Bruni, che Machiavelli si apre ad una interpretazione del modello geopolitico europeo non dimenticando di osservare una proposta  di una Europa dalle matrici mediterraneee”.

La manifestazione è organizzata da “L’associazione Programma Comune”, La sezione del Movimento Europeista di Martina Franca, Il Centro Studi e Ricerche Francesco Grisi, L’Associazione “Arcobaleno di Tara”.

Angela Tremonti e “Le Stelle senza Cielo”

Lo scorso  8 maggio alle ore 18 presso la libreria Puccini – Corso Buenos Aires 42, Milano – brillanissima presentazione  dell’ultimo libro di Angiola Tremonti “Le stelle senza cielo”.

Interveni: Alessandro Banfi, giornalista e direttore di TGcom24; Lorenzo Arruga, giornalista e musicologo; Alessandra  Kustermann, responsabile del Soccorso violenza sessuale della clinica Mangiagalli; Daniele Monachella, attore; Adriana Zecchini, cantante.

Attraverso le storie di cinque donne – Monica, Annalisa Michela, Milena e Anna – l’autrice propone un’interessante riflessione sull’universo femminile, la costellazione più luminosa e vessata del firmamento sociale. Storie diverse ma tutte accomunate dalla voglia di lottare per arrivare, con dignità in fondo alla strada senza uscita della loro quotidianità.

Il libro è accompagnato da un CD che, attraverso le musiche di Andrea Ferrante, i testi di Angiola Tremonti e le voci di  Adriana Zecchini e Daniele Monachella, ne impreziosisce la lettura.

Anterem n. 88 6 2014

È in distribuzione il numero 87 di “Anterem” (giugno 2014)

Agli studiosi, ai poeti e agli appassionati di poesia e filosofia

È in distribuzione il numero 88 di “Anterem” (giugno 2014). Il tema è “Per crescita di buio”.

Convengono al dialogo poeti e pensatori di rilievo internazionale, in un succedersi avvincente di poesie, prose poetiche e saggi:

Franz Josef Czernin, Danielle Collobert, Andrea Raos, Alberto Folin, Giorgio Bonacini, Luigi Reitani, Philippe Jaccottet, Adriano Marchetti, Aldo Trione, Sandro Varagnolo, Antonis Fostieris, Sofia Demetrula Rosati, Paolo Donini, Guido Brivio, Rosa Pierno, Mauro Caselli, Madison Morrison, Alessio Rosoldi, Mara Cini, Yves Bonnefoy, Anna Chiara Peduzzi, Franco Rella, Giulia Napoleone

È un numero importante, come si può rilevare sul sito di Anterem
www.anteremedizioni.it/numero_88_giugno_2014

Pierfranco Bruni: “Il Principe. Il Machiavelli di un secolo di mezzo”(Pellegrini edizioni)

 

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Machiavelli al centro del Mussolini del 1924 e Pascoli precursore del Fascismo interventista nel nuovo saggio di Pierfranco Bruni dedicato a Niccolò Machiavelli in un Secolo di mezzo

Pierfranco Bruni: “Mussolini utilizza con intelligenza politica il pensiero di Machiavelli e attraversa la lezione del Pascoli interventista e precursore del Fascismo rivoluzionario”

Niccolò Machiavelli anticipa ciò che Benito Mussolini propose con il Fascismo Movimento e realizzò nel Fascismo – Stato. Su questa sottolineatura politica e storica si incentra la chiave di lettura che Pierfranco Bruni sottolinea nella nuova edizione del saggio “Il Principe. Il Machiavelli di un secolo di mezzo”, edito dalla Casa editrice Pellegrini. Uno studio speculare tra interpretazione politica e lettura filosofica non solo de “Il Principe”, ma di tutta l’opera di Niccolò Machiavelli, compresi i testi letterari.

“Machiavelli, sostiene Bruni, anticipa tutta quella cultura filosofica che si apre al tradizionalismo partendo dal concetto di Rinascita in una visione conservatrice della filosofia sullo Stato e sulla centralità dell’Uomo nello Stato come Principio Spirituale”.

La vicinanza di Mussolini a Machiavelli è di estremo interesse in un raccordo politico tra Potere, Europa e Mediterraneo. Mussolini legge attentamente Machiavelli e segue la lezione di Machiavelli e la fa sua in molte situazioni.

“Non bisogna assolutamente dimenticare, afferma Pierfranco Bruni,  che nell’aprile del 1924 sulla rivista ‘Gerarchia’ Benito Mussolini pubblica una relazione – saggio dal titolo: ‘Preludio al Principe’. Mussolini vede nel pensiero di Machiavelli il senso dell’italianità. Siamo alle porte del Fascismo regime. C’è da dire che  Dante aveva accompagnato il processo rivoluzionario, riformista e cattolico e conservatore e tradizionalista,  Pascoli (con il discorso de ‘La Grande Proletaria si è mossa’ del 1911) anticipa il Fascismo Mediterraneo, Gentile (del 1923) trasmette una classicità vichiana ad una ‘struttura’ machiavelliana che si afferma come Ragione e Mussolini trasforma la profondità del pensiero tradizionale in rivoluzione. Lo Stato Regime che individua Mussolini, dopo l’omicidio Matteotti, perde le radici di un Fascismo risorgimentale, mazziniano e socialriformista nella temperie soreliana. In verità Machiavelli, continua Bruni,  incarna il precursore di una Ragione ‘etica’ del Fascismo regime e Mussolini, che conosce molto bene l’incontro tra politica e necessità della ragione, utilizza il ‘canovaccio’ de ‘Il Principe’. Ma già con Pascoli del 1911 si tocca il pensiero mussoliniano del Fascismo mediterraneo”.

Il Mussolini che recupera Machiavelli viene, comunque, messo in evidenza già da Augusto del Noce nel 1969 tanto da fargli dire che il “Preludio a Machiavelli” del Mussolini del 1924 “è tra le pagine che meglio illuminano la sua personalità. Né c’è difficoltà a intendere come potessero combinarsi in lui una straordinaria attitudine di parlare al popolo e di trascinarlo in quanto massa, con l’incapacità di colloquiare cogli uomini in quanto singoli, e di giudicarli”.

Pierfranco Bruni, dunque, segue una linea ben marcata che è quella del Machiavelli proposto da Mussolini nel Fascismo prima Movimento e poi Regime, e definisce come vero precursore del Fascismo il Giovanni Pascoli che attraversa il Futurismo e afferma un vero e proprio manifesto interventista nel suo discorso di Barga. Con “La nuova Proletaria si è mossa”, sostiene Bruni, siamo già nel Fascismo.

 http://cinquew.blogspot.com

Massimo Conte In Web We Trust (Armando editore)

 

Conte armando editore*Massimo Conte FIDUCIA E TRADIMENTO

In web we trust.

Traslochi di società dalla realtà diretta

alla virtualità della

network society

(ARMANDO editore, Roma, 2014)

Dall’incipi editoriale:

In questo studio si affronta il concetto di “fiducia”, intesa come categoria legata agli atteggiamenti ed ai comportamenti sociali. L’Autore ci invita a prendere in considerazione quanto sta avvenendo nella società odierna, preda di un cambiamento inarrestabile: spostiamo con un click appartenenza, denaro, pensieri e parole, sentimenti ed emozioni personali e politiche, in un dialogo elettronico intermittente con amici e non. Una riflessione sulla società della comunicazione che esalta l’individualità e che ha come rischio quello di portare a legami inconsistenti, indecifrabili e discontinui.

*Massimo Conte è un apprezzato sociologo indipendente. PhD in Sociologia e Ricerca Sociale.

Social Network revolution o ombra del Web, allucinazioni o miraggi condivisi non stop?

Certamente una revolution, simultaneamente necessarie X : ogni persona – direbbe De Kerckkove è non solo notizia ma produttore e regista del proprio self: il web potenzia la creatività latente soggettiva, compensa junghianamente la vita reale spesso frustrante, fattore umano interpersonale incluso. Elecro frienda, come noto a tutti su Facebook o altro, sono virtualmente… a portata di parola clic e chat 24 ore su 24….

Indubbiamente la vita virtuale è ormai una seconda natura, una seconda vita …. dipende dagli avatar umani però, ottimizzarlo come potenziamento, simulazione esperimento, cuberspazio immaginario della vita reale, un poco come gli addestramenti degli astronuati prima dei viaggi spaziali.

L’autore esplora, analizza, descrive, evidenzia effetti eclatanti e meno noti, sullo sfondo un background psicosociologico conoscitivo ampio, robusto e significativo: .S. Cook, R. Hardin (Russel Sage Foundation), Francis Fukuyama, Simmel e Garfinkel, gli italiani contemporanei Alessandro Cavalli e Loredana Sciolla, Ota De Leonardis ed Antonio Mutti, Vittorio Olgiati e Giangiacomo Bravo, Riccardo Prandini e Luigi Pellizzoni, Mario Diani e Massimo Pendenza, Arnaldo Bagnasco e Giuseppe Moro, Riccardo Prandini e Giovanna Vicarelli, Lucia Boccacin e Donatella Bramanti, Massimo Paci ed Alberto Tarozzi, Marco Ingrosso ed Alessandro Pizzorno.

Non ultimo , si citava De Kerckhove e la scuola infatti di McLuhan, non a caso, nel libro esplorazioni da parole medium messaggio (e logiche del senso conseguenti)… quali le tecnologie e i media, figurarsi Internet e i Social Network, come estensioni psichiche s-oggettive e transpersonali, decifrazioni dell’interfaccia Web Uomo contemporaneo, a secondo della dinamica Media caldi e-o freddi e così via,

Va da sè l’On LIne se non poi anche in certo modo attinente con l’off line, con la prassi reali dei contact più o meno alieni (o alienati..) nel web, appunto, a medio lungo termine plasma umani automatizzati, il web diventa nella migliore delle ipotesi mero sogno a occhi e wireless aperti…… Il chattismo prevalente ad esempio nella Rete, nei social network in particolare, genera stati d’animo ben precisi, un imprinting nuovo e rapidissimo, tra Fiducia e Tradimento nelle infinite interfaccia con altri avatar o comunque navigatori.

La velocità e la ritmica live favorisce anche sia errori semplicemente digitanti che equivoci amplificati, magari per una virgola il banner è costante…..

Figurarsi quando, come ogni giorno registrano le cronache, il focus dei social network si caratterizza per questioni politiche, erotiche,, affettive e bullismi vari, la guerriglia 3.’ dey cyberattivisti o degli Hackers guru e cult nel web (che poi magari vengono assunti dalle corporation o dai servizi segreti…). Non ultimo, la Rete come scenario della fraudolenza intenzionale.., come chiunque può verificare solo nella posta indesiderata e nel fenomeno stesso dello Spam, la Rete stessa come Pornocomunicazione e tutte le scatole cinesi attinenti…

In definitiva, non solo un saggio massmediologo, ma un vero e proprio lavoro di analisi esistenziale 3.0, psicologia di Internet , eccellente e di grandi potenzialità anche didattiche evolute, un master necessario per giornalisti… magari e cosiddetti addetti istituzionali o della Scuola contemporanea italiana, università incluse.

R.G.

Giovanni Sessa “La meraviglia del nulla”: la vita di Andrea Emo recensione di Luca Siniscalco

 

ARCH_GALLI_IMPERO_ANTIM_1bLibri. “La meraviglia del nulla”: la vita di Andrea Emo angelo prigioniero nel tempo

Pubblicato il 18 marzo 2014 da Luca Siniscalco

Categorie : Libri

Riscoprire lo stupore filosofico, l’entusiasmo delle Muse danzanti nel cerchio eternamente ritornante, la meraviglia dell’equilibrio sintonizzato con il respiro cosmico. É questo il profondo apporto sapienziale che avvolge lo spirito del lettore al termine del confronto con l’ultimo saggio di Giovanni Sessa, La meraviglia del nulla. L’opera svolge efficacemente un serrato confronto con il pensiero di un gigante della filosofia italiana novecentesca di cui il saggio diviene un rilancio culturale e un approfondito dialogo con gli studi scientifici relativi all’abissalità teoretica del pensatore, condotti da intellettuali quali Massimo Cacciari, Massimo Donà, Giulio Giorello e Romano Gasparotti.

Il volume delinea così un quadro complesso e articolato in cui il profilo biografico di Emo e la sua speculazione teoretica interloquiscono con il contesto culturale a lui coevo e persino con i giganti della tradizione filosofica occidentale, di cui il bibliofilo patavino fu attento e tragico esegeta. Un interprete tragico del pensiero in quanto pienamente inserito nella dimensione antidialettica della coincidentia oppositorum, ove l’Inizio viene pensato al di qua e insieme al di là dell’opposizione ontologica fra essere e nulla, essendo la seconda polarità «unasynthesis dialettica originaria in cui tutto ciò che è si rivela essere momento dialettico del nulla e ha i tratti di un bagliore improvviso che affascina» (p. 86). La dicotomia su cui l’intera teoresi occidentale ha edificato le proprie fondamenta viene così scalzata da una speculazione diretta al superamento della logica immunitaria del principio d’identità e di non contraddizione in un oltrepassamento di fatto della stessa Grundfrage, la domanda fondamentale heideggeriana «perché l’essere e non il nulla?». Fulcro di questa operazione è la coincidenza, in seno al pensiero emiano, di essere e nulla, in quanto, come notò Romano Gasparotti, «se è vero che non si può pensare l’origine… essa necessariamente va pensata come lo stesso negarsi in quanto tale… l’originario e immediato autonegarsi» (Note sul pensiero di A. Emo, in Andrea Emo, Quaderni di metafisica 1927/1981, Bompiani, Milano 2007, p. 1388). Essere e nulla non sono allora contrapposti, bensì co-implicati, in quanto «gli enti appaiono dal nulla, da quello specifico sfondo abissale che consente loro di ex-sistere, di star-fuori dal Principio, per poi, attraverso un ulteriore atto di negazione, farvi ritorno: ogni ente manifesta il ni-ente e, nel mondo, l’eternità rinasce con gli enti come effimera» (p. 86). La potenza del negativo è l’unica forza grazie a cui è possibile concepire la purezza del positivo: il nulla è il lavacro ove tutto sorge e scompare senza mai distaccarsi completamente dallo sfondo enigmatico originario. Sotto un profilo teologico, secondo considerazioni analoghe a quelle succitate, il cristianesimo tragico di Emo si fonda sull’interpretazione di Cristo come aletheia, disvelamento, in quanto Dio è il suo stesso annichilirsi, «per esistere e farsi presenza deve necessariamente negarsi» (p. 92). Un Dio che muore e disgrega se stesso sulla Croce per tutelare l’enigma cosmico, secondo una prospettiva per certi versi non dissimile dal pensiero teologico del poeta portoghese Teixeira de Pascoaes, per il quale «l’Universo è il cadavere di Dio, la statua fredda e inerte della Speranza» (Aforismi. Scelti da Màrio Cesariny, Edizioni ETS, Pisa 2010, p. 31). Un Dio che è sacrificio, dramma, redenzione nella contemplazione della propria stessa tragedia, in una prospettiva di immanenza trascendente tanto lontana dalla scuola del cattolicesimo neotomistico quanto prossima all’aura dell’inafferrabile Dioniso studiato da Nietzsche, Kerény, Evola, Colli e Daniélou.

L’itinerarium mentis in nihilum – potremmo dire, sulla scorta di Franco Volpi – assurge allora a percorso cardine dell’interesse metafisico di Andrea Emo, in una via solcata dall’esigenza di un confronto serrato con momenti speculativi fondamentali, dal pensiero sempre interrogante del neoplatonismo cristiano alla teologia negativa, dalla lettura di Bruno al Rinascimento e al Barocco, dalla riflessione di Leibniz al romanticismo di Schelling, dalla linea filosofica Schopenauer/Nietzsche, sino a un paradossale movimento speculativo che dalla dialettica dell’idealismo hegeliano si spinge sino al neoplatonismo plotiniano.

Sessa ravvisa inoltre importanti punti di contatto fra il pensiero di Emo e la riflessione ermeneutica di Pareyson, la dottrina non dualista del pensiero della Tradizione veicolato da Guénon, la tensione spirituale di Cristina Campo – amica del filosofo con il quale intrattenne un fitto e profondo scambio epistolare –, gli studi sull’immagine di Ananda Coomaraswamy e, infine, il transattualismo di Evola. Del Barone è certo, grazie a una testimonianza di Emo stesso del 1973, che il filosofo veneto possedesse La dottrina del risveglio e Il Mistero del Graal – acquistato addirittura due volte quest’ultimo. A fianco di tale curiosità biografica vi sono tuttavia elementi teoretici ben più rilevanti che inducono Sessa a stabilire un vettore filosofico comune ai due pensatori.

Maturate entrambe all’interno di un serrato confronto con i fondamenti della teoria di Gentile, le filosofie di Emo ed Evola si definiscono come teorie dell’archè, dell’Origine, disponendosi d’altra parte come posizioni in perenne colloquio con il futuro, nel legame con un pensiero mitopoietico, creatore e trasvalutativo. Filosofie nichiliste, quelle di Emo ed Evola, soltanto nella misura in cui l’ospite inquietante viene assunto consapevolmente in tutta la sua abissalità, come autentico peso più grande della modernità, in un’ottica costruttivamente trasvalutativa, tuttavia, che «non fa della nullificazione il punto d’arrivo, ma il realistico punto di partenza di un percorso esistenziale che, muovendo dal limite della necessità, sotto la spinta dell’inquietudo prodotta dalla meraviglia del mondo induce le fasi originarie di un processo di ascesi individuale che ha i tratti della grecametànoia, di un radicale cambiamento di cuore» (p. 143). Essere uomini è allora non un dato, bensì un compito ed una possibilità, realizzabile nel momento supremo della decisione, nell’attimo che,  squarciando il tempo e ripristinando l’Origine, sperimenta aion, l’Eterno, coincidente per Emo con il ni-ente, l’indeterminato al di là di ogni ente. A fronte dell’accettazione tragica dell’illusorietà del mondo, Emo propone una giustificazione estetica fondata sul lasciar apparire, sul disvelamento della natura cosmica e sulla cura, heideggerianamente intesa, della medesima, secondo linee simili alle considerazioni del giovane Evola dadaista, homo faber creatore di mondi.

In entrambi i filosofi centrale è la dottrina della potenza, che secondo Evola fonda l’esistenza dell’Io invertendo il detto cartesiano  – giacché è vero che sum ergo cogito (è la presenza della potenza del sé a fornire la certezza dell’esistenza e del pensiero), non viceversa – e che nella prospettiva di Emo include l’identità di energia, potenza e azione, percepibile nella pura presenza. Se per Sessa è inCavalcare la tigre che Evola perviene alle sue conclusioni filosofiche più interessanti, è proprio nella teorizzazione di una Nuova Oggettività, grazie a cui l’uomo differenziato abbandoni le scorie soggettiviste nella dimensione totalizzante della trascendenza, che si può cogliere la comunanza più intima fra i due teorici di un pensiero della presenza, capace di riconoscere nel qui e ora la completezza/assolutezza del reale, della natura-cosmo.

Come non cogliere poi profonde affinità elettive politiche e, soprattutto, metapolitiche, fra i due intellettuali? Entrambi furono antimoderni, rivoluzionari conservatori, antidemocratici, fautori di una feroce critica, aristocraticamente concepita, alla degenerazione dell’Occidente, fondata su una precisa disamina del dispiegarsi storico – sebbene spesso interpretato secondo chiavi ermeneutiche eterogenee, almeno in merito a certi fenomeni.

Anche sul piano della filosofia dell’arte è possibile ravvisare interessanti parallelismi fra le tesi di Emo e quelle di Evola nel momento in cui quest’ultimo, in un solco di continuità teorica con la premessa dadaista della propria giovinezza, giunge nella maturità alla piena consapevolezza della crisi dell’arte astratta e ad una comprensione del significato autentico di quella tradizionale. Così, per Emo la più alta vetta di astrazione si sarebbe già compiuta nel realismo classico, che diede voce all’invisibile mediante la raffigurazione del visibile che ne è maschera. In essa il domandare essenziale intorno all’Origine era autentico e scisso da ogni interesse gnoseologico razionalmente concepito, affermatosi invece successivamente nelle teorie estetiche a partire dal XVII secolo. «La libertà dell’arte si manifesta nel suo essere un creare-dal-nulla, all’interno del quale… al nulla si conferisce forma» (p.179). Connesse sim-paticamente al divino, le immagini antiche possiedono in se stesse la negazione originaria e pertanto hanno natura iconoclasta, in opposizione alle raffigurazioni reificate ed idolatriche sorte a partire dal Seicento e culminate nella nostra contemporaneità 2.0.

La riflessione sulla natura sferica della temporalità completa una speculazione teoretica in grado di sfidare i dogmi moderni e la perdita d’anima da parte dell’Europa contemporanea.

Suggella il saggio un prezioso inedito: il Quaderno n. 122 1951 13-XI, intitolato dall’autore del saggio emiano L’eternità si può amare solo sotto forma di presenza. Il vigore stilistico e l’acume teoretico che lo caratterizzano offrono un ottimo assaggio delle trentottomila pagine del corpusemiano, distribuito in trecentonovantotto quadernoni da computisteria rimasti inediti sino alla morte di questo Socrate novecentesco. Tanto da questo corpo a corpo con la scrittura quanto dall’analisi di Sessa, Emo emerge quale pensatore aristocraticamente imperdonabile – secondo la categoria filosofica coniata da Cristina Campo –, nietzscheanamente postumo a sé stesso, un intellettuale di statura europea, inserito nel contesto culturale del fervore idealistico promosso da Gentile, maestro dello stesso giovane Emo, ma insieme figura radicalmente solitaria, tanto per il piglio esistenziale quanto per l’originalità dei contenuti proposti. Un’intelligenza scomoda, quella di Emo, che Sessa riscopre con acuta penetrazione ermeneutica, riportando alla luce un autentico amante della sapienza, un filosofo che, per dirla con Nicolàs Gòmez Dàvila (In margine a un testo implicito, Adelphi, Milano 2009, p. 24), «non è portavoce della sua epoca, ma angelo prigioniero nel tempo».

*Giovanni Sessa, La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo, introduzione di Romano Gasparotti, con un inedito di Andrea Emo, Edizioni Bietti, Milano 2014, pp. 417, € 22,00

@barbadilloit

A cura di Luca Siniscalco

Marcello Veneziani al Salone del libro di Torino: L’Anima, il Bene e i Nuovi Valori

IL GIORNALE

*di Luigi Mascheroni

Il problema è che abbiamo perso il senso della realtà. È qui che nasce il disagio del nostro tempo, è qui l’origine della crisi economica, politica, civile e culturale che investe la contemporaneità: non vediamo la realtà delle cose.

L’alta finanza non vede le esigenze del lavoro e non conosce il valore dei beni tangibili. I politici non vedono come vivono veramente le persone che governano. Il feticismo hi-tech ha creato un diaframma tra noi e la realtà… Ecco. Per ritrovare le realtà delle cose, e provare a trovare le soluzioni ai problemi che investono economia, politica e società, Marcello Veneziani propone di ritrovare lo stretto rapporto tra Anima e corpo, come si intitola il nuovo libro Mondadori che presenterà venerdì al Salone di Torino. Sottotitolo: Viaggio nel cuore della vita.
«Infatti -ci dice- è una riflessione sull’anima nel tempo in cui l’anima sembra sparita o serve giusto nelle pseudo religioni fatte dai guru: è possibile – mi chiedo – ripensare a un incontro tra anima e corpo? È da lì che si deve ripartire, per affrontare tutto il resto»

Da un po’ di tempo ti occupi meno di temi storico-politici e più di quelli esistenziali.
«Sì preferisco interrogarmi su quanto sia importante il senso religioso, della patria, della famiglia, e ora dell’anima, proseguendo questo filone polemicamente antipolitico. Perché? Perché in politica c’è sempre meno da dire».
Ma c’è molto da fare. Al Salone il tema centrale quest’anno è il Bene. In una tua personale agenda morale e culturale, quali sono le cose più urgenti da fare bene, oggi?
«Innanzitutto liberarsi dalla gabbia dell’egoismo, dell’Io, liberarsi dall’idea che tutto debba passare dai nostri interessi e tornaconti personali, per ripartire da qualcosa che prescinda dalla condizione di scontro fra egoismi uno contro l’altro armati, da cui può derivare solo odio sociale. Bisogna vincere questo nuovo ateismo del “Dio-Io” e spingersi oltre, per ricostruire nuove forme di legami comunitari: sia recuperando ciò che oggi resta della famiglia sia, in forma più estesa, l’idea di una comunità nazionale».

Si parla tanto di crisi economica e dei valori. Oggi si legge tutto all’insegna della negatività, del catastrofismo, della rabbia. Ma c’è anche del Bene, attorno a noi. Tu, dove lo vedi?
«In ogni tentativo di far nascere le cose, di costruire, di progettare, di creare legami e unioni… Il bene è il contrario di ciò che fa deperire, che separa, che divide, che fa morire le idee, i rapporti, la società, l’ambiente… Purtroppo però, più che la forza di costruire, sia nella politica sia nella vita di tutti i giorni, vedo prevalere rabbia e distruzione».

Tutto colpa della crisi economica che impoverisce i corpi e le anime, rendendoli più aggressivi e aridi?
«No, tutta colpa della convinzione che ci si possa risollevare soltanto riuscendo a risolvere il problema economico. Invece o riusciamo a confrontarci con qualcosa che è superiore all’economia, oppure non ci risolleveremo noi, né si risolleverà l’economia».

Il Bene applicato a una parola chiave: democrazia. Cosa fa bene alla democrazia?
«La partecipazione e la decisione. Io non credo a un popolo davvero sovrano. Credo a un governo nell’interesse del popolo. Non credo alle forme di democrazia diretta, ma a un bene comune rispetto agli interessi particolari, di partito… La vera democrazia è collegare la partecipazione all’idea di bene comune, con la responsabilità di chi prende le decisioni – chi ci governa – di rispondere di tutte le scelte del comando».

E l’Europa: è un bene o un male?
«In via di principio è un bene, ma nella realtà… L’Europa dovrebbe essere una coalizione sinfonica di diversità che si mettono insieme su principi, radici e interessi comuni, per affrontare insieme i grandi problemi come l’immigrazione, l’assalto dei mercati dell’Est, i progetti comunitari… Se fa questo, l’Europa è un bene. Se invece l’Europa resta un’astrazione tecnico-contabile che ci dice cosa dobbiamo e cosa non dobbiamo fare, allora non è più un bene comune, ma diventa un male, qualcosa di oppressivo, come infatti l’Europa è percepita da moltissimi cittadini».

La Rete e le nuove tecnologie, dall’uso ossessivo degli smart phone agli e-book, fanno bene?
«Fanno bene perché credo a una comunicazione fondata sul “politeismo”: più media ci sono, dalla tv a Twitter, meglio è: ogni volta che si perde un pezzo di questi flussi ci impoveriamo tutti. Fanno male se l’uso che se ne fa non è critico: Rete e nuove tecnologie sono formidabili strumenti di formazione e conoscenza, quindi sono un bene enorme, ma a rischio di diventare un male mostruoso se divengono uno strumento per manipolare e falsificare la realtà attraverso l’insulto, la rabbia, la menzogna. La Rete è uno straordinario fattore di crescita, ma può avere effetti deleteri sulla democrazia».

Quando?
«Quando passa la convinzione che duecento haters, ignoranti e anonimi, esprimono la sensibilità di un Paese».

A proposito del Salone del Libro, cosa fa bene alla conoscenza e alla Cultura? Il libro non sta bene. Cosa si può fare?
«È vero, i dati sono sconsolanti: non solo siamo di fronte a una perdita quantitativa, perché la gente per mancanza di tempo e di denaro legge sempre meno, ma assistiamo anche una perdita qualitativa, perché di libri davvero importanti se ne vedono di rado… Cosa fare? Promuovere il libro in tutti i modi e le occasioni possibili, sfruttando spazi e tempi morti, facendo uscire la letteratura dall’idea “sacra”, e sbagliata, che si possa leggere solo quando si è a casa, in silenzio, tranquilli. No, si deve leggere in tram, in coda, sfruttando i mille tempi morti della giornata».

L’assessore alla cultura della Calabria ha proposto uno sconto di pena ai detenuti che in carcere leggono.
«Eccellente. Anche se io sono per una proposta opposta. Mandare in carcere chi non legge. Soprattutto chi ha responsabilità di governo».